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Crociere, l’Italia domina la costruzione navale e rilancia l’economia dei porti

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Fincantieri guida il mercato mondiale con il 56% degli ordini di nuove navi. I cantieri italiani conquistano il 57% delle commesse fino al 2039, mentre il porto di Civitavecchia genera 1,5 miliardi di euro per il Lazio.

L’Italia costruisce le navi da crociera del futuro e raccoglie una parte importante dei benefici economici del turismo marittimo. Da una parte il primato mondiale della cantieristica nazionale, trainata da Fincantieri; dall’altra l’impatto crescente degli scali sulle economie locali, come dimostra il caso di Civitavecchia, porta d’accesso privilegiata alla Capitale.

Due studi, dedicati rispettivamente alla produzione navale e alla movimentazione crocieristica, fotografano un settore che va ben oltre la vacanza a bordo. Dietro ogni nave ci sono progettazione, industria, tecnologia e occupazione; dietro ogni scalo, una rete di alberghi, ristoranti, trasporti, commercio e servizi turistici.

 

Il primato italiano nei nuovi ordini

Il 57% degli ordini mondiali di navi da crociera con consegne previste tra il 2026 e il 2039 è destinato ai cantieri italiani. È il dato più significativo dello studio di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), anticipato dal Sole 24 Ore, che attribuisce al nostro Paese anche il 54,4% del valore economico delle navi ordinate.

La posizione italiana appare particolarmente solida rispetto ai principali concorrenti europei. La Germania raccoglie il 19% degli ordini, la Francia il 14%, mentre il restante 10% è distribuito tra gli altri Paesi.

Non si tratta soltanto di una questione di dimensioni. Le navi da crociera richiedono competenze industriali molto specializzate, capacità ingegneristiche, tecnologie avanzate e un elevato livello di personalizzazione. Un mercato nel quale la cantieristica europea, e soprattutto italiana, continua a conservare un vantaggio competitivo.

 

Fincantieri, il gigante che guida il settore

A trainare il risultato nazionale è Fincantieri, gruppo con sede centrale a Trieste, al quale fa capo il 56% degli ordini globali di nuove navi da crociera previsti nel periodo considerato. Un ulteriore 1% è attribuito ai cantieri genovesi T. Mariotti, completando la quota italiana.

Sul fronte internazionale, il gruppo tedesco Meyer Werft si colloca al secondo posto, con una quota complessiva del 19%, suddivisa tra i cantieri tedeschi e quelli finlandesi di Turku. Seguono i francesi di Chantiers de l’Atlantique, con il 14%.

Il rapporto di CDP evidenzia inoltre la consistenza dell’intero comparto nazionale: 451 imprese navalmeccaniche, escludendo la nautica da diporto, e un fatturato complessivo di 7,9 miliardi di euro.

Un sistema produttivo che non si esaurisce nei grandi stabilimenti. La costruzione di navi e strutture galleggianti genera infatti circa 1,7 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 36% dei 4,8 miliardi attribuiti alla filiera. Gli altri comparti, dalla progettazione alla componentistica, fino alla logistica e ai servizi successivi alla consegna, contribuiscono per oltre 3 miliardi.

 

L’Asia produce più navi, l’Europa punta sulla specializzazione

Il primato italiano riguarda specificamente le navi da crociera, non l’intera industria mondiale della costruzione navale.

In termini di volumi complessivi, infatti, il baricentro produttivo è ormai saldamente in Asia. La Cina realizza oltre la metà della produzione mondiale e concentra circa il 60% degli ordini, seguita da Corea del Sud e Giappone. L’Europa, secondo i dati aggiornati al 2025, rappresenta soltanto il 3% circa della produzione navale globale.

La differenza sta nella specializzazione. Il segmento delle navi passeggeri, comprendente crociere e traghetti, pesa per poco più del 2% della produzione mondiale, ma richiede lavorazioni complesse e genera un valore economico elevato.

Per l’Italia questo comparto rappresenta circa il 75% dell’export navalmeccanico e una quota del 20% del mercato globale delle navi passeggeri. Per la Francia i valori corrispondenti sono il 64% e il 12%, mentre la Germania conserva una presenza più diversificata, anche nelle unità cargo di minori dimensioni.

 

Porto di Civitavecchia

Navi da crociera ormeggiate nel porto di Civitavecchia, importante punto di accesso per il turismo diretto a Roma e nel Lazio.

Civitavecchia, dalle crociere 1,5 miliardi di euro per il Lazio

Se la costruzione delle navi racconta la forza industriale italiana, l’attività dei porti rivela il peso economico del turismo crocieristico.

A Civitavecchia, principale scalo crocieristico di riferimento per Roma, il settore ha generato nel 2024 un impatto complessivo di 1,5 miliardi di euro sull’economia del Lazio, con un contributo al prodotto interno lordo regionale di 714 milioni di euro e quasi 11.000 posti di lavoro sostenuti.

I risultati emergono da Cruise Port Profile: Civitavecchia, lo studio realizzato da Oxford Economics per CLIA, l’associazione internazionale delle compagnie crocieristiche.

La spesa direttamente collegata alle attività portuali ha raggiunto un miliardo di euro. Di questi, 671 milioni provengono da passeggeri ed equipaggi, mentre 329 milioni sono riconducibili alle compagnie, tra diritti portuali, tasse, approvvigionamenti e manutenzioni.

A questa cifra si aggiungono 324 milioni di effetti indiretti nella rete dei fornitori e altri 187 milioni derivanti dai consumi dei lavoratori, fino a raggiungere l’impatto complessivo di 1,5 miliardi.

 

L’occupazione cresce anche lontano dalle banchine

Il contributo della crocieristica al territorio emerge con particolare chiarezza dai dati sull’occupazione.

Dei circa 10.920 posti di lavoro sostenuti dall’attività del porto, 7.440 sono diretti, 1.940 riguardano la catena dei fornitori e circa 1.540 dipendono dai consumi generati dai redditi dei lavoratori. I salari complessivi associati a questa attività ammontano a 322 milioni di euro.

A beneficiare maggiormente dei flussi sono accoglienza e ristorazione, che contano oltre 2.900 occupati e 122 milioni di contributo al Pil regionale. Seguono il commercio, con 1.902 posti, e le attività culturali e ricreative, con circa 1.750 occupati e 119 milioni di Pil.

La nave diventa così il punto di partenza di una catena economica molto più estesa, capace di coinvolgere imprese e professionisti anche lontano dalle infrastrutture portuali.

 

Roma moltiplica il valore degli scali

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le abitudini dei crocieristi prima e dopo il viaggio.

Il 54% dei passeggeri in turnaround, cioè coloro che iniziano o terminano la crociera a Civitavecchia, trascorre almeno una notte a Roma, con una permanenza media di 3,3 notti. Il 36% soggiorna anche in altre destinazioni italiane, con una media di 4,4 notti.

Il risultato è un effetto di moltiplicazione delle presenze turistiche: il porto non rappresenta soltanto un punto di imbarco o sbarco, ma alimenta soggiorni, escursioni e consumi in una rete più ampia di destinazioni.

Anche le differenze di spesa sono significative. I passeggeri in transito che raggiungono Roma spendono mediamente 229 euro a persona, contro gli 82 euro di chi rimane a Civitavecchia. Per i passeggeri in turnaround, considerando anche le spese nella Capitale, la cifra arriva a 395 euro per persona.

Tra le attrazioni più frequentate figurano il Colosseo, il Foro Romano, il Vaticano e il centro storico, oltre a Trastevere, via del Corso e Villa Borghese.

 

Civitavecchia beneficia direttamente dei flussi

L’impatto non riguarda soltanto Roma. Nella città portuale, passeggeri ed equipaggi hanno effettuato una spesa stimata in 158 milioni di euro, attivando 234 milioni di produzione economica complessiva, 122 milioni di Pil e quasi 2.000 posti di lavoro.

Il commercio al dettaglio assorbe il 27% della spesa locale, seguito da ristorazione, con il 23%, e trasporti, con il 18%.

Anche i pernottamenti contribuiscono all’economia cittadina. Tra i crocieristi che decidono di fermarsi a Civitavecchia, il 64% sceglie un hotel, mentre il 17% preferisce bed & breakfast o guest house, con un soggiorno medio di 1,4 notti.

Sono numeri che rafforzano il ruolo dello scalo come destinazione turistica, oltre che come infrastruttura di transito.

 

Gli americani guidano la domanda internazionale

Circa otto crocieristi su dieci provengono dall’estero. Gli Stati Uniti costituiscono il principale mercato di riferimento, davanti a Italia, Regno Unito, Canada, Francia e Germania.

Un altro elemento rilevante riguarda la capacità di intercettare nuovi visitatori. Il 63% dei passeggeri in transito e il 49% di quelli in turnaround si trovava a Civitavecchia per la prima volta.

La crocieristica diventa quindi anche uno strumento di promozione territoriale, capace di far conoscere destinazioni che potrebbero essere successivamente scelte per soggiorni più lunghi.

A favorire l’economia locale contribuisce inoltre una stagione relativamente estesa: da maggio a ottobre, il porto registra mediamente circa 450.000 visitatori al mese, con una distribuzione dei flussi più equilibrata rispetto ad altre aree del Mediterraneo.

 

La nave da crociera Carnival Dream in costruzione nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.

Dall’industria al turismo, una filiera strategica

La leadership di Fincantieri e il caso Civitavecchia raccontano due dimensioni complementari della stessa economia.

La prima è quella industriale, nella quale l’Italia conquista commesse internazionali grazie a tecnologia, competenze e capacità produttiva. La seconda è quella turistica, dove le navi sostengono una domanda che si distribuisce tra porti, città, strutture ricettive e servizi.

Per il sistema Italia, la sfida dei prossimi anni sarà consolidare entrambi i vantaggi: mantenere la competitività nella costruzione navale e aumentare la capacità dei territori di trasformare gli scali crocieristici in valore economico duraturo.

Un obiettivo che coinvolge non soltanto cantieri e armatori, ma anche imprese turistiche, amministrazioni locali e l’intera filiera dell’ospitalità.

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Agenzie di viaggi: torna il valore della relazione con il cliente

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Dal focus group Road to Bit di Torino emerge una categoria sotto pressione, ma ancora centrale quando servono consulenza, fiducia e responsabilità.

Le agenzie di viaggi vivono una fase complessa, stretta tra clienti sempre più informati, margini ridotti, fornitori meno reattivi e nuove tecnologie da integrare nel lavoro quotidiano. Ma proprio in questo scenario rivendicano con forza il proprio ruolo: non semplici intermediari, bensì consulenti capaci di orientare, proteggere e accompagnare il cliente nelle scelte più delicate.

È uno dei temi emersi nella tappa torinese di Road to Bit, il ciclo di focus group dedicato alla distribuzione turistica, organizzato da Bit Milano in collaborazione con L’Agenzia di Viaggi Magazine. Un confronto diretto con gli agenti di viaggi del territorio, chiamati a raccontare criticità, trasformazioni e prospettive della professione.

 

Il cliente arriva preparato, ma non sempre informato

Il primo cambiamento riguarda il rapporto con il viaggiatore. Sempre più spesso il cliente entra in agenzia convinto di conoscere già destinazioni, voli, hotel, prezzi e procedure. In realtà, spiegano gli agenti, molte informazioni raccolte online sono parziali, datate o non correttamente interpretate.

Il lavoro dell’agenzia diventa quindi anche un’attività di verifica, selezione e responsabilità. La differenza è sostanziale: se il cliente sbaglia una prenotazione online, può provare a rimediare; se l’errore lo commette l’agente, ne risponde professionalmente, economicamente e anche in termini di reputazione. In un mercato dominato dalle recensioni, basta un episodio negativo per compromettere anni di fiducia costruita con la clientela.

A rendere tutto più difficile ci sono le crisi internazionali, le variazioni improvvise delle regole di ingresso, le assicurazioni da aggiornare, la documentazione richiesta all’ultimo momento e mercati che possono cambiare direzione nel giro di pochi giorni. Per questo gli agenti sottolineano la necessità di restare sempre aggiornati e di non poter concedere spazio all’improvvisazione.

 

Domanda polarizzata e agenzie più consulenziali

Il cambiamento riguarda anche la capacità di spesa. Secondo gli operatori torinesi, il ceto medio si è assottigliato e la domanda tende a concentrarsi sempre più su due estremi: da una parte il prodotto molto economico, dall’altra la fascia alta, più interessante per chi punta su valore aggiunto, personalizzazione e marginalità.

Per intercettare questa clientela alcuni agenti hanno trasformato l’agenzia tradizionale in uno spazio più riservato, quasi un salotto del viaggio, dove si lavora su appuntamento e con un approccio molto consulenziale. L’obiettivo non è vendere un catalogo, ma costruire un progetto di viaggio, ascoltando esigenze, aspettative e timori del cliente.

Più divisivo, invece, il tema della flessibilità. Per alcuni è diventata indispensabile, perché l’instabilità geopolitica e climatica impone soluzioni modificabili e più protette. Per altri, però, un eccesso di flessibilità rischia di svalutare il prodotto e il lavoro stesso dell’agenzia, trasformando la consulenza in un servizio dato per scontato.

 

Fornitori più fragili, agenzie più esposte

Uno dei nodi più sentiti riguarda il rapporto con la filiera. Dopo la pandemia, secondo molti agenti, la qualità del servizio offerto da una parte dei fornitori è peggiorata. Le difficoltà riguardano compagnie aeree, hotel, servizi a terra e anche alcuni tour operator: meno personale, più disorganizzazione, risposte lente, competenze non sempre adeguate, linee telefoniche che cadono, ticket promessi e non inviati.

Il problema è che le inefficienze dei fornitori finiscono quasi sempre sul tavolo dell’agente di viaggi, che resta il primo referente agli occhi del cliente. Per questo qualcuno, provocatoriamente, sarebbe disposto a rinunciare a una parte dell’over-commission pur di avere interlocutori dedicati, preparati e realmente disponibili.

Il quadro, però, non è soltanto negativo. Proprio perché il livello medio di servizio si è abbassato, chi riesce a garantire attenzione, competenza e presenza viene percepito come ancora più prezioso. Il cliente che trova un agente capace di risolvere problemi, anticipare criticità e assisterlo davvero tende a restare fedele.

 

Il nodo della formazione e delle nuove leve

La categoria si interroga anche sul futuro della professione. La formazione dei nuovi agenti resta una delle sfide principali: non esiste un percorso strutturato e riconosciuto, mentre imparare davvero il mestiere richiede tempo, affiancamento e investimenti.

Molte agenzie formano giovani per due o tre anni, ma non sempre riescono a trattenerli. Alcuni lasciano il settore attratti da aziende che offrono smart working, stipendi più competitivi o percorsi percepiti come più moderni e remunerativi. Il travel, invece, resta un ambito complesso, con margini contenuti e ritmi intensi, dove spesso bisogna gestire più attività contemporaneamente: consulenza, preventivi, emergenze, documenti, pagamenti, modifiche e assistenza post vendita.

Il problema, secondo gli agenti torinesi, è anche narrativo. Il mestiere viene ancora raccontato poco e male. Per attrarre nuove generazioni non basta cercare personale: bisogna rendere più chiaro il valore professionale dell’agente di viaggi, la complessità delle sue competenze e le possibilità di crescita all’interno del settore.

 

I giovani clienti tornano quando il viaggio conta davvero

Se sul fronte delle nuove leve il problema resta aperto, qualcosa si muove invece tra i giovani viaggiatori. Gli agenti registrano un ritorno in agenzia per i viaggi importanti: liste nozze, viaggi di gruppo, itinerari complessi, destinazioni lontane o esperienze con budget rilevanti.

A riportare i clienti verso il punto vendita fisico contribuisce anche l’eccesso di informazioni online. La rete offre moltissimo, ma non sempre aiuta a scegliere. Recensioni contraddittorie, offerte poco chiare, condizioni da interpretare e promesse difficili da verificare spingono una parte dei viaggiatori a cercare una figura competente.

Conta anche la soglia psicologica del pagamento. Sopra cifre importanti, indicativamente tra i 2.000 e i 3.000 euro, molti clienti sono meno propensi a completare l’acquisto online senza un riferimento umano. In quel momento la fiducia torna centrale e la consulenza dell’agente diventa un elemento di sicurezza.

 

Territorio, istituzioni e abusivismo

Un altro tema emerso a Torino riguarda il rapporto con il territorio. Gli agenti si sentono spesso poco sostenuti dalle istituzioni, anche perché la categoria non viene percepita come politicamente rilevante. A pesare è anche il tema dell’abusivismo, indicato come una componente molto significativa del mercato e considerato difficile da affrontare sul piano politico.

Le associazioni di categoria, riconoscono gli operatori, hanno svolto un ruolo importante soprattutto dopo la pandemia. Resta però la sensazione che l’attenzione pubblica e mediatica si concentri quasi sempre sulle criticità, lasciando in secondo piano il contributo positivo delle agenzie.

Un esempio citato riguarda il ruolo svolto nei rimpatri gratuiti durante la crisi in Medio Oriente, un’attività di assistenza concreta che, secondo gli agenti, non ha ricevuto il rilievo che meritava. Da qui la richiesta di una comunicazione più efficace: da parte delle istituzioni e dei media, ma anche della categoria stessa.

 

Social e AI: strumenti utili, ma non sostitutivi

Sul digitale il giudizio è prudente. Gli agenti riconoscono che la presenza delle agenzie sui social frequentati dai giovani è ancora insufficiente. Allo stesso tempo, osservano una perdita di credibilità di molti contenuti online, spesso standardizzati, poco verificabili o generati dall’intelligenza artificiale.

L’AI, però, non viene respinta. Al contrario, molti operatori ammettono di utilizzarla già per velocizzare ricerche, sistemare testi, elaborare informazioni, creare mappe, organizzare dati o supportare attività amministrative. Se usata bene, con input corretti e controllo professionale, può ridurre tempi e carichi di lavoro.

Il punto è che l’intelligenza artificiale non elimina la responsabilità dell’agente. Può aiutare a produrre, ordinare e confrontare informazioni, ma non sostituisce esperienza, giudizio, relazione e capacità di interpretare il bisogno reale del cliente.

 

La consulenza come vero margine competitivo

Dal confronto torinese emerge quindi una categoria sotto pressione, ma non marginale. Anzi, proprio la complessità del mercato restituisce valore al ruolo dell’agente di viaggi. Quando la scelta è semplice e il budget ridotto, il fai da te online può sembrare sufficiente. Quando invece il viaggio è importante, costoso, articolato o emotivamente rilevante, la relazione personale torna a pesare.

La sfida sarà far riconoscere questo valore anche economicamente, superando l’idea che la consulenza sia gratuita o accessoria. Gli agenti chiedono più attenzione, più formazione, fornitori più affidabili e un racconto più corretto del loro lavoro.

Il futuro dell’agenzia non sembra quindi legato alla nostalgia del passato, ma alla capacità di trasformarsi in un presidio di fiducia: meno sportello generalista, più consulenza specializzata; meno semplice vendita, più accompagnamento; meno intermediazione invisibile, più responsabilità riconosciuta.

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Turismo estate 2026, l’Italia cresce grazie agli stranieri

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Secondo Federturismo Confindustria e Banca d’Italia aumentano arrivi, spesa e ricerche internazionali. Bene mare e città d’arte, mentre settembre rafforza la destagionalizzazione.

L’estate italiana conferma una tendenza ormai sempre più evidente: il peso dei turisti stranieri continua ad aumentare e diventa decisivo per la tenuta del settore. Nei mesi di luglio e agosto, secondo i dati del Centro Studi di Federturismo Confindustria e le ultime rilevazioni della Banca d’Italia, i visitatori provenienti dall’estero sono cresciuti dell’8,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un segnale importante per l’intera filiera turistica, perché il travel incoming, cioè i viaggiatori che arrivano in Italia dall’estero, genera valore non solo per alberghi e strutture ricettive, ma anche per ristorazione, trasporti, commercio, cultura, servizi e produzioni del Made in Italy.

 

I numeri confermano la forza dell’incoming

Il turismo resta uno dei motori dell’economia nazionale. Le analisi del Centro Studi Federturismo su dati Istat indicano, per il primo trimestre 2026, 23 milioni di arrivi, in crescita del 4,2%, e 71,6 milioni di presenze, in aumento del 7,5%. La componente estera sale del 12,3% e rappresenta il 54,6% del totale.

Anche il quadro economico conferma il ruolo strategico dei mercati internazionali. Nel 2025, secondo Banca d’Italia, la spesa dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese ha raggiunto i 56,7 miliardi di euro, con un avanzo della bilancia turistica di 22,7 miliardi, pari a circa l’1% del Pil.

Il trend positivo prosegue anche nel 2026: nella media del trimestre terminato ad aprile, le entrate turistiche sono cresciute del 4,4%. A maggio il saldo della bilancia dei pagamenti del settore ha registrato un avanzo di 2,7 miliardi di euro, mentre la spesa dei turisti stranieri in Italia ha toccato quota 5,4 miliardi.

 

Più voli cercati e più posti disponibili

La voglia di Italia si misura anche online. Le ricerche di voli verso il nostro Paese da parte dei viaggiatori stranieri sono aumentate del 26%, mentre la disponibilità di posti sui collegamenti diretti è salita del 14%. Un ritmo che, secondo l’analisi, risulta superiore a quello registrato dai principali competitor europei.

Il picco di attenzione si è visto anche in occasione di Ferragosto, quando le ricerche online hanno segnato un incremento del 17% rispetto all’estate 2025. Per operatori, compagnie e destinazioni è un dato rilevante: la domanda internazionale non solo resta alta, ma continua a cercare l’Italia anche nei periodi di massima concentrazione turistica.

 

Mare e città d’arte trainano l’estate

Sul fronte della ricettività, le località balneari si confermano protagoniste. Il tasso medio di occupazione si è attestato intorno all’82%, salendo all’85% nei giorni più vicini a Ferragosto.

Molto positiva anche la risposta delle città d’arte. Roma, Napoli e Venezia hanno registrato tassi di occupazione superiori all’80%, sostenuti soprattutto dagli arrivi da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. È una conferma della forza del prodotto Italia sui mercati internazionali: mare, cultura, enogastronomia, shopping e patrimonio storico continuano a comporre un’offerta difficilmente replicabile.

 

Settembre pesa di più nelle scelte di vacanza

Accanto al pieno dell’alta stagione, cresce il ruolo dei mesi di spalla, soprattutto settembre e giugno. È la destagionalizzazione, cioè la distribuzione dei flussi turistici oltre i picchi tradizionali di luglio e agosto.

Ad agosto sono partiti circa 16 milioni di italiani, ma aumenta il numero di chi sceglie di programmare le ferie a settembre. A spingere questa scelta contribuiscono tariffe più accessibili, località meno affollate e condizioni climatiche spesso più favorevoli rispetto alle settimane centrali dell’estate.

La conferma arriva dalle prenotazioni aeree, che per settembre registrano un incremento dell’8%. Le mete italiane più ricercate restano Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia, regioni che combinano mare, clima, paesaggio e ampia offerta ricettiva.

 

Dall’estero al lungo raggio: come cambiano le preferenze

Per gli italiani che scelgono vacanze fuori dai confini nazionali, le isole greche e le Baleari restano tra le destinazioni più amate. Il Mar Rosso mostra segnali di ripresa, mentre crescono i Paesi del Nord Europa e alcune mete di lungo raggio come Giappone, Cina e Sud America.

Il caldo intenso ha contribuito anche al ritorno della montagna come alternativa estiva. Quasi 8 milioni di italiani hanno scelto località alpine o appenniniche, con il Trentino-Alto Adige in testa. Bene anche il comparto crocieristico, indicato in crescita da oltre il 10% degli operatori rispetto ai pacchetti tradizionali.

 

Il ministro Mazzi: turismo pilastro dell’economia italiana

Sui dati della Banca d’Italia è intervenuto anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, definendo il turismo «una vera e propria industria e un pilastro per l’economia nazionale».

Il ministro ha sottolineato in particolare la crescita della spesa dei turisti provenienti dai Paesi dell’Unione europea, aumentata del 4,1%, e l’incremento del 2,3% dei flussi in entrata nei primi cinque mesi del 2026. Per Mazzi, questi risultati confermano l’efficacia delle strategie di destagionalizzazione e di promozione sui mercati di prossimità, cioè quelli geograficamente più vicini all’Italia.

L’obiettivo, secondo il ministero, è trasformare questa crescita in un risultato stabile, puntando su un’offerta più qualificata, sostenibile e distribuita in modo più equilibrato sul territorio.

 

La sfida: crescere senza concentrare troppo i flussi

Il quadro dell’estate 2026 è positivo, ma apre anche una riflessione sulla gestione futura della domanda. L’aumento dei turisti stranieri, il rafforzamento dei collegamenti e la crescita della spesa sono segnali importanti per l’economia italiana. Allo stesso tempo, rendono ancora più urgente lavorare su destagionalizzazione, sostenibilità, qualità dell’offerta e distribuzione dei flussi.

Per il turismo italiano, la vera sfida non sarà soltanto attirare più visitatori, ma accompagnarli verso territori, periodi e prodotti diversi. Mare e città d’arte restano centrali, ma il potenziale di crescita passa anche da borghi, montagna, aree interne, esperienze culturali, enogastronomia e turismo lento.

L’estate italiana parla sempre più internazionale. Ora il compito del sistema turistico è trasformare questa domanda in valore duraturo per imprese, territori e comunità locali.

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The Whale: in Norvegia il nuovo museo con vista sulle balene

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Aprirà nel giugno 2027 ad Andenes, nell’arcipelago delle Vesterålen: un centro esperienziale tra architettura, scienza e osservazione dei grandi cetacei.

Un museo affacciato sull’oceano, con un tetto panoramico percorribile e la possibilità, nelle giornate fortunate, di scorgere le balene al largo. Si chiamerà The Whale e aprirà al pubblico il 4 giugno 2027 ad Andenes, piccolo centro della Norvegia settentrionale già noto per l’osservazione dei cetacei.

La località si trova all’estremità nord dell’isola di Andøya, nell’arcipelago delle Vesterålen, in una zona compresa idealmente tra le Lofoten e Tromsø, circa 300 chilometri a nord del Circolo Polare Artico. Per i viaggiatori italiani, è una destinazione da inserire in un itinerario più ampio nel Nord della Norvegia, raggiungibile con voli interni e collegamenti su strada, mare o bus verso le Vesterålen.

 

Un’architettura che nasce dal paesaggio

Il progetto porta la firma dell’architetta danese Dorte Mandrup, scelta per realizzare un edificio capace di dialogare con la costa rocciosa, l’oceano e le grandi distese del Nord. La forma concava della struttura sembra emergere dal terreno, con linee morbide e materiali pensati per inserirsi nel paesaggio senza imporsi.

L’elemento più scenografico sarà il tetto accessibile al pubblico, concepito come una grande terrazza naturale. Da qui i visitatori potranno guardare verso il mare aperto e, con un po’ di fortuna, osservare in lontananza i passaggi delle balene. L’idea non è soltanto costruire un museo “sulle” balene, ma creare un luogo in cui il racconto dei cetacei sia sempre collegato all’ambiente reale in cui vivono.

 

Scienza, arte e racconto in un unico percorso

The Whale sarà un centro di conoscenza ed esperienza dedicato alle balene, all’oceano e al rapporto tra uomo e mondo marino. Il percorso interno punterà a superare la formula tradizionale del museo naturalistico, unendo scienza, arte, storytelling, suono e architettura.

Al centro dell’allestimento è prevista una grande installazione dedicata alla balena, pensata per far comprendere dimensioni, comportamenti e complessità di questi animali. Il visitatore sarà accompagnato in un viaggio che toccherà comunicazione, cooperazione, cura dei piccoli, migrazioni e rapporto con l’ecosistema marino.

Il museo proporrà anche sculture in legno a grandezza naturale di orche, grandi cetacei spesso associati all’immaginario delle balene e note in inglese come killer whale, raffigurate mentre emergono dalla superficie. A queste si aggiungerà una galleria dedicata alle circa 90 specie di cetacei oggi conosciute, insieme a un’area specifica riservata all’anatomia, per avvicinare il pubblico alla struttura e al funzionamento del corpo di questi grandi mammiferi marini.

 

Il canto delle balene e l’esperienza immersiva

Uno degli ambienti più suggestivi sarà dedicato ai suoni dei cetacei. In uno spazio pensato per evocare le profondità marine, i visitatori potranno ascoltare il cosiddetto canto delle balene, cioè l’insieme di vocalizzazioni e segnali acustici utilizzati da alcune specie per comunicare, orientarsi e interagire.

L’obiettivo è trasformare la visita in un’esperienza sensoriale, non solo informativa. The Whale vuole infatti avvicinare il pubblico alla vita nascosta degli oceani, facendo percepire la distanza ma anche la sorprendente vicinanza tra il comportamento delle balene e alcune dinamiche della vita umana.

 

Andenes, capitale norvegese del whale watching

La scelta di Andenes non è casuale. Le Vesterålen sono considerate una delle aree più importanti della Norvegia per il whale watching, grazie alla vicinanza alla piattaforma continentale e alla possibilità di avvistare cetacei in diversi periodi dell’anno.

In questa parte del Paese, il viaggio può combinare la visita al nuovo museo con safari marini, escursioni costiere, trekking, paesaggi artici, villaggi di pescatori e, a seconda della stagione, fenomeni naturali come il sole di mezzanotte o l’aurora boreale.

The Whale nasce proprio con questa ambizione: diventare non solo un’attrazione culturale, ma anche un nuovo motivo di viaggio verso le Vesterålen, rafforzando il legame tra turismo, natura e conoscenza scientifica.

 

Memoria della caccia baleniera e tutela dell’oceano

Il racconto del museo non eviterà i passaggi più difficili della storia. Una parte del percorso sarà dedicata agli effetti della caccia baleniera industriale e agli sforzi compiuti nel tempo per proteggere le specie minacciate e gli ecosistemi marini.

L’approccio sarà quindi insieme divulgativo ed educativo: non solo meraviglia davanti alla grandezza delle balene, ma anche consapevolezza del ruolo che l’uomo ha avuto, e continua ad avere, nella salvaguardia degli oceani.

 

 

Biglietti e apertura

L’apertura al pubblico è prevista per il 4 giugno 2027. La vendita dei biglietti dovrebbe partire nell’autunno 2026, con tariffe adulti annunciate a partire da 540 corone norvegesi, circa 49 euro.

Con The Whale, la Norvegia aggiunge una nuova attrazione di forte impatto al proprio patrimonio naturalistico e culturale. Un museo da vivere non come semplice tappa al chiuso, ma come parte di un’esperienza più ampia: guardare il mare, ascoltare le balene, capire il loro mondo e riscoprire il rapporto profondo tra esseri umani e oceano.

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Le agenzie di viaggio online valgono ormai un quinto delle prenotazioni negli Usa

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Le Ota (online travel agency) superano quota 100 miliardi di dollari. Ma tra canali diretti, voli e intelligenza artificiale, il modello cambia.

Il mercato delle online travel agency negli Stati Uniti continua a crescere, ma entra in una fase più matura. Nel 2025 le Ota, cioè le agenzie di viaggio online, hanno superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi di dollari di prenotazioni lorde, ovvero il valore complessivo delle transazioni generate. Secondo il rapporto U.S. Online Travel Agency Market Essentials 2026 di Phocuswright, il valore generato dalle agenzie online è aumentato del 4%, arrivando a 100,3 miliardi di dollari.

Oggi le Ota rappresentano circa un quinto del valore complessivo delle prenotazioni di viaggio negli Usa. La quota dovrebbe salire al 21% entro il 2028, confermando una crescita ancora positiva, ma meno veloce rispetto al rimbalzo seguito alla pandemia. Il mercato domestico si sta normalizzando e i fornitori, dalle compagnie aeree agli hotel, spingono sempre di più sui propri canali diretti, cioè siti e app ufficiali.

Il nodo dei voli: le compagnie vincono sul diretto

Il segmento più delicato resta il trasporto aereo. Negli Stati Uniti solo il 13% dei ricavi online delle compagnie aeree passa oggi attraverso una Ota. Anche il peso dei voli sul totale delle prenotazioni lorde delle agenzie online è sceso al 20%.

I viaggiatori scelgono sempre più spesso siti e app dei vettori, attratti da programmi fedeltà, tariffe dedicate, gestione più semplice della prenotazione e accesso diretto ai servizi ancillari, come bagagli, scelta del posto, assicurazioni o altri extra a pagamento. Per le Ota questo significa dover investire sui comparti dove il loro ruolo resta più forte, a partire dall’hôtellerie, cioè il comparto alberghiero.

Per Expedia Group, ad esempio, l’alloggio ha rappresentato nel 2025 circa l’80% dei ricavi mondiali. A fine anno il gruppo offriva circa 3,6 milioni di strutture, tra hotel e sistemazioni alternative distribuite anche attraverso Vrbo e altri marchi.

Hotel, pacchetti e servizi: dove si gioca la partita

Per difendere margini e centralità, le agenzie online puntano sempre di più su pacchetti dinamici, cioè combinazioni personalizzate di hotel, voli, auto, assicurazioni e attività costruite al momento della prenotazione. L’obiettivo è aumentare il valore medio di ogni pratica, rafforzare la fidelizzazione e ridurre la dipendenza da singole transazioni.

Il confronto non si gioca più solo sul prezzo. Le Ota devono offrire un ecosistema di servizi: assistenza, scelta ampia, personalizzazione, facilità d’uso e affidabilità. Questo vale soprattutto negli hotel, dove la frammentazione dell’offerta e la presenza di molte strutture indipendenti continuano a rendere le piattaforme un canale essenziale per intercettare clientela internazionale.

L’intelligenza artificiale cambia la ricerca di viaggio

L’IA, o intelligenza artificiale, è una grande opportunità, ma anche una potenziale minaccia. Le Ota la utilizzano già per personalizzare i risultati, migliorare l’assistenza, proporre itinerari, aumentare la conversione, cioè il passaggio dalla ricerca online alla prenotazione effettiva, e suggerire servizi aggiuntivi durante il processo di acquisto.

La diffusione degli assistenti generativi, strumenti di intelligenza artificiale capaci di rispondere, consigliare e costruire itinerari, può però aprire una nuova fase. Soluzioni come ChatGPT e Gemini potrebbero diventare il primo punto di accesso alla ricerca e alla pianificazione del viaggio, riducendo il traffico diretto verso le piattaforme tradizionali.

Per ora, in Europa, le Ota mantengono un ruolo forte nella fase di ispirazione e confronto. Una ricerca Phocuswright condotta nel Regno Unito, in Francia e in Germania segnala che le agenzie online hanno superato i motori di ricerca generalisti come principale risorsa digitale per informarsi sulle diverse componenti del viaggio.

Europa più stabile e più concentrata

Il confronto con l’Europa mostra dinamiche diverse. Nel Regno Unito la crescita annua delle prenotazioni Ota, arrivata al 27% nel 2023, è scesa al 3% nel 2025 e dovrebbe restare su valori contenuti almeno fino al 2029.

Il mercato britannico è molto concentrato: Booking Holdings vale il 44% delle prenotazioni lorde Ota, Trainline il 23% ed Expedia Group il 16%. Nell’hôtellerie il canale diretto e quello intermediato, cioè gestito attraverso agenzie online, agenzie tradizionali o altri intermediari, restano invece vicini, con quote rispettivamente intorno al 35% e al 32% nel 2025.

A livello europeo più ampio, le prenotazioni Ota continuano a crescere in valore assoluto, ma la loro quota complessiva sarebbe scesa dal 22% del 2023 al 19% nel 2025. Nel frattempo recuperano spazio le agenzie tradizionali e si consolidano le vendite dirette dei fornitori.

Non una crisi, ma un cambio di modello

Il quadro non racconta una crisi delle Ota, ma una trasformazione. Nei voli, il vantaggio dei canali diretti appare ormai difficile da contrastare. Negli hotel, invece, le piattaforme restano centrali perché mettono ordine in un’offerta ampia, frammentata e globale.

La sfida sarà dimostrare un valore aggiunto oltre il confronto dei prezzi. Assistenza, programmi fedeltà, combinazione dei servizi, personalizzazione e affidabilità diventeranno gli elementi decisivi per misurare la tenuta dell’intermediazione online, cioè il ruolo delle piattaforme digitali tra viaggiatore e fornitore del servizio.

Le Ota continuano quindi a pesare molto sul travel americano ed europeo. Ma per crescere ancora dovranno essere meno semplici vetrine di prenotazione e sempre più piattaforme capaci di accompagnare il viaggiatore in tutte le fasi del viaggio.

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Sea Stories Festival di Genova: TravelDesk è Main Sponsor della decima edizione

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Debutto ufficiale della nuova identità del Gruppo: TravelDesk, FieschiTravel e TravelDesk Events si sono presentati al mercato in una serata-evento dedicata a clienti, partner e collaboratori.

 

In questo articolo, la sintesi con foto della serata-evento di presentazione svoltasi il 25 giugno scorso a Genova.

TravelDesk è Main Sponsor della decima edizione del Sea Stories Festival, la rassegna ideata e diretta da Igor Chierici che da dieci anni trasforma l’Isola delle Chiatte del Porto Antico di Genova in un suggestivo teatro sospeso sul mare.

Un Festival che intreccia teatro, musica e letteratura marinaresca e che, nel corso del tempo, è diventato uno degli appuntamenti culturali più originali dell’estate genovese.

La sponsorship rappresenta una scelta naturale per TravelDesk, realtà che ha costruito una parte importante della propria identità nel Marine Travel, settore in cui da anni affianca compagnie di navigazione e operatori marittimi nella gestione della mobilità degli equipaggi.

La collaborazione con il Sea Stories Festival è stata per TravelDesk anche l’occasione per organizzare una serata esclusiva dedicata ai propri clienti, partner e collaboratori. Dopo un aperitivo al Banano Tsunami, iconica location nel Porto Antico, gli ospiti hanno assistito a una rappresentazione privata dello spettacolo Gli incredibili racconti e avventure in mezzo al mare, messo in scena da Igor Chierici e dalla sua compagnia sull’Isola delle Chiatte.

L’evento ha assunto inoltre un valore simbolico per l’azienda, segnando la presentazione ufficiale della nuova architettura del brand, oggi articolata in tre specializzazioni complementari: TravelDesk, dedicata al business e marine travel, FieschiTravel, dedicata a viaggi e vacanze, e TravelDesk Events, focalizzata su eventi e live communication.

Tre marchi distinti, un’unica squadra e una visione condivisa, pensata per rispondere con competenze sempre più specialistiche alle esigenze di aziende e viaggiatori.

«Sostenere il Sea Stories Festival significa valorizzare un progetto che racconta il mare attraverso la cultura, in una città come Genova dove il mare è parte integrante della nostra identità», commenta Brenda Debiasio Romeo, Marketing Manager di TravelDesk. «Per noi è stato anche il contesto ideale per condividere con clienti, partner e collaboratori il percorso di evoluzione che stiamo vivendo. Una crescita che ci porta oggi a presentarci con tre brand specializzati, mantenendo però gli stessi valori che ci accompagnano da sempre: competenza, affidabilità e attenzione al cliente».

Con questa iniziativa TravelDesk conferma il proprio impegno nel sostenere progetti capaci di creare valore per il territorio e rafforzare il dialogo tra impresa, cultura e comunità, contribuendo alla valorizzazione di un patrimonio che appartiene tanto alla città quanto al mondo del mare.

TravelDesk

Fondata nel 1991 a Genova con il nome originario di Matitone Travel, TravelDesk è un’agenzia specializzata in business travel ed eventi. La sua mission è contribuire al miglioramento della produttività e al raggiungimento degli obiettivi delle aziende clienti, fornendo le strategie più efficaci perottimizzare i viaggi del personale e organizzare eventi di successo. Oggi vanta un team di oltre 40 professionisti distribuiti tra le sedi di Genova e Milano, che operano in quattro aree di business (Corporate Travel, Marine Travel, Leisure Travel e MICE) e servono oltre 500 clienti corporate italiani e multinazionali di vari settori merceologici. Dal 2023 è parte di GlobalStar Travel Management, uno dei principali network di agenzie di corporate travel ed eventi al mondo, come rappresentante esclusivo per l’Italia. Nel giugno 2025 è entrata a fare parte di ESA Group, la principale realtà italiana indipendente nel settore dello ship management, presente in quattro Paesi (Italia, Malta, Romania e Filippine) con 19 società.

CONTATTI

Brenda Debiasio Romeo
Marketing & Event Manager
349-2679742
bdebiasio@traveldesk.it

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