Golf
Anguilla, Caraibi in purezza tra golf, mare e celebrità
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1 anno agoon
Questa piccola, appartata isola delle Antille annovera 33 spiagge fra le più belle del mondo richiamando grandi nomi dello «star system». E lo splendido campo Aurora International firmato da Greg Norman è considerato il secondo miglior percorso del Caribe, dove pure la concorrenza non manca
Qui, nel cuore dei Caraibi, a poche miglia dal leggendario Mar dei Sargassi, sventolavano un tempo le bandiere dei Pirati, che ne avevano fatto una delle loro basi-rifugio. Oggi, più placidamente, sventolano le bandiere dello spettacolare percorso a 18 buche, firmato da Greg Norman, lo Squalo Bianco che in questi mari limpidi deve essersi ambientato molto bene tanto da aver disegnato, oltre a questo inserito nel lussuoso «Aurora Resort», altri campi di prestigio nelle varie isole (Portorico, Bahamas, Cayman).
Anguilla è Caraibi in purezza. Sulla sua superficie di 26 km per appena 5 di larghezza (a forma, appunto, di anguilla, da cui il nome proprio in italiano) si contano 33 spiagge ritenute, non a torto, tra le più belle del mondo. E, a visitarle, si fatica a stilare una classifica che peraltro potrebbe andare solo dal bellissimo al sublime.
Hugo Pratt aveva immaginato qui la residenza del suo Corto Maltese, che abitava nella vicina Antigua ma ogni tanto vi tornava a trovare qualche amico. E forse suggestionato dalle storie disegnate da Pratt, qui aveva costruito una bella villa sulla Shoal Bay, un altro uomo d’avventure, ma in carne ed ossa: Chuck Norris, che fra un combattimento contro Bruce Lee al Colosseo e una puntata della mitica serie “Walker Texas Ranger” (di cui è stato protagonista), vi si rifugiava spesso a riposare con sua moglie, e tenersi in forma nell’attrezzatissima palestra di casa o correndo sulla spiaggia. Oggi, 83enne e divorziato, Chuck non si fa più vedere sull’isola ma in compenso, proprio accanto alla sua ex villa (venduta e disponibile in affitto) ha una proprietà Denzel Washington e frequentatrici abituali risultano molte altre celebrità: da Leonardo Di Caprio a Paul McCartney, da Beyoncé a Liam Neeson, da Justin Timberlake a Michael Jordan che, da appassionato golfista, è stato avvistato, sigaro in canna, proprio sulle buche dell’Aurora International Course, in compagnia di un altro fuoriclasse dello sport americano, Derek Jeter, asso in pensione dei New York Yankees di baseball.
I turisti europei “normali” raggiungono l’isola atterrando sulla vicina Saint Martin con un volo diretto da Parigi o da Amsterdam oppure facendo scalo negli Stati Uniti (prima di una breve traversata a bordo di veloci motoscafi); loro, le “celebrities”, atterrano con voli privati al piccolo aeroporto turistico o sbarcano dagli yacht provenienti magari da St Barth o da St Kitts e Nevis, località caraibiche di gran tendenza, dove però la loro privacy è più a rischio. Anguilla, con la sua poca mondanità e la gentile accoglienza dei locali, garantisce un soggiorno più tranquillo, valore inestimabile per chi deve spesso difendersi dall’invadenza dei fan. Del resto gli anguillani hanno fatto dell’ospitalità, sommata alla straordinarietà delle loro spiagge, un vero e proprio valore aggiunto: nelle scuole tutti i ragazzi seguono un programma di studio, chiamato non a caso “Smile”, centrato sul senso dell’accoglienza. Una mossa accorta, considerato che il turismo è la risorsa economica più importante dell’isola che fa parte del Regno Unito, con un Governatore nominato da Re Carlo d’Inghilterra su consiglio del Parlamento britannico. Deve aver fatto breccia il programma di studi “Smile” e infatti è sempre con un sorriso che gli addetti a qualsiasi attività locale accolgono il turista.
Il campo, un gioiello firmato Greg Norman
L’acqua, la sabbia bianchissima, il mare che arriva a lambire i green di alcune buche. Gli elementi del bel campo disegnato da Greg Norman sono, anch’essi, tipicamente caraibici. Emozionante è lo spettacolo dal tee della buca 1, dove lo sguardo, volando sulle trasparenze del mare, spazia fino alle coste della vicina isola di Saint Martin. La sabbia è elemento dominante a contrasto col verde impeccabile e impeccabilmente mantenuto dei fairway duri, compatti, generosi con le traiettorie dei colpi che se ne avvantaggiano in lunghezza. Non solo i consueti bunker di green o di metà strada: no, è soprattutto l’ampiezza di molte “waste areas” a creare l’effetto cromatico e, anche, a pretendere molta precisione, specie sui tee shot, per non ritrovarsi un secondo colpo più delicato del normale.
L’acqua entra molto spesso in gioco e non solo sui colpi di partenza. L’ampiezza dei fairway perdona qualche errore di traiettoria ma se si esagera con lo slice o col gancio (e se non si valuta bene l’intensità del vento, gentile ma mutevole) sperare di non perdere la pallina è arduo perché la vegetazione a guardia del percorso è densa e fitta. Ne escono, con una certa frequenza, bellissimi esemplari di iguana di varie età, anche grandicelle. Non sembrano troppo preoccupate dal rischio di essere colpite da palline vaganti. Imperturbabili, magari appostate a bordo dei laghetti, paiono nutrire un’inopportuna fiducia nella precisione dei giocatori in campo.
Comunque, iguana a parte, la scoperta del campo procede di sorpresa in sorpresa: buche mai banali, sempre diverse l’una dall’altra, un disegno intrigante che sottopone a test ora la potenza, ora la precisione, ora la strategia. Un par 72 di 6.550 metri dai tee “Rock”, i più impegnativi che richiedono un livello di gioco “one digit”, di 6.190 dai tee “Ocean”, più abbordabili a livello medio. Ma sono previsti altri tre tee box (Sunrise, Sand, Coral) a disposizione delle signore o di chi non vuole (o non può) sfidare troppo il campo sul piano della potenza, dato che molto spesso bisognerà volare un bel tratto d’acqua per atterrare in fairway. Un grande campo, insomma, classificato dalla “Bibbia” del golf mondiale (“Golf Digest”) al secondo posto tra i percorsi esistenti nei Caraibi, dove pure la concorrenza non manca.
Aurora, un Resort a cinque stelle dove anche la cucina italiana è impeccabile
Il campo fa parte dell’Aurora Resort, uno dei più prestigiosi dell’isola, dove, comunque, la scelta di strutture pluristellate è molto ampia. L’Aurora si affaccia sulla Rendezvous Beach, una lunga falce di sabbia immacolata. Un recente investimento multimilionario della nuova proprietà (prima si chiamava Cuisinart) ne ha ulteriormente innalzato il livello. Con una scelta di 178 lussuose suite e ville tutte a ridosso del mare gli ospiti hanno a disposizione ogni tipo di opzione. Piscine, idromassaggi, parco giochi d’acqua per i bambini, una Spa ampia e attrezzatissima. Ma il fiore all’occhiello è la cucina, differenziata tra i sei ristoranti. D Richard’s (il nome del nuovo proprietario del Resort) è una steack house (unica di tutta l’isola) giusto davanti alla club house del campo da golf; Tokyo Bay, collocato nello stesso edificio della Sorana Spa, è il raffinato ristorante giapponese dove Federica, giovane e gentilissima Direttrice italiana dei Ristoranti, assiste e consiglia al meglio i clienti; Chef’s Table è il ristorante internazionale nel cuore del Resort, ai margini della grande piscina, dove si consuma anche la prima colazione. Il C Level e il Breezes sono i due locali a bordo spiaggia dove le grigliate di aragoste, gamberi e pesci sono l’ideale intermezzo a una giornata di mare. Ma per noi italiani l’appuntamento imperdibile è all’Oliva, ristorante che propone, grazie a un bravo chef romano, Riccardo Brian, piatti della nostra cucina rigorosamente interpretati e alimentati, come gli altri, dalle verdure coltivate sul posto nella farm di Aurora. Risultato (personalmente sperimentato da un romano, cioè chi scrive): una “Gricia” o una “Amatriciana” impeccabili (e tanto altro di nostro, naturalmente), qui nel cuore dei Caraibi, ben lontani da Trastevere o dal Colosseo.
Più che un cenno merita poi il nuovo Aurora Entertainment Park, molto vicino al campo da golf che dispone di un centro tennis di livello mondiale, campi da pickleball, parete da arrampicata, beach volley, bocce in terra battuta, campi da basket e un campo da minigolf a 9 buche oltre a un complesso di piscine per famiglie con parco acquatico, splash pad, piscina a ingresso zero, fiume lento tutto in via di completamento.
Spiagge, isolette e quel galeone affondato tre secoli fa
Si può essere maniaci di golf e, dunque, godersi l’Aurora International allo sfinimento, ma sarebbe impossibile non cedere al fascino delle spiagge anguillane. Sono 33 e tutte bellissime, abbiamo detto: sono anche tutte pubbliche e con una temperatura media annua di 28° (idem per l’acqua) non approfittarne sarebbe un delitto. Ogni baia, ogni spiaggia, ogni insenatura, ogni grotta ha caratteristiche uniche, per le rocce, il corallo o per le piante tropicali. C’è veramente una spiaggia per tutti i gusti, ed è obbiettivamente condivisibile il giudizio di “Condé Nast Traveller” (la più accreditata rivista turistica del mondo) secondo cui «Molte isole caraibiche sarebbero felici di avere almeno una delle 33 spiagge di Anguilla». La barriera corallina è l’ideale per un semplice snorkeling, sette parchi acquatici sono ideali per i sub più esperti, mentre da aprile a novembre può capitare di nuotare accanto a tartarughe marine neonate.
Ma tra le varie possibilità c’è anche una speciale avventura subacquea: il relitto di un vero galeone spagnolo del 18° secolo. El Buen Consejo affondò al largo della costa sud-est di Anguilla l’8 luglio 1772. La nave faceva parte di una flotta diretta in Messico per convertire gli abitanti. Tutti, passeggeri e ciurma, furono tratti in salvo. Successivamente un uragano affondò definitivamente El Buen Consejo. Da allora si perse anche la sua posizione ma il relitto fu poi individuato da un pescatore locale che condivise a lungo il suo segreto soltanto con il Dr. Raymond Knudsen, un subacqueo del Vermont, ad evitare che i cacciatori di tesori lo saccheggiassero. Infine il Governo ha autorizzato l’esplorazione del fondale e ha creato un parco-museo sottomarino accessibile in immersione.
Altra esperienza imperdibile è un’escursione su una delle isolette al largo di Anguilla. Prickly Pear si trova a poche miglia dalla costa di Anguilla ed ha spiagge bianche accecanti. Un’attenzione particolare merita la barriera corallina incontaminata di Prickly Pear dove fare snorkeling. Un’altra tappa irrinunciabile è Island Harbour, villaggio di pescatori: qui basta parcheggiare l’auto, fare un cenno con la mano e veder rapidamente arrivare una barca che vi condurrà in un paio di minuti a Scilly Cay, un atollo minuscolo rinomato per i suoi deliziosi piatti. Da non perdere assolutamente è una giornata a Sandy Island, che si trova proprio davanti a Sandy Ground: una macchia bianca di sabbia che risalta nel mare turchese. Simone e il suo team accolgono gli ospiti per coccolarli con cocktail e grigliate memorabili.
In conclusione, Anguilla, meta poco nota in Italia, è davvero una piccola gemma nel cuore dei Caraibi. È una destinazione di lusso, dove il lusso, oltre alle strutture alberghiere e all’impareggiabile qualità del mare, è rappresentato anche dalla quiete, dalla non-mondanità, dal relax garantito da un luogo quieto e appartato. Appartato, non certo noioso. Sulle varie spiagge è tutto un fiorire di piccoli locali e chiringuitos dove mangiare, gustare cocktail, ascoltare musica caraibica, spesso dal vivo e “pied dans l’eau”.
La stagione delle piogge, contenute, va da agosto a novembre, mentre quella dei cicloni inizia a giugno e finisce a ottobre. Il momento migliore è l’inverno, periodo che coincide con l’alta stagione turistica. Nei mesi estivi, da giugno ad agosto, il tempo è caldo e umido, ma in compenso i prezzi sono più contenuti.

Il mare lambisce le buche dell’Aurora International

La vista dal tee della 1 spazia fino alla costa della vicina isola di Saint Martin ma sono davvero tanti gli scorci spettacolari giocando all’Aurora International


La luce del tramonto esalta il disegno delle buche di Greg Norman, che si fanno comunque apprezzare a ogni ora del giorno con differenti luminosità


Le buche non sono mai banali, sempre diverse l’una dall’altra: un disegno intrigante che sottopone a test ora la potenza, ora la precisione, ora la strategia
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La confraternita dei carrellanti
E la chiamano estate (ma è un assaggio d’inferno)
Published
3 settimane agoon
03/08/2026
Massimo De Luca, grande firma del giornalismo sportivo italiano e appassionato golfista
Una sequenza interminabile di giornate a cavallo dei 40° mette a dura prova la convinzione che il golf sia davvero uno sport estivo. Magari in Scozia. Ma qui da noi qual è la stagione più adatta? (Spoiler: non c’è).
Mi chino per piantare il tee del primo colpo di giornata e dalla fronte cola sulla pallina una goccia di sudore. Non ho ancora fatto niente, non sono passato in campo pratica per non sfiancarmi preventivamente sotto la ferocia di questo sole di luglio, non ho ancora nemmeno abbozzato uno swing e già sudo.
Mi viene in mente Bruno Martino (un grande): “E la chiamano estate…”. E sì, possiamo ancora chiamarla estate questa sequela interminabile di giornate a cavallo dei 40 gradi? O non dobbiamo pensare piuttosto a un assaggio di inferno, affrettando a pentirci di ogni malefatta per non vivere in questo clima (e peggio) per l’eternità?
Mi par di sentire l’osservazione: non siete mai contenti voi golfisti. In gennaio, in febbraio quando solo i più audaci si avventurano in campo ma muniti di doppio guanto, tutti sognano e invocano il ritorno dell’estate, in base all’assunto secondo il quale il golf è essenzialmente uno sport estivo (sì, ma in Scozia, forse, dove è nato e dove le estati fanno un piacevole solletico). Poi quando finalmente arriva la nostra estate mediterranea, ecco le lamentazioni sul caldo. Insomma – questa sento che potrebbe essere l’obiezione in un ipotetico dibattito processuale – non vi va mai bene niente a voi Carrellanti.
Se devo essere onesto, non è un’accusa infondata, Vostro Onore. D’inverno ci lamentiamo del fondo pesante che frena le traiettorie, della pallina che si sporca e, nei giorni più rigidi, dei green duri che diventano trampolini incontrollabili per gli approcci. Ed è in quei momenti che si va col pensiero all’estate ancora lontana, quando la pallina, bella pulita, rimbalzerà sui fairway fino a raggiungere distanze insperate. Già. Ma questo vuol dire che in estate, se la linea del colpo non sarà quella giusta, la pallina stessa potrà inabissarsi in quell’acqua che pareva tanto lontana, o saltellare fino al bunker di green quando avevamo immaginato un colpo di avvicinamento che ci lasciasse un comodo approccino all’asta. E allora? Allora resterebbe la primavera: ma, Vostro Onore, esistono ancora le mezze stagioni o il caldo comincia a maggio e non molla più fino a ottobre? Dicono: va bene ma l’autunno, almeno quello, piacerà a voi Carrellanti?
Sì, per carità. Ma… Come la mettiamo con le foglie morte? Ricordate Yves Montand? “Les feuilles mortes se ramassent à la pelle / Les souvenirs et les regrets aussi”. “ Le foglie morte si raccolgono a palate / Così pure i ricordi ed i rimpianti”.
Dentro quelle palate di foglie morte autunnali s’intrufoleranno tante palline e senza un soffione sarà dura ritrovarle. E i ricordi di un’estate ormai lontana si mescoleranno ai rimpianti per le palline perdute e ai timori dell’inverno ormai alle porte. Oh, l’ha scritto Yves Montand, mica io.
Come dice Vostro Onore? Che le sembra tutto una ricerca di alibi? Francamente, non mi sento di darle torto. Ma del resto se a noi Carrellanti togliessero gli alibi, dove troveremmo il coraggio di tornare in campo dopo una delle tante prove indecorose che punteggiano le nostre stagioni?
Quali stagioni? Tutte, Vostro Onore. Ognuna ha il suo fascino. Tutte propongono i loro dolori. E Lei, Eccellenza, avrebbe a questo punto motivo di chiedere: ma se le cose stanno così, perché vi ostinate a giocare a golf?
Vuole la verità? Non lo so. Forse perché siamo un po’ masochisti. E, da masochisti, ci piace tantissimo.
Golf
Il “Panoramix” del Golf Club Patriziale Ascona, nel Canton Ticino: 99 anni e non sentirli
Published
1 mese agoon
21/07/2026
La vita da record di Charly Zenger, tra sport e tante altre passioni.
Circa quattro mattine alla settimana, nella club house del Golf Club Patriziale Ascona (nelle foto), in Canton Ticino, sulla sponda svizzera del Lago Maggiore, è facile incontrare una figura conosciuta da tutti: Charly Zenger, affettuosamente soprannominato “Panoramix” dai suoi compagni di club, come il celebre druido di Asterix chiamato Miraculix nella versione tedesca.
Oggi l’ex capitano della sezione Senior tiene raramente in mano il driver. In compenso, non fa mai mancare un saluto caloroso a chiunque entri al club. Charly ha 99 anni e, anche a questa età, continua a partecipare attivamente alla vita sociale del circolo, occupandosi ancora dell’organizzazione del torneo senior.
Uno sportivo completo
È difficile immaginare uno sportivo più versatile di Charly Zenger (famoso imprenditore nel settore della gioielleria e dell’orologeria “di lusso”). È cresciuto sugli sci, ha navigato sull’Adriatico, è stato un appassionato pilota sportivo e ancora oggi è un camminatore formidabile.
Ha ottenuto l’abilitazione al gioco del golf al Golf Club Erlen ed è stato membro del Golf Club Ennetsee per oltre 26 anni. Organizzare, costruire e contribuire allo sviluppo di nuovi progetti sono sempre stati per lui una grande motivazione: tra il 1989 e il 2008 circa, ha fatto parte del gruppo che contribuì alla nascita del Golf Club Sedrun. Anche la sua vita professionale lo ha legato profondamente al Ticino, dove è tuttora membro del Golf Club Patriziale Ascona.
Naturalmente, il suo golf non si è fermato alla Svizzera. Charly ha giocato al livello del mare a Hua Hin, in Thailandia, sul percorso desertico di Boulders, in Arizona, e persino sulle montagne del Perù, a oltre 2.000 metri di altitudine.
Il punto più alto della sua carriera sportiva è arrivato nel 2004, quando è diventato campione europeo Senior Open. Nel suo personale palmarès spiccano anche cinque hole in one, cioè cinque buche completate con un solo colpo: tre ad Ascona, una a Ginevra e una in Spagna.

Charly Zenger: ancora in forma a 99 anni!
Handicap 14 e amore per i percorsi collinari
Ancora oggi Charly gioca con handicap 14, alternando diversi campi nella zona di confine tra Svizzera e Italia. Oltre ad Ascona, ama frequentare Varese, il Golf Des Iles Borromées e Menaggio.
La sua preferenza va ai percorsi piacevolmente collinari: campi mossi, mai monotoni, capaci di offrire ritmo, varietà e cambi di prospettiva. Non ama i tracciati completamente piatti, ma nemmeno quelli costruiti soltanto su salite e discese ripetitive. Per lui il golf resta prima di tutto equilibrio: tra tecnica, paesaggio e piacere del gioco.
In forma senza palestra
Il suo programma di allenamento non prevede palestre, tapis roulant o pesi. Charly punta su qualcosa di molto più semplice e costante: il movimento quotidiano.
Almeno una volta alla settimana raggiunge a piedi il suo rustico sopra Minusio, località ticinese affacciata sul Lago Maggiore, vicino a Locarno. E quando parla dei compagni di escursione, lo fa con l’ironia che lo contraddistingue: «Non voglio andare con i giovani, perché camminano troppo veloci per me. Ma non va bene neanche con i vecchi: loro, a loro volta, sono troppo lenti!».
È una battuta, certo, ma anche una piccola dichiarazione di stile. Charly non rincorre il tempo, lo accompagna. Non forza il corpo, lo mantiene in movimento. Non vive lo sport come una nostalgia del passato, ma come una pratica quotidiana, adatta a ogni età.
Lo sport come filo conduttore della vita
Insieme alla moglie Yvonne, Charly ha gestito una rinomata gioielleria a Locarno, muovendosi sempre in un ambiente dove precisione, gusto e disciplina avevano un ruolo importante. Anche nella vita privata, lo sport è rimasto un filo conduttore costante.
Alla vela, all’arrampicata e allo sci si è aggiunto il golf, disciplina alla quale si è dedicato con la stessa ambizione e la stessa cura riservate a ogni passione. I risultati ottenuti nel corso dei decenni raccontano una storia impressionante, ma ancora più significativo è il modo in cui Charly ha saputo restare dentro lo sport: con serietà, leggerezza e continuità.
Il segreto della sua vitalità
Quando gli si chiede quale sia il segreto della sua forma fisica e della sua vitalità, Charly risponde in modo semplice. La differenza, secondo lui, sta nel modo in cui si affrontano i cambiamenti.
Dove altri si rassegnano, magari perché il drive non vola più lontano come a 50 anni, lui accetta i nuovi limiti con naturalezza. La routine gli dà stabilità, ma senza renderlo rigido. L’ironia lo aiuta a smorzare molte situazioni. E il piacere del gioco resta più importante del risultato.
Per Charly, la longevità non è una teoria: è una realtà vissuta giorno dopo giorno. Il suo motto riassume perfettamente questa filosofia:
«Movimento. Perché l’immobilità è la morte!».
Un obiettivo con il sorriso
Il suo grande obiettivo è festeggiare il compleanno a cifra tonda. Per sicurezza, però, Charly ha deciso di anticipare la festa senza troppe esitazioni: semplicemente per essere certo di non mancare.
Anche in questo c’è tutto il suo spirito: lucidità, ironia, voglia di stare con gli altri e una straordinaria capacità di trasformare ogni traguardo in un’occasione di condivisione.
A 99 anni, il “Panoramix” del Golf Club Ascona continua a ricordare a tutti una verità semplice: lo sport non è soltanto competizione. È presenza, abitudine, amicizia, movimento. E, soprattutto, gioia di vivere.

Panoramica aerea del Golf Club Patriziale Ascona

La club house di Ascona
Golf
Il Picciolo Etna Golf Resort & Spa: lusso e benessere alle pendici dell’Etna
Published
2 mesi agoon
06/07/2026By
La Redazione
La struttura, affiliata al brand Curio Collection by Hilton, è stata recentemente rinnovata e si trova a solo un’ora d’auto da Catania.
Gli interventi di rinnovamento e miglioramento realizzati negli ultimi tre anni, sia sul campo da golf sia all’interno dell’hotel, sono stati completati. Oggi Il Picciolo Etna Golf Resort & Spa si presenta come un importante punto di riferimento in Sicilia nel segmento dell’hotellerie di lusso.

Da questo percorso nasce anche la nuova affiliazione con Hilton attraverso Curio Collection by Hilton, il brand che riunisce hotel e resort indipendenti, selezionati per il loro carattere distintivo, il legame con la destinazione e la capacità di offrire esperienze originali, mantenendo al tempo stesso gli standard e i vantaggi del Gruppo Hilton.
Il resort si trova a circa un’ora di auto dall’aeroporto di Catania ed è situato alle pendici dell’Etna. La struttura comprende ristoranti, campo da golf e Spa, offrendo agli ospiti un’esperienza completa tra ospitalità, sport e benessere.

Tra natura, vino e storia siciliana
La posizione, immersa in un parco naturale, consente di vivere il tempo libero in molti modi diversi: dalle escursioni sul vulcano Etna alla visita delle numerose cantine che producono l’Etna DOC, vino le cui origini risalgono all’epoca degli antichi Greci, nel VII secolo.
Non vanno dimenticate nemmeno le Gole dell’Alcantara, spettacolare canyon naturale della Sicilia, e Taormina, con il suo celebre teatro greco.
Si può dire che il resort, con le sue 100 camere, sia un santuario dedicato al benessere, al golf e alla storia. Gli ospiti non si limitano a visitarlo: ne diventano parte.
Tra vigneti, rituali Spa, vini vulcanici e fairway che si snodano nella natura, ogni momento invita alla connessione, offrendo un’esperienza siciliana senza tempo.

Il campo da golf alle pendici del vulcano
Per quanto riguarda il campo, Il Picciolo Etna Golf Resort & Spa è incastonato alla base del maestoso Monte Etna e offre un percorso 18 buche, par 72, capace di unire gioco tecnico e panorami straordinari.
Il campo è noto per il suo disegno suggestivo, l’eccellente manutenzione e il paesaggio unico che lo circonda, elementi che lo rendono una destinazione apprezzata dai golfisti alla ricerca di un equilibrio tra natura e sport.
Il percorso è un vero gioiello: si sviluppa tra antiche colate laviche, fairway verdi e ostacoli posizionati strategicamente. Sullo sfondo, l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, regala una cornice scenografica e rende ogni giro di golf un’esperienza indimenticabile.

Golf
Le testimonial Rolex celebrano l’amicizia in uno splendido paesaggio all’Amundi Evian Championship
Published
2 mesi agoon
03/07/2026By
La Redazione
Dal 9 al 12 luglio, le migliori giocatrici del mondo tornano in Francia all’Evian Resort Golf Club: uno degli appuntamenti più suggestivi del golf femminile.



Jeeno Thitikul in gara all’Amundi Evian Championship nel 2025
La ricerca incessante della perfezione prosegue a The Amundi Evian Championship, dove le migliori giocatrici del mondo si sfideranno da giovedì 9 a domenica 12 luglio per conquistare uno dei titoli major più prestigiosi.
Le testimonial Rolex Lydia Ko e Jeeno Thitikul saranno tra le protagoniste più attese del ritorno al pittoresco Evian Resort Golf Club, in Francia, sul percorso The Champions Course, per la 32ª edizione del torneo. Si preannuncia un nuovo, avvincente capitolo del golf femminile, dove la qualità dello spettacolo in campo si accompagna al magnifico scenario naturale che caratterizza Évian-les-Bains, in Alta Savoia, sulla sponda francese del Lago di Ginevra, tra le montagne alpine.
Jeeno Thitikul e il legame speciale con Evian
Per Thitikul, questa sarà un’altra occasione per inseguire il primo titolo major della carriera in un luogo dal valore profondamente sentimentale. La ventitreenne thailandese fu protagonista dodici mesi fa di un finale emozionante sul Champions Course, chiudendo al secondo posto dopo il playoff perso contro l’australiana Grace Kim, capace di imporsi alla seconda buca supplementare con un eagle decisivo.
Quell’esperienza le ha dato una motivazione ulteriore per provare a vincere proprio in questo torneo, di cui Rolex è Official Timepiece e Major Partner dal 2000.
«The Amundi Evian Championship è sempre stato il mio major preferito», racconta Thitikul. «È il luogo in cui ho superato il mio primo taglio a 14 anni. Mi piacerebbe moltissimo vincerlo e, come tutti sanno, l’anno scorso ci sono andata molto vicina. È semplicemente un posto davvero speciale per me ed è bello avere la possibilità di tornarci ogni anno».
Thitikul non ha impiegato molto tempo per imporsi sulla scena globale. Nel 2017 ha scritto la storia diventando la più giovane giocatrice a vincere un torneo professionistico, il Ladies European Thailand Championship, all’età di 14 anni, 4 mesi e 19 giorni. Da allora ha trascorso complessivamente 40 settimane al numero 1 del Rolex Women’s World Golf Rankings.
Esistono sorprendenti somiglianze tra il talento emergente thailandese e Lydia Ko, che nel 2015 vinse The Amundi Evian Championship diventando, a 18 anni, la più giovane vincitrice di un major femminile. Le due testimonial condividono un legame stretto nel circuito, con Thitikul che spesso descrive Ko come una sorella maggiore e un modello di riferimento.
«Vedere Lydia negli ultimi dieci anni e oltre è stato davvero fonte di ispirazione per me», spiega Thitikul. «È una delle persone che ammiro di più. Tutto il lavoro che mette in campo, non solo nelle settimane di pausa ma anche durante quelle in cui giochiamo, è stimolante. Molti vedono soltanto i trofei e il successo, ma credo che ci sia molto di più. Lavoriamo così duramente perché amiamo questo sport, vogliamo far crescere il golf e desideriamo avere un impatto su più persone. Sto imparando questo da lei, da Annika Sörenstam e dalle altre testimonial Rolex. Vedo il percorso che hanno tracciato per ispirare la prossima generazione».

Le testimonial Rolex Jeeno Thitikul e Lydia Ko insieme: avversarie e amiche
Un major femminile in uno scenario unico
Disputato per la prima volta nel 1994 ed elevato allo status di quinto major femminile nel 2013, The Amundi Evian Championship è diventato uno degli eventi di riferimento del golf femminile. Un appuntamento che entusiasma anche i membri della famiglia Rolex, attratti dalla bellezza della sede e dal suo suggestivo contesto naturale.
«Rolex è stata un grande sostenitore dell’evento», afferma Ko. «È una settimana speciale, che riunisce molte persone, e si percepisce quanto siano numerosi gli elementi che contribuiscono alla sua riuscita. Essere testimonial dà una motivazione in più per giocare bene davanti alla famiglia Rolex. Quando rappresentiamo Rolex proviamo un certo orgoglio: è come avere un superpotere in più quando gareggiamo lì».
Il field di quest’anno include anche altre componenti della famiglia Rolex, tra cui le precedenti vincitrici Anna Nordqvist e Brooke Henderson, campionesse rispettivamente nel 2017 e nel 2022, oltre a giocatrici di primo piano come Ruoning Yin e Rose Zhang.
Tutte cercheranno di dominare le impegnative variazioni di altitudine tra tee, fairway e green impeccabili. Oltre a sollevare l’iconico trofeo, la vincitrice riceverà da Rolex un Oyster Perpetual Datejust 31 appositamente inciso, in riconoscimento del suo percorso di perseveranza e precisione per conquistare questo campo unico.
Le testimonial Rolex che hanno vinto The Amundi Evian Championship
Annika Sörenstam – 2000, 2002.
Lydia Ko – 2015.
Anna Nordqvist – 2017.
Brooke Henderson – 2022.

Lydia Ko, vincitrice nel 2015
Rolex e il golf
Rolex celebra il successo umano, riconoscendo il percorso fatto di tappe, emozioni e momenti decisivi: un cammino definito non solo dal trofeo, ma dalla strada percorsa per raggiungerlo.
Il legame della maison svizzera con il golf nasce nel 1967 con una stretta di mano tra il brand e Arnold Palmer, dando vita a un’associazione con Palmer, Jack Nicklaus e Gary Player. Conosciuti come The Big Three, questi leggendari giocatori hanno cambiato per sempre il volto del golf.
Le loro partnership con Rolex hanno segnato l’inizio di un’eredità duratura, fondata sull’impegno condiviso verso il miglioramento continuo e la precisione assoluta. Un legame che è cresciuto e si è consolidato nel corso dei decenni.
Nel rispetto di chi ha aperto la strada, Rolex affianca oggi i migliori giocatori, organizzazioni ed eventi del mondo: dal Masters Tournament al PGA Championship, dallo U.S. Open a The Open, fino a The Amundi Evian Championship e alle competizioni a squadre come Presidents Cup™, Ryder Cup e Solheim Cup.
Tra i testimonial Rolex impegnati nella ricerca dell’eccellenza nel golf maschile e femminile figurano campioni major come Brooke Henderson, Lydia Ko, Collin Morikawa, Jon Rahm, Scottie Scheffler, Adam Scott e Tiger Woods, mentre talenti emergenti come Ludvig Åberg e Jeeno Thitikul continuano il proprio percorso verso i massimi traguardi.
La presenza del brand si estende a ogni livello del golf: tutti i major championship, i principali tour professionistici, gli eventi a squadre e i tornei amatoriali di maggiore rilievo. Il sostegno di Rolex al golf si fonda su un forte senso di integrità e rispetto della tradizione, promuovendo l’importanza di investire nello sviluppo dello sport per le generazioni future.

Il Rolex Oyster Perpetual destinato alla vincitrice dell’Amundi Evian Championship
Rolex: reputazione, qualità e competenza
Rolex è una manifattura orologiera svizzera integrata e indipendente. Con sede a Ginevra, il brand è riconosciuto in tutto il mondo per la sua competenza e per la qualità dei suoi prodotti, simboli di eccellenza, eleganza e prestigio.
I movimenti degli orologi Oyster Perpetual e Perpetual sono certificati e testati internamente per precisione, prestazioni e affidabilità. La certificazione Cronometro Superlativo, simboleggiata dal sigillo verde, conferma che ogni orologio ha superato con successo i test condotti da Rolex nei propri laboratori secondo criteri interni, periodicamente validati da organismi esterni indipendenti.
La dicitura “Superlative”, incisa su ogni orologio Oyster, rappresenta la filosofia e i valori di Rolex. Incarna l’idea di eccellenza perpetua instillata dal fondatore Hans Wilsdorf, che guida l’azienda e si riflette in ogni sua attività.
Questo spirito ha portato Rolex a essere pioniera nello sviluppo dell’orologio da polso e di numerose importanti innovazioni orologiere, come l’Oyster, il primo orologio da polso impermeabile lanciato nel 1926, e il rotore Perpetual, meccanismo di carica automatica inventato nel 1931.
Nel corso della sua storia Rolex ha registrato oltre 700 brevetti. Nei quattro siti produttivi in Svizzera, il brand progetta, sviluppa e produce la maggior parte dei componenti dei propri orologi. Un quinto sito, sempre in Svizzera, è in costruzione e dovrebbe aprire nel 2029.
Rolex gestisce internamente le proprie operazioni manifatturiere: dalla fusione delle leghe d’oro alla lavorazione, creazione, assemblaggio e finitura di movimento, cassa, quadrante e bracciale. Il brand è inoltre attivamente impegnato nel sostegno ad arte e cultura, sport ed esplorazione, oltre che a favore di chi sviluppa soluzioni per preservare il pianeta.

La testimonial Rolex Anna Nordqvist all’Amundi Evian Championship nel 2025
Golf
Il Golf Club Argentario è sempre più green: realizzato un impianto fotovoltaico da 400 kW
Published
2 mesi agoon
13/06/2026By
La Redazione
Istallati 888 pannelli fotovoltaici sulle coperture dell’hotel, della club house e dei garage, perfettamente integrati nel paesaggio e in grado di produrre oltre 545.000 kWh di energia pulita all’anno
L’Argentario Golf & Wellness Resort, sede l’anno scorso di una bella edizione dell’Open d’Italia, compie un nuovo passo concreto verso un modello di ospitalità sempre più sostenibile grazie a un importante progetto di efficientamento energetico sviluppato in collaborazione con My Energy Q8, ESCO controllata dal Gruppo Q8, specializzata in soluzioni per la decarbonizzazione e la transizione energetica.
Il progetto rappresenta una delle più significative evoluzioni tecnologiche mai realizzate all’interno del Resort e conferma una visione che da sempre mette al centro il rispetto per il territorio, la tutela dell’ambiente e l’innovazione responsabile.
Sono stati installati 888 pannelli fotovoltaici sulle coperture dell’hotel, della club house e dei garage, perfettamente integrati nel paesaggio dell’Argentario grazie a soluzioni studiate per ridurne l’impatto visivo e preservare l’armonia architettonica della struttura. L’impianto, con una potenza complessiva di circa 400 kW, produce oltre 545.000 kWh di energia pulita all’anno, coprendo circa il 24% del fabbisogno elettrico del Resort.

Parallelamente, è stata completamente trasformata la centrale energetica con l’introduzione di pompe di calore ad alta efficienza che sostituiscono le precedenti caldaie a gasolio. Il nuovo sistema consente oggi di coprire il 100% del fabbisogno termico e frigorifero della struttura – riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria – utilizzando esclusivamente energia elettrica. L’energia prodotta alimenta camere, centro benessere, aree comuni e infrastrutture sportive, contribuendo a garantire elevati standard di comfort con un impatto ambientale fortemente ridotto.
Grazie all’integrazione tra fotovoltaico, pompe di calore ed energia proveniente da fonti rinnovabili certificate, il Resort raggiunge una riduzione complessiva di circa 1.000 tonnellate di CO₂ all’anno, eliminando completamente l’utilizzo di combustibili fossili per il riscaldamento e operando di fatto con energia 100% green. Un beneficio ambientale equivalente alla capacità di assorbimento di circa 45.000 alberi ogni anno.

“Questo intervento rappresenta un’evoluzione naturale del percorso di sostenibilità intrapreso fin dalla nascita del Golf Resort”, commenta Augusto Orsini, General Manager dell’Argentario Golf & Wellness Resort. “Crediamo che il lusso contemporaneo debba essere sempre più consapevole, rispettoso del territorio e capace di generare valore ambientale oltre che esperienziale”.
“Interventi come quello realizzato all’Argentario Golf & Wellness Resort rappresentano al meglio il nostro approccio: essere un partner strategico per i clienti nel loro percorso di transizione energetica, con soluzioni integrate ed efficaci”, dichiara Giovanni Romano, Presidente e Amministratore Delegato di Q8 Quaser. “Con My Energy Q8 accompagniamo imprese e cittadini nello sviluppo di modelli energetici più sostenibili, contribuendo a migliorare l’efficienza, ridurre l’impatto ambientale e generare valore nel tempo. Progetti come questo dimostrano come la transizione energetica possa tradursi in benefici concreti, senza rinunciare a qualità e comfort”.

Con questo nuovo progetto, l’Argentario Golf & Wellness Resort consolida il proprio posizionamento tra le eccellenze italiane dell’ospitalità sostenibile, dimostrando come innovazione tecnologica, lusso e rispetto per l’ambiente possano convivere armoniosamente.
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