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Dal 2027 con easyJet internet ad alta velocità anche in volo grazie a Starlink
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1 giorno agoon
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La Redazione
La compagnia introdurrà progressivamente la connessione satellitare sugli Airbus A320 e A321. Streaming, navigazione online e nuovi servizi digitali per i passeggeri.
Anche a bordo degli aerei easyJet si potrà presto navigare in internet, guardare un film in streaming o restare connessi durante il viaggio. La compagnia britannica ha annunciato un accordo con Starlink, il sistema di connettività satellitare sviluppato da SpaceX, per introdurre per la prima volta il Wi-Fi ad alta velocità sui propri voli.
L’operazione rappresenta un cambiamento importante per il vettore low cost, che punta ad ampliare i servizi digitali offerti ai circa 100 milioni di passeggeri trasportati ogni anno, rispondendo alle esigenze di chi viaggia per vacanza, ma anche per lavoro.
Installazione dal 2027, completamento entro l’inizio del 2028
Il programma prenderà il via nella prima metà del 2027 e interesserà progressivamente gli aeromobili Airbus A320, A320neo e A321neo. Il completamento delle installazioni è previsto per l’inizio del 2028.
Durante la fase di introduzione, dunque, la connessione non sarà disponibile contemporaneamente su tutti i voli: il servizio dipenderà dall’aeromobile utilizzato.
Grazie alla rete satellitare Starlink, i passeggeri potranno accedere a internet dai propri dispositivi personali, navigare sul web, utilizzare applicazioni, guardare contenuti in streaming e giocare online.
Più servizi digitali per chi viaggia
La connettività non sarà destinata soltanto all’intrattenimento. easyJet prevede infatti di utilizzarla anche per migliorare l’esperienza di bordo, consentendo ai viaggiatori di consultare informazioni aggiornate sul volo e sulla destinazione, dai trasporti locali alle condizioni meteorologiche.
La tecnologia permetterà inoltre di ordinare prodotti dal menu di bordo direttamente dal proprio posto, ampliando le possibilità di interazione digitale durante il viaggio.
Il nuovo servizio potrà risultare interessante anche per la clientela business e bleisure, sempre più attenta alla possibilità di utilizzare il tempo trascorso in aereo per lavorare, comunicare o organizzare le attività all’arrivo.
La strategia di easyJet punta sulla connettività
Per Kenton Jarvis, amministratore delegato di easyJet, la collaborazione con Starlink si inserisce nella strategia di innovazione della compagnia e risponde alla crescente importanza della connettività nella vita quotidiana dei viaggiatori.
Internet in volo diventa così un ulteriore elemento di differenziazione nel mercato del trasporto aereo europeo, dove le compagnie stanno progressivamente investendo in servizi digitali per migliorare il comfort e l’esperienza dei passeggeri.
Restano ancora da definire alcuni aspetti commerciali dell’offerta: easyJet non ha comunicato se l’accesso al Wi-Fi sarà gratuito, incluso in determinate tariffe oppure disponibile a pagamento.
L’obiettivo dichiarato resta comunque quello di rendere il viaggio più semplice e funzionale, portando anche sui voli a corto e medio raggio servizi di connessione sempre più vicini a quelli disponibili a terra.
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Agenzie di viaggi, l’Iva cambia articolo ma non le regole: cosa fare dall’anno prossimo
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1 giorno agoon
06/11/2026By
La Redazione
Il regime speciale sui pacchetti turistici passa dal 74-ter all’articolo 141 del nuovo Testo unico. Nessuna rivoluzione fiscale per tour operator e agenzie, ma occorre aggiornare fatture, registri e gestionali.
Il 74-ter va in pensione, ma il sistema di tassazione dei pacchetti turistici rimane sostanzialmente lo stesso. Dal 1° gennaio 2027 agenzie di viaggi e tour operator dovranno fare riferimento all’articolo 141 del nuovo Testo unico Iva, che raccoglie la disciplina finora contenuta nel Dpr 633/1972.
La novità, prevista dal decreto legislativo 19 gennaio 2026, n. 10, rientra nel riordino della normativa fiscale italiana. Non introduce un nuovo regime d’imposta e non modifica i principali criteri utilizzati dagli operatori del turismo organizzato. Cambiano invece i riferimenti legislativi, con conseguenze pratiche sulla documentazione amministrativa e sui sistemi informatici.
Per le imprese del settore, dunque, la scadenza del 2027 richiede soprattutto un lavoro di adeguamento delle procedure contabili, più che una revisione del modello fiscale.
Il regime del margine rimane il punto di riferimento
Il nuovo articolo 141 conferma il meccanismo che caratterizza da tempo il trattamento Iva dei pacchetti turistici organizzati in nome proprio.
L’imposta continua a essere determinata secondo il cosiddetto regime del margine, che considera la differenza tra il prezzo complessivo del pacchetto e i costi sostenuti per acquistare da terzi i servizi destinati direttamente ai viaggiatori.
In pratica, il calcolo non si basa sull’intero valore della vacanza venduta, ma sul margine risultante dall’operazione, secondo le modalità previste dalla disciplina speciale.
Rimane inoltre il principio della non detraibilità dell’Iva relativa agli acquisti effettuati a diretto vantaggio del viaggiatore, come i servizi alberghieri e gli altri elementi del pacchetto acquisiti da fornitori esterni.
Sono regole già conosciute dagli operatori, che vengono riprese nel nuovo Testo unico senza cambiamenti sostanziali.
Pacchetti di terzi, intermediazione e viaggi extra UE
La continuità normativa riguarda anche le diverse modalità con cui le agenzie operano sul mercato.
Il regime speciale continua ad applicarsi, nelle fattispecie previste dalla legge, anche alle agenzie che agiscono in nome proprio commercializzando pacchetti organizzati da altri soggetti e ai mandatari senza rappresentanza. Resta distinta la posizione di chi opera semplicemente in nome e per conto del cliente, attività che non rientra automaticamente nel medesimo trattamento.
Nessuna variazione sostanziale neppure per i viaggi fuori dall’Unione europea. La parte delle prestazioni turistiche riferita a servizi effettuati in Paesi extra UE continua a beneficiare della non imponibilità Iva.
Il relativo riferimento normativo, tuttavia, cambia: dal 2027 la disposizione sarà richiamata dall’articolo 49 del nuovo Testo unico.
Un aggiornamento apparentemente formale, ma importante per la corretta compilazione dei documenti fiscali.

Fatture e registri: i nuovi articoli da utilizzare
È proprio sul fronte amministrativo che le agenzie dovranno prestare maggiore attenzione.
La disciplina della fatturazione, precedentemente collegata all’articolo 21 del Dpr 633/1972, viene ora ricondotta all’articolo 72 del nuovo Testo unico Iva.
Per le operazioni soggette al regime speciale, la fattura continuerà a essere emessa senza esposizione separata dell’imposta. La nuova disciplina prevede espressamente l’annotazione:
«Regime del margine – agenzie di viaggio».
Cambiano anche i riferimenti per la tenuta dei registri contabili, ora individuati negli articoli 86 e 88.
Rimangono invece confermate le disposizioni sul momento impositivo, collegato al pagamento integrale del corrispettivo oppure all’inizio del viaggio o soggiorno, se precedente, e sulla fatturazione riepilogativa mensile delle provvigioni agli intermediari.
Congressi e convegni, confermata la possibilità di scelta
Tra le disposizioni mantenute dal riordino figura anche quella relativa all’organizzazione di congressi, convegni e manifestazioni analoghe.
Le agenzie possono continuare a scegliere, per queste attività, l’applicazione del regime Iva ordinario, con possibilità di detrarre l’imposta sugli acquisti nei casi previsti.
La scelta comporta però la necessità di distinguere contabilmente le operazioni soggette al regime ordinario da quelle che rimangono assoggettate al regime speciale del margine.
È un aspetto particolarmente interessante per gli operatori che affiancano al turismo tradizionale attività legate a eventi aziendali, congressi e settore MICE, cioè meeting, viaggi incentive, conferenze ed esposizioni.

Software gestionali e procedure da aggiornare
Se sul piano fiscale il 2027 non porta una rivoluzione, sul piano operativo richiede comunque attenzione.
Le agenzie e i tour operator dovranno verificare che software di fatturazione, programmi gestionali, registri e procedure interne recepiscano correttamente la nuova numerazione legislativa.
L’obiettivo è evitare che documenti e impostazioni informatiche continuino a riportare riferimenti normativi superati, pur in presenza di operazioni fiscalmente corrette.
Un controllo preventivo con i fornitori dei gestionali e i consulenti fiscali consentirà di affrontare il passaggio senza difficoltà, verificando anche la presenza delle annotazioni richieste nelle fatture elettroniche.
Le associazioni di categoria stanno già predisponendo comunicazioni e circolari informative per accompagnare gli operatori verso la nuova disciplina.
Un riordino formale, ma da non sottovalutare
Il messaggio per il turismo organizzato è quindi chiaro: non cambiano le regole fondamentali dell’Iva sui pacchetti turistici, ma cambia il quadro normativo attraverso il quale vengono richiamate.
Il nuovo articolo 141 sostituisce il riferimento storico al 74-ter, mentre altre disposizioni del Testo unico aggiornano fatturazione, registrazioni e trattamento delle operazioni extra UE.
Per agenzie e tour operator il passaggio rappresenta soprattutto una scadenza amministrativa da preparare con anticipo. Un adeguamento che non dovrebbe modificare il carico fiscale delle operazioni, ma che richiede precisione nella gestione della documentazione.
La continuità sostanziale del regime, dunque, non significa assenza di adempimenti: dal 2027 sarà importante continuare a fare le stesse operazioni fiscali, utilizzando però i riferimenti normativi corretti.
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Disordini in Europa, il turismo paga il prezzo della paura: prime disdette a Milano e Parigi
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2 settimane agoon
23/10/2026By
La Redazione
Danni a negozi e agenzie di viaggi, hotel e ristoranti penalizzati, musei costretti a chiudere. Le violenze di ottobre mettono sotto pressione l’immagine delle destinazioni e la fiducia dei visitatori internazionali.
Le prime cancellazioni di prenotazioni, soprattutto da parte di clienti stranieri, sono già arrivate a Milano. Dopo gli scontri e i saccheggi del 17 e 18 ottobre, alberghi e ristoranti del centro cominciano a misurare conseguenze che vanno ben oltre le vetrine distrutte e le attività costrette a chiudere. A pesare è soprattutto la paura, alimentata dalle immagini delle violenze diffuse sui social e riprese dai media internazionali.
Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. In Francia, dove le proteste hanno interessato Parigi e numerose altre città, il settore turistico denuncia agenzie vandalizzate, strutture ricettive danneggiate, prenotazioni annullate e disagi per i visitatori. Anche il Louvre ha dovuto sospendere l’ingresso del pubblico, mentre nuove chiusure precauzionali sono state annunciate in vista delle manifestazioni del 24 ottobre.
Per il turismo europeo si apre così un problema delicato: quanto possono incidere episodi di violenza urbana sulla reputazione e sull’attrattività internazionale di una destinazione?


Milano, un milione di danni. Ma preoccupano le disdette
Nel capoluogo lombardo, le manifestazioni contro il carovita sono state accompagnate da episodi di violenza, danneggiamenti e saccheggi che hanno interessato soprattutto il centro cittadino. Tra il 17 e il 18 ottobre, le tensioni hanno coinvolto aree vicine a piazza Duomo, Cordusio e le principali vie commerciali, con conseguenze anche sulla normale fruizione turistica.
Il Duomo è stato chiuso anticipatamente ai visitatori e diverse attività hanno abbassato le serrande per ragioni di sicurezza. Complessivamente, nella seconda giornata, le forze dell’ordine hanno fermato oltre 200 persone, in larga maggioranza minorenni.
La prima stima di Confcommercio Milano parlava di oltre mezzo milione di euro tra danni e mancate entrate. Dopo le ulteriori violenze, il bilancio è salito a circa un milione di euro, cifra ancora preliminare.
Ma il segretario generale dell’associazione, Marco Barbieri, ha richiamato l’attenzione soprattutto sulle conseguenze meno visibili. Il problema non è soltanto riparare i negozi, ma recuperare il fatturato perduto durante le chiusure e fronteggiare le disdette segnalate da hotel e ristoranti, in particolare da parte della clientela internazionale.
Per Milano, che ha costruito buona parte della propria attrattività sull’integrazione tra shopping, moda, design, cultura, turismo urbano e viaggi d’affari, il rischio reputazionale non è secondario. La percezione di sicurezza è una componente dell’esperienza turistica, soprattutto per chi conosce la città soltanto attraverso le notizie e le immagini diffuse online.
Il costo invisibile: camere vuote, ristoranti e mancate prenotazioni
Gli effetti economici dei disordini non si esauriscono nel conteggio dei danni materiali.
Una vetrina infranta ha un costo immediatamente quantificabile. Molto più difficile è misurare le entrate perdute da un ristorante che chiude durante il servizio, da un negozio costretto a interrompere l’attività o da un albergo che vede annullare alcune prenotazioni.
Per le destinazioni turistiche il danno può propagarsi lungo l’intera filiera: strutture ricettive, ristorazione, commercio, guide turistiche, trasporti e attività culturali. Anche senza essere direttamente coinvolto negli scontri, un operatore può subire cancellazioni, richieste di rimborso o modifiche dell’itinerario.
Il fenomeno riguarda potenzialmente anche il business travel, perché l’incertezza sugli spostamenti e sull’accessibilità delle zone centrali può condizionare appuntamenti, trasferte ed eventi aziendali.
Al momento, tuttavia, non esiste un bilancio complessivo delle prenotazioni turistiche perse a Milano. Le prime segnalazioni degli operatori sono un campanello d’allarme, non ancora la prova di una flessione generalizzata della domanda.
Francia, agenzie vandalizzate e strutture turistiche colpite
Il quadro francese presenta ripercussioni più estese. La mobilitazione nazionale del 17 ottobre contro il carovita, sostenuta da studenti, organizzazioni sindacali e altri movimenti sociali, è stata seguita da violenze e saccheggi in diverse città.
Tra gli episodi più gravi figura l’incendio del padiglione dell’ufficio turistico di Lione, in place Bellecour, struttura che rappresentava uno dei principali punti di accoglienza per i visitatori della città.
Anche le agenzie di viaggi sono finite nel mirino dei danneggiamenti. Secondo quanto riferito a L’Écho touristique da Laurent Abitbol, presidente di Selectour/Havas Voyages, una quindicina di punti vendita del network è stata colpita, soprattutto con vetrine infrante, tra Parigi, Nantes, Lione e Bordeaux.
Le stime preliminari dei danni al commercio francese parlano di diverse centinaia di milioni di euro, ma la quantificazione resta in evoluzione.
Le organizzazioni del turismo, dell’ospitalità e della ristorazione chiedono alle autorità una risposta rapida, con misure di protezione per le imprese, interventi di sostegno e procedure più semplici per i risarcimenti.
Il timore è che attività estranee ai disordini finiscano per sostenere buona parte del costo economico e reputazionale delle violenze.

Il Louvre chiuso e l’effetto sulle visite culturali
Tra i simboli delle ripercussioni sul turismo c’è il Museo del Louvre, una delle attrazioni culturali più frequentate al mondo.
Lunedì 19 ottobre il museo non ha potuto accogliere il pubblico a causa di una mobilitazione di studenti delle scuole d’arte, riuniti per sostenere il movimento liceale e protestare contro le politiche pubbliche e la repressione degli scontri. Una protesta distinta dagli episodi di saccheggio del fine settimana, ma inserita nello stesso clima di tensione sociale.
Per migliaia di visitatori, la chiusura ha significato programmi saltati e necessità di riorganizzare il soggiorno.
L’emergenza non si è esaurita con quella giornata. In vista delle nuove manifestazioni previste per sabato 24 ottobre, le autorità francesi hanno annunciato la chiusura precauzionale del Louvre, del Musée d’Orsay, del Museo Picasso e del Grand Palais. Anche la manifestazione artistica Art Basel Paris anticipa la conclusione a venerdì 23 ottobre.
L’impatto supera quindi i confini delle singole proteste: riguarda l’accessibilità dei luoghi culturali, la programmazione degli itinerari e l’organizzazione delle attività turistiche collegate.

Parigi, le prime cancellazioni negli hotel
Le preoccupazioni espresse dagli operatori stanno trovando anche riscontri concreti.
Secondo un reportage di TF1, l’Ouest Hôtel, nei pressi della stazione Saint-Lazare a Parigi, ha registrato 80 prenotazioni annullate in meno di 48 ore, un dato significativo per una singola struttura e indicativo della reazione di una parte della clientela straniera.
Anche alcuni alberghi appartenenti all’organizzazione France Hospitalité hanno segnalato disdette e partenze anticipate. Le prime analisi del settore, però, invitano alla cautela: nei giorni immediatamente successivi alle violenze si sono osservati segnali di rallentamento, ma le prenotazioni per le settimane successive risultavano ancora superiori a quelle dello stesso periodo del 2025.
Non si può dunque parlare, almeno sulla base dei dati disponibili, di una crisi generalizzata del turismo francese.
Il timore principale riguarda piuttosto la durata dei disordini. Una protesta circoscritta può determinare modifiche temporanee ai programmi; il ripetersi di episodi violenti rischia invece di compromettere più profondamente la fiducia dei viaggiatori.
Coprifuoco e restrizioni: cambiano gli itinerari
La necessità di ripristinare la sicurezza ha portato le autorità francesi a introdurre coprifuoco e limitazioni alla circolazione in specifiche zone urbane, tra cui alcuni quartieri di Parigi e aree centrali di Lione.
Nella capitale le restrizioni notturne sono state prorogate fino alla mattina di lunedì 26 ottobre nelle zone di place de la République e Les Halles, con divieto di circolazione dalle 23 alle 6, salvo le eccezioni previste.
Provvedimenti mirati hanno interessato anche altre città, con modalità diverse e, in alcuni casi, limitazioni riservate ai minorenni.
Per i turisti non significa che la Francia sia diventata una destinazione interamente inaccessibile. Significa però dover verificare con maggiore attenzione trasporti, apertura dei musei, accessibilità degli hotel e percorsi nelle aree interessate dalle manifestazioni.
Anche la Farnesina, attraverso le sedi consolari italiane, invita i connazionali a evitare gli assembramenti, seguire le indicazioni delle autorità locali e consultare gli aggiornamenti di Viaggiare Sicuri.

Tour operator e agenzie, l’assistenza diventa decisiva
In situazioni di instabilità, il ruolo della distribuzione turistica torna particolarmente importante.
Le agenzie e i tour operator devono gestire richieste di informazioni, variazioni di programma, eventuali servizi non usufruibili e timori dei clienti. L’obiettivo è distinguere i rischi effettivi dalle percezioni amplificate dalla circolazione delle immagini.
Alcuni operatori internazionali hanno riferito che i propri tour in Francia non hanno subito conseguenze rilevanti, pur mantenendo un monitoraggio continuo. Altri hanno introdotto una maggiore flessibilità nella gestione delle escursioni, lasciando ai partecipanti la possibilità di evitare le zone interessate dalle proteste.
Il punto centrale è garantire informazioni aggiornate, assistenza tempestiva e soluzioni alternative, senza alimentare allarmismi ma senza neppure sottovalutare i problemi concreti.
Per il turismo organizzato questa fase può diventare anche una dimostrazione del valore del servizio professionale: quando uno spostamento cambia improvvisamente o un’attrazione chiude, la possibilità di contare su un referente competente può fare la differenza.
Social media e reputazione, il rischio per le destinazioni
C’è poi un aspetto meno immediato, ma potenzialmente molto rilevante: l’immagine internazionale delle città.
Le fotografie di vetrine devastate, gli scontri nelle piazze e i video dei disordini circolano rapidamente attraverso social network e mezzi di informazione. Spesso arrivano ai potenziali visitatori senza un contesto geografico preciso, trasmettendo la percezione che l’intera città sia coinvolta.
Per Milano e Parigi, destinazioni con una forte componente internazionale e un’offerta turistica diversificata, il problema è delicato.
La comunicazione delle istituzioni deve riuscire a conciliare trasparenza e rassicurazione: informare sulle zone effettivamente interessate, segnalare le restrizioni, spiegare quali servizi continuano a funzionare e aggiornare tempestivamente visitatori e operatori.
La sicurezza reale resta fondamentale, ma lo è anche la capacità di raccontare correttamente ciò che accade.
La sfida: proteggere il turismo senza alimentare l’allarmismo
Le violenze dell’ottobre 2026 mostrano come le tensioni sociali possano ripercuotersi rapidamente sull’economia turistica, anche quando hotel, ristoranti e agenzie di viaggi non sono direttamente coinvolti negli scontri.
A Milano le prime disdette segnalate da Confcommercio richiamano l’attenzione sul costo della paura. In Francia i danneggiamenti alle imprese e le chiusure dei luoghi culturali dimostrano quanto l’attività turistica sia esposta alle conseguenze delle crisi urbane.
Non tutte le destinazioni subiscono gli stessi effetti e non tutte le prenotazioni vengono compromesse. L’impatto dipenderà soprattutto dalla durata delle tensioni, dalla capacità di garantire sicurezza e dalla rapidità con cui sarà ristabilita la normale fruibilità delle città.
Per un settore che vive di mobilità, accoglienza e fiducia, la vera sfida è evitare che episodi circoscritti si trasformino in un danno prolungato all’immagine delle destinazioni.
Perché nel turismo la fiducia richiede tempo per essere costruita, ma può indebolirsi molto rapidamente.
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Crociere, l’Italia domina la costruzione navale e rilancia l’economia dei porti
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3 settimane agoon
19/10/2026
Fincantieri guida il mercato mondiale con il 56% degli ordini di nuove navi. I cantieri italiani conquistano il 57% delle commesse fino al 2039, mentre il porto di Civitavecchia genera 1,5 miliardi di euro per il Lazio.
L’Italia costruisce le navi da crociera del futuro e raccoglie una parte importante dei benefici economici del turismo marittimo. Da una parte il primato mondiale della cantieristica nazionale, trainata da Fincantieri; dall’altra l’impatto crescente degli scali sulle economie locali, come dimostra il caso di Civitavecchia, porta d’accesso privilegiata alla Capitale.
Due studi, dedicati rispettivamente alla produzione navale e alla movimentazione crocieristica, fotografano un settore che va ben oltre la vacanza a bordo. Dietro ogni nave ci sono progettazione, industria, tecnologia e occupazione; dietro ogni scalo, una rete di alberghi, ristoranti, trasporti, commercio e servizi turistici.
Il primato italiano nei nuovi ordini
Il 57% degli ordini mondiali di navi da crociera con consegne previste tra il 2026 e il 2039 è destinato ai cantieri italiani. È il dato più significativo dello studio di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), anticipato dal Sole 24 Ore, che attribuisce al nostro Paese anche il 54,4% del valore economico delle navi ordinate.
La posizione italiana appare particolarmente solida rispetto ai principali concorrenti europei. La Germania raccoglie il 19% degli ordini, la Francia il 14%, mentre il restante 10% è distribuito tra gli altri Paesi.
Non si tratta soltanto di una questione di dimensioni. Le navi da crociera richiedono competenze industriali molto specializzate, capacità ingegneristiche, tecnologie avanzate e un elevato livello di personalizzazione. Un mercato nel quale la cantieristica europea, e soprattutto italiana, continua a conservare un vantaggio competitivo.
Fincantieri, il gigante che guida il settore
A trainare il risultato nazionale è Fincantieri, gruppo con sede centrale a Trieste, al quale fa capo il 56% degli ordini globali di nuove navi da crociera previsti nel periodo considerato. Un ulteriore 1% è attribuito ai cantieri genovesi T. Mariotti, completando la quota italiana.
Sul fronte internazionale, il gruppo tedesco Meyer Werft si colloca al secondo posto, con una quota complessiva del 19%, suddivisa tra i cantieri tedeschi e quelli finlandesi di Turku. Seguono i francesi di Chantiers de l’Atlantique, con il 14%.
Il rapporto di CDP evidenzia inoltre la consistenza dell’intero comparto nazionale: 451 imprese navalmeccaniche, escludendo la nautica da diporto, e un fatturato complessivo di 7,9 miliardi di euro.
Un sistema produttivo che non si esaurisce nei grandi stabilimenti. La costruzione di navi e strutture galleggianti genera infatti circa 1,7 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 36% dei 4,8 miliardi attribuiti alla filiera. Gli altri comparti, dalla progettazione alla componentistica, fino alla logistica e ai servizi successivi alla consegna, contribuiscono per oltre 3 miliardi.
L’Asia produce più navi, l’Europa punta sulla specializzazione
Il primato italiano riguarda specificamente le navi da crociera, non l’intera industria mondiale della costruzione navale.
In termini di volumi complessivi, infatti, il baricentro produttivo è ormai saldamente in Asia. La Cina realizza oltre la metà della produzione mondiale e concentra circa il 60% degli ordini, seguita da Corea del Sud e Giappone. L’Europa, secondo i dati aggiornati al 2025, rappresenta soltanto il 3% circa della produzione navale globale.
La differenza sta nella specializzazione. Il segmento delle navi passeggeri, comprendente crociere e traghetti, pesa per poco più del 2% della produzione mondiale, ma richiede lavorazioni complesse e genera un valore economico elevato.
Per l’Italia questo comparto rappresenta circa il 75% dell’export navalmeccanico e una quota del 20% del mercato globale delle navi passeggeri. Per la Francia i valori corrispondenti sono il 64% e il 12%, mentre la Germania conserva una presenza più diversificata, anche nelle unità cargo di minori dimensioni.

Navi da crociera ormeggiate nel porto di Civitavecchia, importante punto di accesso per il turismo diretto a Roma e nel Lazio.
Civitavecchia, dalle crociere 1,5 miliardi di euro per il Lazio
Se la costruzione delle navi racconta la forza industriale italiana, l’attività dei porti rivela il peso economico del turismo crocieristico.
A Civitavecchia, principale scalo crocieristico di riferimento per Roma, il settore ha generato nel 2024 un impatto complessivo di 1,5 miliardi di euro sull’economia del Lazio, con un contributo al prodotto interno lordo regionale di 714 milioni di euro e quasi 11.000 posti di lavoro sostenuti.
I risultati emergono da Cruise Port Profile: Civitavecchia, lo studio realizzato da Oxford Economics per CLIA, l’associazione internazionale delle compagnie crocieristiche.
La spesa direttamente collegata alle attività portuali ha raggiunto un miliardo di euro. Di questi, 671 milioni provengono da passeggeri ed equipaggi, mentre 329 milioni sono riconducibili alle compagnie, tra diritti portuali, tasse, approvvigionamenti e manutenzioni.
A questa cifra si aggiungono 324 milioni di effetti indiretti nella rete dei fornitori e altri 187 milioni derivanti dai consumi dei lavoratori, fino a raggiungere l’impatto complessivo di 1,5 miliardi.
L’occupazione cresce anche lontano dalle banchine
Il contributo della crocieristica al territorio emerge con particolare chiarezza dai dati sull’occupazione.
Dei circa 10.920 posti di lavoro sostenuti dall’attività del porto, 7.440 sono diretti, 1.940 riguardano la catena dei fornitori e circa 1.540 dipendono dai consumi generati dai redditi dei lavoratori. I salari complessivi associati a questa attività ammontano a 322 milioni di euro.
A beneficiare maggiormente dei flussi sono accoglienza e ristorazione, che contano oltre 2.900 occupati e 122 milioni di contributo al Pil regionale. Seguono il commercio, con 1.902 posti, e le attività culturali e ricreative, con circa 1.750 occupati e 119 milioni di Pil.
La nave diventa così il punto di partenza di una catena economica molto più estesa, capace di coinvolgere imprese e professionisti anche lontano dalle infrastrutture portuali.
Roma moltiplica il valore degli scali
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda le abitudini dei crocieristi prima e dopo il viaggio.
Il 54% dei passeggeri in turnaround, cioè coloro che iniziano o terminano la crociera a Civitavecchia, trascorre almeno una notte a Roma, con una permanenza media di 3,3 notti. Il 36% soggiorna anche in altre destinazioni italiane, con una media di 4,4 notti.
Il risultato è un effetto di moltiplicazione delle presenze turistiche: il porto non rappresenta soltanto un punto di imbarco o sbarco, ma alimenta soggiorni, escursioni e consumi in una rete più ampia di destinazioni.
Anche le differenze di spesa sono significative. I passeggeri in transito che raggiungono Roma spendono mediamente 229 euro a persona, contro gli 82 euro di chi rimane a Civitavecchia. Per i passeggeri in turnaround, considerando anche le spese nella Capitale, la cifra arriva a 395 euro per persona.
Tra le attrazioni più frequentate figurano il Colosseo, il Foro Romano, il Vaticano e il centro storico, oltre a Trastevere, via del Corso e Villa Borghese.
Civitavecchia beneficia direttamente dei flussi
L’impatto non riguarda soltanto Roma. Nella città portuale, passeggeri ed equipaggi hanno effettuato una spesa stimata in 158 milioni di euro, attivando 234 milioni di produzione economica complessiva, 122 milioni di Pil e quasi 2.000 posti di lavoro.
Il commercio al dettaglio assorbe il 27% della spesa locale, seguito da ristorazione, con il 23%, e trasporti, con il 18%.
Anche i pernottamenti contribuiscono all’economia cittadina. Tra i crocieristi che decidono di fermarsi a Civitavecchia, il 64% sceglie un hotel, mentre il 17% preferisce bed & breakfast o guest house, con un soggiorno medio di 1,4 notti.
Sono numeri che rafforzano il ruolo dello scalo come destinazione turistica, oltre che come infrastruttura di transito.
Gli americani guidano la domanda internazionale
Circa otto crocieristi su dieci provengono dall’estero. Gli Stati Uniti costituiscono il principale mercato di riferimento, davanti a Italia, Regno Unito, Canada, Francia e Germania.
Un altro elemento rilevante riguarda la capacità di intercettare nuovi visitatori. Il 63% dei passeggeri in transito e il 49% di quelli in turnaround si trovava a Civitavecchia per la prima volta.
La crocieristica diventa quindi anche uno strumento di promozione territoriale, capace di far conoscere destinazioni che potrebbero essere successivamente scelte per soggiorni più lunghi.
A favorire l’economia locale contribuisce inoltre una stagione relativamente estesa: da maggio a ottobre, il porto registra mediamente circa 450.000 visitatori al mese, con una distribuzione dei flussi più equilibrata rispetto ad altre aree del Mediterraneo.

La nave da crociera Carnival Dream in costruzione nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
Dall’industria al turismo, una filiera strategica
La leadership di Fincantieri e il caso Civitavecchia raccontano due dimensioni complementari della stessa economia.
La prima è quella industriale, nella quale l’Italia conquista commesse internazionali grazie a tecnologia, competenze e capacità produttiva. La seconda è quella turistica, dove le navi sostengono una domanda che si distribuisce tra porti, città, strutture ricettive e servizi.
Per il sistema Italia, la sfida dei prossimi anni sarà consolidare entrambi i vantaggi: mantenere la competitività nella costruzione navale e aumentare la capacità dei territori di trasformare gli scali crocieristici in valore economico duraturo.
Un obiettivo che coinvolge non soltanto cantieri e armatori, ma anche imprese turistiche, amministrazioni locali e l’intera filiera dell’ospitalità.
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Agenzie di viaggi: torna il valore della relazione con il cliente
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1 mese agoon
08/10/2026
Dal focus group Road to Bit di Torino emerge una categoria sotto pressione, ma ancora centrale quando servono consulenza, fiducia e responsabilità.
Le agenzie di viaggi vivono una fase complessa, stretta tra clienti sempre più informati, margini ridotti, fornitori meno reattivi e nuove tecnologie da integrare nel lavoro quotidiano. Ma proprio in questo scenario rivendicano con forza il proprio ruolo: non semplici intermediari, bensì consulenti capaci di orientare, proteggere e accompagnare il cliente nelle scelte più delicate.
È uno dei temi emersi nella tappa torinese di Road to Bit, il ciclo di focus group dedicato alla distribuzione turistica, organizzato da Bit Milano in collaborazione con L’Agenzia di Viaggi Magazine. Un confronto diretto con gli agenti di viaggi del territorio, chiamati a raccontare criticità, trasformazioni e prospettive della professione.
Il cliente arriva preparato, ma non sempre informato
Il primo cambiamento riguarda il rapporto con il viaggiatore. Sempre più spesso il cliente entra in agenzia convinto di conoscere già destinazioni, voli, hotel, prezzi e procedure. In realtà, spiegano gli agenti, molte informazioni raccolte online sono parziali, datate o non correttamente interpretate.
Il lavoro dell’agenzia diventa quindi anche un’attività di verifica, selezione e responsabilità. La differenza è sostanziale: se il cliente sbaglia una prenotazione online, può provare a rimediare; se l’errore lo commette l’agente, ne risponde professionalmente, economicamente e anche in termini di reputazione. In un mercato dominato dalle recensioni, basta un episodio negativo per compromettere anni di fiducia costruita con la clientela.
A rendere tutto più difficile ci sono le crisi internazionali, le variazioni improvvise delle regole di ingresso, le assicurazioni da aggiornare, la documentazione richiesta all’ultimo momento e mercati che possono cambiare direzione nel giro di pochi giorni. Per questo gli agenti sottolineano la necessità di restare sempre aggiornati e di non poter concedere spazio all’improvvisazione.

Domanda polarizzata e agenzie più consulenziali
Il cambiamento riguarda anche la capacità di spesa. Secondo gli operatori torinesi, il ceto medio si è assottigliato e la domanda tende a concentrarsi sempre più su due estremi: da una parte il prodotto molto economico, dall’altra la fascia alta, più interessante per chi punta su valore aggiunto, personalizzazione e marginalità.
Per intercettare questa clientela alcuni agenti hanno trasformato l’agenzia tradizionale in uno spazio più riservato, quasi un salotto del viaggio, dove si lavora su appuntamento e con un approccio molto consulenziale. L’obiettivo non è vendere un catalogo, ma costruire un progetto di viaggio, ascoltando esigenze, aspettative e timori del cliente.
Più divisivo, invece, il tema della flessibilità. Per alcuni è diventata indispensabile, perché l’instabilità geopolitica e climatica impone soluzioni modificabili e più protette. Per altri, però, un eccesso di flessibilità rischia di svalutare il prodotto e il lavoro stesso dell’agenzia, trasformando la consulenza in un servizio dato per scontato.
Fornitori più fragili, agenzie più esposte
Uno dei nodi più sentiti riguarda il rapporto con la filiera. Dopo la pandemia, secondo molti agenti, la qualità del servizio offerto da una parte dei fornitori è peggiorata. Le difficoltà riguardano compagnie aeree, hotel, servizi a terra e anche alcuni tour operator: meno personale, più disorganizzazione, risposte lente, competenze non sempre adeguate, linee telefoniche che cadono, ticket promessi e non inviati.
Il problema è che le inefficienze dei fornitori finiscono quasi sempre sul tavolo dell’agente di viaggi, che resta il primo referente agli occhi del cliente. Per questo qualcuno, provocatoriamente, sarebbe disposto a rinunciare a una parte dell’over-commission pur di avere interlocutori dedicati, preparati e realmente disponibili.
Il quadro, però, non è soltanto negativo. Proprio perché il livello medio di servizio si è abbassato, chi riesce a garantire attenzione, competenza e presenza viene percepito come ancora più prezioso. Il cliente che trova un agente capace di risolvere problemi, anticipare criticità e assisterlo davvero tende a restare fedele.

Il nodo della formazione e delle nuove leve
La categoria si interroga anche sul futuro della professione. La formazione dei nuovi agenti resta una delle sfide principali: non esiste un percorso strutturato e riconosciuto, mentre imparare davvero il mestiere richiede tempo, affiancamento e investimenti.
Molte agenzie formano giovani per due o tre anni, ma non sempre riescono a trattenerli. Alcuni lasciano il settore attratti da aziende che offrono smart working, stipendi più competitivi o percorsi percepiti come più moderni e remunerativi. Il travel, invece, resta un ambito complesso, con margini contenuti e ritmi intensi, dove spesso bisogna gestire più attività contemporaneamente: consulenza, preventivi, emergenze, documenti, pagamenti, modifiche e assistenza post vendita.
Il problema, secondo gli agenti torinesi, è anche narrativo. Il mestiere viene ancora raccontato poco e male. Per attrarre nuove generazioni non basta cercare personale: bisogna rendere più chiaro il valore professionale dell’agente di viaggi, la complessità delle sue competenze e le possibilità di crescita all’interno del settore.
I giovani clienti tornano quando il viaggio conta davvero
Se sul fronte delle nuove leve il problema resta aperto, qualcosa si muove invece tra i giovani viaggiatori. Gli agenti registrano un ritorno in agenzia per i viaggi importanti: liste nozze, viaggi di gruppo, itinerari complessi, destinazioni lontane o esperienze con budget rilevanti.
A riportare i clienti verso il punto vendita fisico contribuisce anche l’eccesso di informazioni online. La rete offre moltissimo, ma non sempre aiuta a scegliere. Recensioni contraddittorie, offerte poco chiare, condizioni da interpretare e promesse difficili da verificare spingono una parte dei viaggiatori a cercare una figura competente.
Conta anche la soglia psicologica del pagamento. Sopra cifre importanti, indicativamente tra i 2.000 e i 3.000 euro, molti clienti sono meno propensi a completare l’acquisto online senza un riferimento umano. In quel momento la fiducia torna centrale e la consulenza dell’agente diventa un elemento di sicurezza.
Territorio, istituzioni e abusivismo
Un altro tema emerso a Torino riguarda il rapporto con il territorio. Gli agenti si sentono spesso poco sostenuti dalle istituzioni, anche perché la categoria non viene percepita come politicamente rilevante. A pesare è anche il tema dell’abusivismo, indicato come una componente molto significativa del mercato e considerato difficile da affrontare sul piano politico.
Le associazioni di categoria, riconoscono gli operatori, hanno svolto un ruolo importante soprattutto dopo la pandemia. Resta però la sensazione che l’attenzione pubblica e mediatica si concentri quasi sempre sulle criticità, lasciando in secondo piano il contributo positivo delle agenzie.
Un esempio citato riguarda il ruolo svolto nei rimpatri gratuiti durante la crisi in Medio Oriente, un’attività di assistenza concreta che, secondo gli agenti, non ha ricevuto il rilievo che meritava. Da qui la richiesta di una comunicazione più efficace: da parte delle istituzioni e dei media, ma anche della categoria stessa.
Social e AI: strumenti utili, ma non sostitutivi
Sul digitale il giudizio è prudente. Gli agenti riconoscono che la presenza delle agenzie sui social frequentati dai giovani è ancora insufficiente. Allo stesso tempo, osservano una perdita di credibilità di molti contenuti online, spesso standardizzati, poco verificabili o generati dall’intelligenza artificiale.
L’AI, però, non viene respinta. Al contrario, molti operatori ammettono di utilizzarla già per velocizzare ricerche, sistemare testi, elaborare informazioni, creare mappe, organizzare dati o supportare attività amministrative. Se usata bene, con input corretti e controllo professionale, può ridurre tempi e carichi di lavoro.
Il punto è che l’intelligenza artificiale non elimina la responsabilità dell’agente. Può aiutare a produrre, ordinare e confrontare informazioni, ma non sostituisce esperienza, giudizio, relazione e capacità di interpretare il bisogno reale del cliente.

La consulenza come vero margine competitivo
Dal confronto torinese emerge quindi una categoria sotto pressione, ma non marginale. Anzi, proprio la complessità del mercato restituisce valore al ruolo dell’agente di viaggi. Quando la scelta è semplice e il budget ridotto, il fai da te online può sembrare sufficiente. Quando invece il viaggio è importante, costoso, articolato o emotivamente rilevante, la relazione personale torna a pesare.
La sfida sarà far riconoscere questo valore anche economicamente, superando l’idea che la consulenza sia gratuita o accessoria. Gli agenti chiedono più attenzione, più formazione, fornitori più affidabili e un racconto più corretto del loro lavoro.
Il futuro dell’agenzia non sembra quindi legato alla nostalgia del passato, ma alla capacità di trasformarsi in un presidio di fiducia: meno sportello generalista, più consulenza specializzata; meno semplice vendita, più accompagnamento; meno intermediazione invisibile, più responsabilità riconosciuta.
Secondo Federturismo Confindustria e Banca d’Italia aumentano arrivi, spesa e ricerche internazionali. Bene mare e città d’arte, mentre settembre rafforza la destagionalizzazione.
L’estate italiana conferma una tendenza ormai sempre più evidente: il peso dei turisti stranieri continua ad aumentare e diventa decisivo per la tenuta del settore. Nei mesi di luglio e agosto, secondo i dati del Centro Studi di Federturismo Confindustria e le ultime rilevazioni della Banca d’Italia, i visitatori provenienti dall’estero sono cresciuti dell’8,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un segnale importante per l’intera filiera turistica, perché il travel incoming, cioè i viaggiatori che arrivano in Italia dall’estero, genera valore non solo per alberghi e strutture ricettive, ma anche per ristorazione, trasporti, commercio, cultura, servizi e produzioni del Made in Italy.

I numeri confermano la forza dell’incoming
Il turismo resta uno dei motori dell’economia nazionale. Le analisi del Centro Studi Federturismo su dati Istat indicano, per il primo trimestre 2026, 23 milioni di arrivi, in crescita del 4,2%, e 71,6 milioni di presenze, in aumento del 7,5%. La componente estera sale del 12,3% e rappresenta il 54,6% del totale.
Anche il quadro economico conferma il ruolo strategico dei mercati internazionali. Nel 2025, secondo Banca d’Italia, la spesa dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese ha raggiunto i 56,7 miliardi di euro, con un avanzo della bilancia turistica di 22,7 miliardi, pari a circa l’1% del Pil.
Il trend positivo prosegue anche nel 2026: nella media del trimestre terminato ad aprile, le entrate turistiche sono cresciute del 4,4%. A maggio il saldo della bilancia dei pagamenti del settore ha registrato un avanzo di 2,7 miliardi di euro, mentre la spesa dei turisti stranieri in Italia ha toccato quota 5,4 miliardi.
Più voli cercati e più posti disponibili
La voglia di Italia si misura anche online. Le ricerche di voli verso il nostro Paese da parte dei viaggiatori stranieri sono aumentate del 26%, mentre la disponibilità di posti sui collegamenti diretti è salita del 14%. Un ritmo che, secondo l’analisi, risulta superiore a quello registrato dai principali competitor europei.
Il picco di attenzione si è visto anche in occasione di Ferragosto, quando le ricerche online hanno segnato un incremento del 17% rispetto all’estate 2025. Per operatori, compagnie e destinazioni è un dato rilevante: la domanda internazionale non solo resta alta, ma continua a cercare l’Italia anche nei periodi di massima concentrazione turistica.

Mare e città d’arte trainano l’estate
Sul fronte della ricettività, le località balneari si confermano protagoniste. Il tasso medio di occupazione si è attestato intorno all’82%, salendo all’85% nei giorni più vicini a Ferragosto.
Molto positiva anche la risposta delle città d’arte. Roma, Napoli e Venezia hanno registrato tassi di occupazione superiori all’80%, sostenuti soprattutto dagli arrivi da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. È una conferma della forza del prodotto Italia sui mercati internazionali: mare, cultura, enogastronomia, shopping e patrimonio storico continuano a comporre un’offerta difficilmente replicabile.
Settembre pesa di più nelle scelte di vacanza
Accanto al pieno dell’alta stagione, cresce il ruolo dei mesi di spalla, soprattutto settembre e giugno. È la destagionalizzazione, cioè la distribuzione dei flussi turistici oltre i picchi tradizionali di luglio e agosto.
Ad agosto sono partiti circa 16 milioni di italiani, ma aumenta il numero di chi sceglie di programmare le ferie a settembre. A spingere questa scelta contribuiscono tariffe più accessibili, località meno affollate e condizioni climatiche spesso più favorevoli rispetto alle settimane centrali dell’estate.
La conferma arriva dalle prenotazioni aeree, che per settembre registrano un incremento dell’8%. Le mete italiane più ricercate restano Sardegna, Sicilia, Calabria e Puglia, regioni che combinano mare, clima, paesaggio e ampia offerta ricettiva.

Dall’estero al lungo raggio: come cambiano le preferenze
Per gli italiani che scelgono vacanze fuori dai confini nazionali, le isole greche e le Baleari restano tra le destinazioni più amate. Il Mar Rosso mostra segnali di ripresa, mentre crescono i Paesi del Nord Europa e alcune mete di lungo raggio come Giappone, Cina e Sud America.
Il caldo intenso ha contribuito anche al ritorno della montagna come alternativa estiva. Quasi 8 milioni di italiani hanno scelto località alpine o appenniniche, con il Trentino-Alto Adige in testa. Bene anche il comparto crocieristico, indicato in crescita da oltre il 10% degli operatori rispetto ai pacchetti tradizionali.
Il ministro Mazzi: turismo pilastro dell’economia italiana
Sui dati della Banca d’Italia è intervenuto anche il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, definendo il turismo «una vera e propria industria e un pilastro per l’economia nazionale».
Il ministro ha sottolineato in particolare la crescita della spesa dei turisti provenienti dai Paesi dell’Unione europea, aumentata del 4,1%, e l’incremento del 2,3% dei flussi in entrata nei primi cinque mesi del 2026. Per Mazzi, questi risultati confermano l’efficacia delle strategie di destagionalizzazione e di promozione sui mercati di prossimità, cioè quelli geograficamente più vicini all’Italia.
L’obiettivo, secondo il ministero, è trasformare questa crescita in un risultato stabile, puntando su un’offerta più qualificata, sostenibile e distribuita in modo più equilibrato sul territorio.

La sfida: crescere senza concentrare troppo i flussi
Il quadro dell’estate 2026 è positivo, ma apre anche una riflessione sulla gestione futura della domanda. L’aumento dei turisti stranieri, il rafforzamento dei collegamenti e la crescita della spesa sono segnali importanti per l’economia italiana. Allo stesso tempo, rendono ancora più urgente lavorare su destagionalizzazione, sostenibilità, qualità dell’offerta e distribuzione dei flussi.
Per il turismo italiano, la vera sfida non sarà soltanto attirare più visitatori, ma accompagnarli verso territori, periodi e prodotti diversi. Mare e città d’arte restano centrali, ma il potenziale di crescita passa anche da borghi, montagna, aree interne, esperienze culturali, enogastronomia e turismo lento.
L’estate italiana parla sempre più internazionale. Ora il compito del sistema turistico è trasformare questa domanda in valore duraturo per imprese, territori e comunità locali.
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