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Giappone da mangiare: viaggio tra mercati, tradizioni e specialità regionali

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Dalle bancarelle di Osaka ai ramen di Fukuoka, passando per le coltivazioni di wasabi e i sapori di Okinawa: un itinerario gastronomico che racconta il Paese attraverso la sua cucina.

In Giappone, per scoprire davvero una destinazione, spesso conviene cominciare dalla tavola. Un mercato del pesce, un piccolo ristorante con pochi posti al bancone, una piantagione di tè o una fattoria possono raccontare il territorio quanto un tempio o un museo. E ogni regione conserva ingredienti, ricette e rituali che diventano parte integrante dell’esperienza di viaggio.

La cucina giapponese, infatti, è molto più del sushi e del ramen. Dall’eleganza delle preparazioni kaiseki alle specialità di strada, dai prodotti delle montagne ai frutti del mare, l’arcipelago offre un patrimonio gastronomico sorprendentemente diversificato.

È un Giappone da attraversare seguendo i sapori, alternando grandi città e piccoli centri, ristoranti raffinati e mercati popolari, itinerari naturalistici e degustazioni. Un viaggio nel quale il cibo non rappresenta una semplice pausa, ma diventa il vero protagonista.

 

Osaka e Kyoto, due anime della gastronomia giapponese

Per entrare nello spirito della cucina nipponica, Osaka, nella regione del Kansai, è una delle tappe più interessanti. Qui il cibo si vive soprattutto in strada, nei quartieri animati dai locali e davanti alle piastre sulle quali vengono preparate le specialità più popolari.

Tra queste spicca l’okonomiyaki, una preparazione salata a base di cavolo, uova e pastella, arricchita con carne, pesce o altri ingredienti e cotta su una piastra calda. Accanto si trovano i takoyaki, piccole sfere di impasto ripiene di polpo, simbolo dello street food cittadino.

Osaka offre però anche esperienze più sofisticate, come il kappo ryori: una cucina di alto livello proposta spesso al bancone, dove gli ospiti seguono da vicino il lavoro dello chef, osservando ogni fase della preparazione.

A poca distanza, Kyoto rappresenta un’altra interpretazione dell’arte gastronomica. L’antica capitale è associata al kaiseki, un percorso di più portate nel quale stagionalità, equilibrio dei sapori e presentazione sono parte essenziale dell’esperienza.

Il viaggio può proseguire a Uji, a sud di Kyoto, famosa per la produzione del matcha, il tè verde in polvere utilizzato nella tradizionale cerimonia del tè e in numerose preparazioni dolciarie. Tra antiche botteghe, case da tè e degustazioni, Uji permette di avvicinarsi a una tradizione che intreccia agricoltura, artigianato e cultura giapponese.

Okonomiyaki sulla piastra in un ristorante di Osaka.

 

Tokyo e il Kanto, dalle tavole stellate alle ricette popolari

La grande varietà della cucina giapponese trova una delle sue massime espressioni a Tokyo. La capitale è un riferimento internazionale per la ristorazione di alto livello, ma accanto alle esperienze gastronomiche più esclusive conserva una straordinaria rete di piccoli locali specializzati.

Vale però la pena lasciare la metropoli per scoprire anche le altre specialità del Kanto, la regione del Giappone centro-orientale che comprende Tokyo e diverse prefetture circostanti.

A Utsunomiya, nella prefettura di Tochigi, i protagonisti sono i gyoza, ravioli ripieni generalmente di carne e verdure, preparati alla piastra, al vapore o in brodo. La loro popolarità è tale da aver dato vita a numerosi locali specializzati, facendo della città una destinazione per gli appassionati del piatto.

Spostandosi verso la costa, nella prefettura di Chiba, si incontra invece il namerō, specialità a base di pesce fresco finemente tritato e insaporito con miso, zenzero, cipollotto e foglie di shiso, pianta aromatica molto utilizzata nella cucina giapponese.

Un’altra esperienza da considerare è la raccolta e degustazione delle fragole, coltivate in diverse aree del Kanto e protagoniste di attività stagionali dedicate ai visitatori.

 

Mercati e frutteti: il gusto autentico del Giappone settentrionale

Nel nord dell’isola principale di Honshu, la regione del Tohoku propone un turismo gastronomico strettamente legato ai prodotti della terra e del mare.

Nella prefettura di Aomori, il Hirosaki Apple Park è una tappa particolarmente interessante. Ai piedi del Monte Iwaki, questo grande frutteto ospita circa 2.300 alberi di melo appartenenti a oltre 80 varietà. Durante il periodo della raccolta, i visitatori possono partecipare ad attività dedicate alle mele, conoscere i metodi di coltivazione e assaggiare prodotti locali, dalle torte al sidro.

Ma Aomori è anche una città di mare. Nel mercato ittico di Furukawa si può vivere l’esperienza del nokkedon, una ciotola di riso che ogni visitatore compone scegliendo pesce e frutti di mare direttamente tra i banchi. Si acquistano appositi buoni e si costruisce così il proprio pranzo, secondo disponibilità e preferenze.

È un modo semplice e coinvolgente per entrare nella quotidianità locale, lontano dalla formula del ristorante tradizionale.

 

Hokkaido, tra lavanda, fattorie e barbecue giapponese

Ancora più a nord si incontra Hokkaido, la grande isola settentrionale del Giappone, conosciuta per i paesaggi montani, la natura e la ricca produzione agricola.

Le località di Furano e Biei sono particolarmente apprezzate per gli itinerari in bicicletta tra colline, coltivazioni e campi fioriti. In estate, soprattutto durante la fioritura della lavanda, il paesaggio assume tonalità viola e lilla.

Una delle mete più conosciute è Farm Tomita, a Nakafurano, dove la visita alle coltivazioni può essere accompagnata dall’assaggio di prodotti a base di lavanda, compreso il caratteristico gelato.

Nella zona sono disponibili anche esperienze di soggiorno in fattoria, con attività legate alla produzione agricola e casearia, ideali per chi desidera abbinare natura e turismo rurale.

Dal paesaggio si passa alla tavola con il jingisukan, uno dei piatti più rappresentativi di Hokkaido. Si tratta di un barbecue di agnello o montone accompagnato da verdure, cotto direttamente al tavolo su una particolare griglia bombata: la carne viene sistemata nella parte superiore, mentre il grasso e i succhi di cottura contribuiscono a insaporire gli ortaggi disposti più in basso.

È un’esperienza gastronomica conviviale, particolarmente piacevole nelle stagioni fredde, quando il clima dell’isola invita a scegliere piatti caldi e sostanziosi.

Fioritura della lavanda a Farm Tomita, nella zona di Furano.

Nagano e Fukui, tra coltivazioni di wasabi e granchi pregiati

Il viaggio continua nelle regioni centrali del Giappone, dove montagne, acque sorgive e condizioni climatiche particolari favoriscono produzioni gastronomiche di grande qualità.

Ad Azumino, nella prefettura di Nagano, si trova la Daio Wasabi Farm, considerata la più grande coltivazione di wasabi al mondo. È una destinazione interessante anche dal punto di vista paesaggistico: le piante crescono in ordinati letti di ghiaia attraversati da acqua limpida e fresca, proveniente dall’area alpina circostante.

La fattoria è visitabile attraverso percorsi pedonali immersi nella natura e permette di conoscere da vicino il wasabi fresco, ben diverso dai condimenti industriali ai quali molti consumatori europei sono abituati.

Il luogo conserva anche un legame con il cinema: alcune scene del film Sogni di Akira Kurosawa furono girate proprio in quest’area.

La visita può concludersi con specialità locali a base di wasabi, magari accostate ai soba, i tradizionali spaghetti giapponesi di grano saraceno per i quali Nagano è particolarmente conosciuta.

Spostandosi verso la costa del Mar del Giappone, nella prefettura di Fukui, il protagonista diventa invece l’Echizen-gani, pregiato granchio pescato durante la stagione fredda. Il periodo tradizionale di consumo si concentra tra novembre e marzo, trasformando l’inverno in un’occasione per scoprire le specialità ittiche della regione.

Il paesaggio della Daio Wasabi Farm, ad Azumino, dove il wasabi viene coltivato grazie alle acque sorgive delle montagne circostanti.

Hiroshima e Shikoku, il mare incontra agrumi e tradizioni locali

Il Mare Interno di Seto, tra Honshu, Shikoku e Kyushu, offre un altro capitolo del viaggio gastronomico, caratterizzato da prodotti ittici e preparazioni profondamente radicate nella cultura locale.

A Hiroshima le ostriche occupano un posto di rilievo, insieme all’okonomiyaki in stile Hiroshima, diverso da quello di Osaka perché preparato sovrapponendo più strati di ingredienti, spesso con l’aggiunta di noodles.

Attraversando idealmente il mare verso Shikoku, l’isola meridionale che comprende quattro prefetture, cambiano i sapori. A Kochi, sulla costa meridionale, domina lo yuzu, agrume profumato utilizzato per insaporire piatti, preparare bevande e arricchire salse.

Un’esperienza originale è quella della Yuzu Road, itinerario che attraversa paesaggi e villaggi legati alla coltivazione dell’agrume, seguendo in parte il territorio di un’antica ferrovia forestale.

Nella prefettura di Kagawa, invece, la specialità da non perdere sono gli udon di Sanuki, grossi spaghetti di grano dalla consistenza elastica, spesso serviti in brodo o con condimenti essenziali.

La visita può diventare anche un’esperienza pratica attraverso laboratori dedicati alla preparazione degli udon. Nei dintorni di Kotohira, inoltre, si può raggiungere il celebre santuario shintoista Kotohiragu, conosciuto per la lunga scalinata e per il tradizionale legame con la protezione dei naviganti.

 

Kyushu, il Giappone dei ramen, delle carni e dei distillati

Scendendo verso sud, Kyushu propone una cucina dai sapori più intensi, legata alle risorse agricole, alle aree vulcaniche e ai prodotti del mare.

A Fukuoka, uno dei piatti simbolo è l’Hakata ramen, preparato con un brodo ricco a base di ossa di maiale, noto come tonkotsu. Per assaggiarlo in un contesto particolarmente caratteristico si può scegliere uno degli yatai, i piccoli chioschi gastronomici che animano alcune vie cittadine soprattutto la sera.

Nella prefettura di Kagoshima si distingue il kurobuta, pregiata carne di maiale nero locale, mentre la tradizione dei distillati trova una delle sue espressioni nello shochu, prodotto con ingredienti come riso, orzo e patate dolci.

Sempre a Kagoshima, la distilleria Kinzan propone un’esperienza originale legata alla produzione del distillato in ambienti ricavati da un’antica miniera d’oro.

A Nagasaki, invece, la cucina racconta i secoli di scambi commerciali con l’Asia e l’Occidente. La tradizione shippoku, nata dall’incontro di diverse influenze culturali, rappresenta un esempio della storia cosmopolita della città.

Completano il panorama le preparazioni a base di anguilla, il guzōni della penisola di Shimabara, zuppa con mochi e altri ingredienti, e le rinomate carni bovine della prefettura di Saga.

 

Okinawa, una cucina diversa dal resto del Giappone

L’ultima tappa porta nell’arcipelago subtropicale di Okinawa, nell’estremo sud del Paese, dove clima, storia e cultura delle isole Ryukyu hanno dato origine a una tradizione alimentare profondamente diversa da quella delle grandi città giapponesi.

Qui la cucina è strettamente collegata all’idea di benessere. Un principio tradizionale, spesso espresso con il termine nuchigusui, considera il cibo come qualcosa che nutre non soltanto il corpo, ma anche lo spirito.

Verdure locali, tofu, alghe, patate dolci e preparazioni a base di pesce e maiale costituiscono alcuni elementi caratteristici della gastronomia dell’arcipelago.

Il piatto più rappresentativo è probabilmente il goya champuru, preparazione saltata in padella che combina goya, un ortaggio dal sapore amaro, tofu, uova e spesso carne di maiale. Una ricetta semplice, ma emblematica dell’identità culinaria locale.

Okinawa è conosciuta anche per gli studi sulla longevità della sua popolazione ed è storicamente associata alle cosiddette Blue Zone, aree del mondo nelle quali sono stati osservati particolari fenomeni di longevità.

Alla tradizione alimentare si accompagna il principio dell’hara hachi bu, l’abitudine di interrompere il pasto prima di sentirsi completamente sazi. È uno degli aspetti culturali spesso richiamati per raccontare il rapporto degli abitanti con il cibo, pur senza attribuire alla sola alimentazione il merito della longevità.

Il goya champuru, piatto tipico di Okinawa.

Un viaggio che va oltre la degustazione

Dalle grandi città ai piccoli centri agricoli, il turismo gastronomico permette di entrare in contatto con un Giappone meno conosciuto, fatto di produttori, artigiani, mercati, ricette familiari e rituali quotidiani.

Ogni piatto racconta qualcosa del luogo in cui nasce: il clima, le risorse disponibili, la storia degli scambi commerciali e il rapporto tra le comunità e il territorio.

Il modo migliore per scoprirlo non è necessariamente scegliere il ristorante più famoso, ma alternare esperienze diverse: una cena al bancone di uno chef, una visita alle coltivazioni di wasabi, un pranzo al mercato del pesce o una lezione di cucina tradizionale.

Perché in Giappone il cibo non è soltanto una delle ragioni per viaggiare: è anche uno dei modi più autentici per capire il Paese.

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L’Italia si racconta attraverso i cocktail nel Grand Tour di Rocco Forte

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Da Milano a Palermo, passando per Firenze e Roma, un itinerario tra hotel di lusso, aperitivi d’autore e storie della miscelazione italiana.

Si può scoprire una città attraverso i monumenti, i musei e i suoi quartieri storici. Oppure partendo da un bancone, da una ricetta e dalle persone che hanno contribuito a trasformare l’aperitivo in un rito sociale. È questa l’idea alla base di Italy Grand Tour by the Glass, il nuovo percorso ideato da Rocco Forte Hotels per raccontare quattro destinazioni italiane attraverso altrettanti cocktail.

Protagoniste sono Milano, Firenze, Roma e Palermo, unite da una tradizione che mescola ospitalità, cultura e creatività. A collegarle non è soltanto la qualità della miscelazione, ma una particolarità: molte delle ricette diventate celebri sono nate modificando un cocktail precedente, spesso per rispondere al gusto di un singolo cliente.

Il progetto porta la firma del celebre bartender Salvatore Calabrese, che interpreta questi grandi classici nei bar di quattro indirizzi del gruppo alberghiero, trasformando la degustazione in un’occasione per avvicinarsi alla storia delle città.

 

Il The Carlton Bar di Milano e l’Americanello.

Milano, dove l’aperitivo diventa cultura urbana

Il viaggio può cominciare da Milano, città che ha contribuito più di molte altre a costruire l’immagine internazionale dell’aperitivo italiano.

Alla base di questa tradizione c’è il Milano-Torino, nato dall’incontro tra il bitter Campari, espressione della cultura milanese, e il vermouth piemontese. Dal successo di questa combinazione si sviluppò l’Americano, particolarmente apprezzato dai viaggiatori statunitensi che frequentavano i caffè della Galleria Vittorio Emanuele II.

Oggi questa eredità viene reinterpretata al The Carlton Bar, all’interno dell’hotel The Carlton di Rocco Forte Hotels, con l’Americanello, proposta contemporanea firmata da Calabrese.

Ma l’esperienza non si limita al cocktail. L’itinerario milanese, denominato From the Americano to Milano da Bere, attraversa alcuni luoghi fondamentali della cultura cittadina: il Camparino in Galleria, erede dello storico Caffè Campari, il Bar Jamaica di Brera, frequentato da artisti e intellettuali, e il Bar Basso, indirizzo simbolo della Milano creativa e del design.

Quattro tappe per leggere l’evoluzione di una città nella quale l’aperitivo è diventato anche un modo di incontrarsi, fare relazioni e vivere lo spazio urbano.

 

Il Bar Artemisia dell’Hotel Savoy a Firenze e il Truffle Negroni.

Firenze, le nuove interpretazioni del Negroni

Dalla tradizione milanese nasce anche uno dei cocktail italiani più conosciuti nel mondo: il Negroni.

La sua origine viene tradizionalmente collocata nella Firenze dei primi del Novecento. Al Caffè Casoni, il conte Camillo Negroni avrebbe chiesto di rendere più deciso il proprio Americano, sostituendo la soda con il gin. Una semplice variazione destinata a trasformarsi in un classico della miscelazione internazionale.

A pochi passi dai luoghi legati a questa storia, l’Hotel Savoy celebra il drink attraverso il Bar Artemisia, dove sono proposte cinque interpretazioni.

Il Truffle Negroni richiama i sapori toscani con l’aggiunta del tartufo, mentre il Negroni Toscano valorizza distillati prodotti localmente. Il Negroni Svegliato introduce note di caffè, il Bachelor Negroni propone un’alternativa senza alcol e il Vintage Negroni utilizza distillati d’epoca.

Un’offerta che collega la memoria di un cocktail nato oltre un secolo fa alle nuove tendenze dell’ospitalità e della mixology, l’arte di creare e reinterpretare drink.

 

Il giardino dell’Hotel de Russie che ospita il Bar Stravinskij a Roma e il cocktail Cardinale.

Roma, il Cardinale e l’atmosfera della Dolce Vita

A Roma, il racconto assume un carattere più mondano e si intreccia con il legame culturale tra la Capitale e Parigi.

Il protagonista è il Cardinale, variante del Negroni nella quale il vermouth rosso viene sostituito da quello secco, o dry. La ricetta, spesso associata all’eleganza degli anni della Dolce Vita, conserva origini non del tutto chiarite, tra racconti e suggestioni che coinvolgono le due capitali europee.

Il gemellaggio ufficializzato nel 1956 tra Roma e Parigi diventa uno degli spunti per raccontare questa relazione, fatta di cinema, moda, arte e vita mondana.

La tappa romana conduce all’Hotel de Russie, dove il celebre Bar Stravinskij propone la versione del Cardinale interpretata da Salvatore Calabrese.

Il percorso può proseguire nel centro storico, tra via Margutta e gli indirizzi legati alla presenza di artisti, registi e protagonisti della cultura internazionale. Il cocktail diventa così un punto di partenza per leggere una Roma meno monumentale e più legata ai luoghi della socialità.

 

L’Igiea Terrazza Bar di Villa Igiea a Palermo e una serie di suoi cocktail.

Palermo, il Marsala dei Florio incontra il vermouth

L’ultima tappa porta in Sicilia, a Palermo, dove la storia della miscelazione incontra quella dell’imprenditoria e dei grandi commerci mediterranei.

La cornice è Villa Igiea, storica residenza della Belle Époque legata alla famiglia Florio, oggi parte di Rocco Forte Hotels. All’Igiea Terrazza Bar viene proposto il Palermo-Torino, una reinterpretazione del Milano-Torino nella quale entra il Marsala Florio, espressione della tradizione enologica siciliana.

Il riferimento storico è importante. Il vino Marsala si sviluppò sul mercato internazionale dalla fine del Settecento grazie anche all’iniziativa del mercante inglese John Woodhouse; successivamente la famiglia Florio contribuì in modo decisivo alla sua affermazione commerciale.

L’esperienza del cocktail si inserisce in un percorso più ampio alla scoperta della Palermo dei Florio. Per gli ospiti di Villa Igiea è infatti previsto anche Sulle Tracce dei Florio, itinerario tematico realizzato da Essence of Sicily per raccontare luoghi, imprese e vicende della celebre famiglia.

In questo caso il drink è un collegamento tra due territori apparentemente lontani: il Piemonte del vermouth e la Sicilia del Marsala, riuniti in una nuova interpretazione della tradizione italiana.

 

L’aperitivo diventa un’esperienza di viaggio

Con Italy Grand Tour by the Glass, Rocco Forte Hotels propone un modo diverso di valorizzare le proprie destinazioni italiane. I quattro hotel non sono soltanto luoghi nei quali degustare cocktail, ma punti di partenza per itinerari che comprendono quartieri storici, personaggi, prodotti locali e tradizioni culturali.

Il progetto intercetta anche una tendenza del turismo contemporaneo: la ricerca di esperienze legate all’identità dei luoghi, capaci di andare oltre il soggiorno alberghiero e di trasformare piccoli rituali quotidiani in occasioni di scoperta.

Dal Negroni fiorentino al Cardinale romano, dal Palermo-Torino all’Americanello milanese, ogni ricetta racconta un frammento di storia italiana. E dimostra che, a volte, per cominciare a conoscere una destinazione può bastare sedersi al bancone di un bar.

 

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Vini DOC: Cantine Vitea, pluripremiata e ricercatissima dai golfisti

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Cantine Vitea 1

Il rilancio del marchio “Golf and Wine 1895”, collegato a prestigiosi tornei in programma, conferma la continua crescita dell’azienda dell’Oltrepò Pavese

Cantine Vitea è una delle realtà storiche dell’Oltrepò Pavese, fondata nel 1895 a Montù Beccaria. Guidata dalla famiglia Faravelli, l’azienda unisce cinque generazioni di artigianato enologico a pratiche di lotta integrata ed ecosostenibile. Oggi la Cantina è famosa a livello internazionale anche per il brand “Golf and Wine 1895”, un progetto ideato dal titolare Antonio Faravelli per unire lo sport del green alle eccellenze vinicole italiane.

Tanti vini pregiati e il progetto “Golf and Wine 1895”

Tra i numerosi vini pluripremiati prodotti da Cantine Vitea figurano soprattutto il Metodo Classico Pinot Nero Pas dosé, il Pinot Grigio Trame’s e il Bonarda Gallesio, censiti da Italy’s Finest Wines tra i migliori d’Italia.

L’idea di “Golf and Wine 1895” nasce dalla sinergia tra la passione sportiva e la valorizzazione del territorio. Cantine Vitea sponsorizza competizioni ed eventi nei più importanti circoli, come il recente torneo al Golf Molinetto Country Club. Il brand promuove il turismo enogastronomico d’eccellenza, posizionando le bottiglie di Vitea tra i “vini dei golfisti” per eccellenza.

La formula combina infatti la competizione sportiva sul green con degustazioni guidate dei vini Canine Vitea a fine gara.

Cantine Vitea 3

 

Appuntamento il 2 luglio al Royal Park I Roveri di Torino: iscrizioni aperte!

Le singole tappe del circuito prevedono premi speciali per diverse categorie, come dimostra la locandina del prossimo evento in programma il 2 luglio al Golf Club Royal Park I Roveri di Torino (nella foto tutti i dettagli).

Presso il prestigioso circolo torinese, si terrà una gara del circuito Swing Experience. Per questa specifica giornata, Cantine Vitea offre a tutti i partecipanti una promozione speciale con il 25% di sconto sulla sua selezione di vini: un’ottima opportunità per portarsi a casa le etichette simbolo della cantina (come il Buttafuoco Cà del Cervo o il Bonarda Historia) a un prezzo esclusivo.

Cantine Vitea 2

Al termine di ogni appuntamento, i golfisti e gli ospiti possono comunque partecipare alle degustazioni dei vini autoctoni dell’Oltrepò Pavese guidate direttamente dal titolare Antonio Faravelli.

La quota d’iscrizione complessiva (Gara + Green Fee) è bloccata a soli 70 euro.

Per info e prenotazioni:

 

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Tenute Lunelli rende omaggio ad Arnaldo Pomodoro col vino “Carapace Centenario”

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Bottiglia Tenuta Lunelli

Edizione speciale limitata a sole 100 bottiglie da collezione per il Carapace Montefalco Sagrantino in formato jeroboam, che celebra i 100 anni dalla nascita del Maestro, autore della cantina-scultura del Gruppo Lunelli in Umbria.

Tenute Lunelli, in occasione del centenario della nascita di Arnaldo Pomodoro, ha presentato “Carapace Centenario”, una speciale edizione da collezione, realizzata in soli 100 esemplari da 3 litri, del Montefalco Sagrantino che nasce nella omonima cantina-scultura progettata dal Maestro in Umbria: l’unica al mondo firmata da un grande scultore contemporaneo. Le altre due tenute del Gruppo Lunelli si trovano in Trentino e in Toscana.

Centenario Arnoldo Pomodoro

L’iniziativa si è inserita nel programma delle celebrazioni promosse dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro, aperta il 28 maggio scorso con la grande esposizione “Arnaldo Pomodoro. Una Vita”, alle Gallerie d’Italia di Milano.

La speciale bottiglia rappresenta un tributo al Maestro, scomparso lo scorso anno alla vigilia del suo novantanovesimo compleanno, e alla sua visione artistica.

Il vino scelto per questa edizione è il Carapace Montefalco Sagrantino DOCG 2016, espressione in purezza del vitigno simbolo dell’Umbria e interprete dell’eleganza e della longevità che caratterizzano i vini di Tenute Lunelli.

La veste grafica richiama gli elementi distintivi della cantina in cui il vino nasce. L’etichetta è realizzata in rame, il materiale che riveste la cupola del Carapace, e riproduce il segno grafico ad essa ispirato, creato dallo stesso Arnaldo Pomodoro per i vini della tenuta. Sulla bottiglia è ripreso anche il logo ufficiale del centenario della nascita del Maestro, mentre la chiusura in elegante ceralacca nera ne sottolinea il carattere esclusivo e prezioso.

Bottiglia disponibile, a partire da luglio, per l’acquisto presso la Tenuta Carapace (enotecacarapace@tenutelunelli.it); pochissimi esemplari saranno inoltre acquistabili online su enotecalunelli.com.

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Aperto il nuovo Lounge Bar al Castello Tolcinasco Golf Resort & SPA

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Inaugurato un punto di ritrovo prestigioso per soci e ospiti del Circolo presso il MAIO Restaurant Club House.

Lo scorso venerdì 20 febbraio il Castello Tolcinasco Golf Resort & SPA di Pieve Emanuele, a due passi da Milano, ha inaugurato con un party di grande successo e molti invitati il nuovissimo ed esclusivo Lounge Bar presso il MAIO Restaurant Club House, che dallo scorso mese di settembre è diventato un riferimento di alta qualità enogastronomica per soci e ospiti del Circolo (potete leggere qui l’articolo).

Altrettanta qualità promette il Lounge Bar, gestito sempre da MAIO Group, la stessa proprietà del MAIO Restaurant che già da tempo – grazie a un’esperienza dedicata alla ristorazione da oltre 40 anni – sta raccogliendo eccellenti risultati con vari locali, a partire dal Bar sulla terrazza della Rinascente di Milano, con vista sulle guglie del Duomo.

Un’atmosfera di festa, eleganza e raffinatezza ha caratterizzato il lungo aperitivo offerto a partire dalle ore 18, con manifesta soddisfazione di tutti i presenti, come si può notare dalla galleria fotografica.

Lounge bar Tolcinasco 1

Emanuel Stilo, CEO e General Manager del Castello Tolcinasco Golf Resort & SPA

Lounge bar Tolcinasco 2

Da sinistra, Franco Monteleone, manager del settore Food & Beverage, con Alessandro Maio, Co-fondatore dell’omonimo Gruppo, e il General Manager Claudio Tronci

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Cristina Parietti, Direttore Sportivo del Castello Tolcinasco Golf Resort & SPA

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Federico Iovino e Sveva Greco, rispettivamente Addetto alla Segreteria e Segretario Sportivo del Castello Tolcinasco Golf Resort & SPA

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Alessandro Maio, Co-fondatore di MAIO Group, con il General Manager Claudio Tronci

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Bollicine di montagna al Trentodoc Festival 2025, da venerdì 26 a domenica 28 settembre

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Ultimi giorni disponibili per prenotare 4 esperienze esclusive: tutto a cura di Ferrari Trento, il brindisi italiano per eccellenza dal 1902.

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Mancano pochissimi giorni per assicurarsi un posto agli esclusivi appuntamenti firmati Ferrari Trento nel contesto del Trentodoc Festival, dal 26 al 28 settembre, nella splendida cornice di Villa Margon e Locanda Margon.

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La Notte delle Perle
Venerdì 26 settembre, ore 18.30 | Villa Margon
Cena esclusiva a cura dello Chef stellato Edoardo Fumagalli, alla scoperta della trilogia Ferrari Perlé Riserva, inclusa una rara annata d’Archivio.

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Masterclass “È tempo di Magnum”
Sabato 27 settembre, ore 11.00 | Villa Margon
Sei millesimati dall’Archivio di Famiglia in formato magnum, svelati dalla famiglia Lunelli e dallo Chef de cave Cyril Brun, per una degustazione unica.

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Visita alle Cantine Ferrari con degustazione verticale di Ferrari Riserva Lunelli
Venerdì, sabato e domenica | Prenotazioni last minute disponibili
Un viaggio sensoriale tra tre millesimati del Ferrari Riserva Lunelli, accompagnato da una visita guidata nelle Cantine storiche.

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Brunch Stellato a Locanda Margon
Domenica 28 settembre | ore 10.30 o 13.00
Un brunch d’autore tra tradizione trentina e creatività contemporanea, accompagnato da Ferrari Trentodoc.

PRENOTATE ORA, I POSTI STANNO PER ESAURIRSI!

 

hospitality@ferraritrento.it – Tel. 0461 972331

 

Per il brunch: contact@locandamargon.it

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