Golf
Anguilla, Caraibi in purezza tra golf, mare e celebrità
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10 mesi agoon
Questa piccola, appartata isola delle Antille annovera 33 spiagge fra le più belle del mondo richiamando grandi nomi dello «star system». E lo splendido campo Aurora International firmato da Greg Norman è considerato il secondo miglior percorso del Caribe, dove pure la concorrenza non manca
Qui, nel cuore dei Caraibi, a poche miglia dal leggendario Mar dei Sargassi, sventolavano un tempo le bandiere dei Pirati, che ne avevano fatto una delle loro basi-rifugio. Oggi, più placidamente, sventolano le bandiere dello spettacolare percorso a 18 buche, firmato da Greg Norman, lo Squalo Bianco che in questi mari limpidi deve essersi ambientato molto bene tanto da aver disegnato, oltre a questo inserito nel lussuoso «Aurora Resort», altri campi di prestigio nelle varie isole (Portorico, Bahamas, Cayman).
Anguilla è Caraibi in purezza. Sulla sua superficie di 26 km per appena 5 di larghezza (a forma, appunto, di anguilla, da cui il nome proprio in italiano) si contano 33 spiagge ritenute, non a torto, tra le più belle del mondo. E, a visitarle, si fatica a stilare una classifica che peraltro potrebbe andare solo dal bellissimo al sublime.
Hugo Pratt aveva immaginato qui la residenza del suo Corto Maltese, che abitava nella vicina Antigua ma ogni tanto vi tornava a trovare qualche amico. E forse suggestionato dalle storie disegnate da Pratt, qui aveva costruito una bella villa sulla Shoal Bay, un altro uomo d’avventure, ma in carne ed ossa: Chuck Norris, che fra un combattimento contro Bruce Lee al Colosseo e una puntata della mitica serie “Walker Texas Ranger” (di cui è stato protagonista), vi si rifugiava spesso a riposare con sua moglie, e tenersi in forma nell’attrezzatissima palestra di casa o correndo sulla spiaggia. Oggi, 83enne e divorziato, Chuck non si fa più vedere sull’isola ma in compenso, proprio accanto alla sua ex villa (venduta e disponibile in affitto) ha una proprietà Denzel Washington e frequentatrici abituali risultano molte altre celebrità: da Leonardo Di Caprio a Paul McCartney, da Beyoncé a Liam Neeson, da Justin Timberlake a Michael Jordan che, da appassionato golfista, è stato avvistato, sigaro in canna, proprio sulle buche dell’Aurora International Course, in compagnia di un altro fuoriclasse dello sport americano, Derek Jeter, asso in pensione dei New York Yankees di baseball.
I turisti europei “normali” raggiungono l’isola atterrando sulla vicina Saint Martin con un volo diretto da Parigi o da Amsterdam oppure facendo scalo negli Stati Uniti (prima di una breve traversata a bordo di veloci motoscafi); loro, le “celebrities”, atterrano con voli privati al piccolo aeroporto turistico o sbarcano dagli yacht provenienti magari da St Barth o da St Kitts e Nevis, località caraibiche di gran tendenza, dove però la loro privacy è più a rischio. Anguilla, con la sua poca mondanità e la gentile accoglienza dei locali, garantisce un soggiorno più tranquillo, valore inestimabile per chi deve spesso difendersi dall’invadenza dei fan. Del resto gli anguillani hanno fatto dell’ospitalità, sommata alla straordinarietà delle loro spiagge, un vero e proprio valore aggiunto: nelle scuole tutti i ragazzi seguono un programma di studio, chiamato non a caso “Smile”, centrato sul senso dell’accoglienza. Una mossa accorta, considerato che il turismo è la risorsa economica più importante dell’isola che fa parte del Regno Unito, con un Governatore nominato da Re Carlo d’Inghilterra su consiglio del Parlamento britannico. Deve aver fatto breccia il programma di studi “Smile” e infatti è sempre con un sorriso che gli addetti a qualsiasi attività locale accolgono il turista.
Il campo, un gioiello firmato Greg Norman
L’acqua, la sabbia bianchissima, il mare che arriva a lambire i green di alcune buche. Gli elementi del bel campo disegnato da Greg Norman sono, anch’essi, tipicamente caraibici. Emozionante è lo spettacolo dal tee della buca 1, dove lo sguardo, volando sulle trasparenze del mare, spazia fino alle coste della vicina isola di Saint Martin. La sabbia è elemento dominante a contrasto col verde impeccabile e impeccabilmente mantenuto dei fairway duri, compatti, generosi con le traiettorie dei colpi che se ne avvantaggiano in lunghezza. Non solo i consueti bunker di green o di metà strada: no, è soprattutto l’ampiezza di molte “waste areas” a creare l’effetto cromatico e, anche, a pretendere molta precisione, specie sui tee shot, per non ritrovarsi un secondo colpo più delicato del normale.
L’acqua entra molto spesso in gioco e non solo sui colpi di partenza. L’ampiezza dei fairway perdona qualche errore di traiettoria ma se si esagera con lo slice o col gancio (e se non si valuta bene l’intensità del vento, gentile ma mutevole) sperare di non perdere la pallina è arduo perché la vegetazione a guardia del percorso è densa e fitta. Ne escono, con una certa frequenza, bellissimi esemplari di iguana di varie età, anche grandicelle. Non sembrano troppo preoccupate dal rischio di essere colpite da palline vaganti. Imperturbabili, magari appostate a bordo dei laghetti, paiono nutrire un’inopportuna fiducia nella precisione dei giocatori in campo.
Comunque, iguana a parte, la scoperta del campo procede di sorpresa in sorpresa: buche mai banali, sempre diverse l’una dall’altra, un disegno intrigante che sottopone a test ora la potenza, ora la precisione, ora la strategia. Un par 72 di 6.550 metri dai tee “Rock”, i più impegnativi che richiedono un livello di gioco “one digit”, di 6.190 dai tee “Ocean”, più abbordabili a livello medio. Ma sono previsti altri tre tee box (Sunrise, Sand, Coral) a disposizione delle signore o di chi non vuole (o non può) sfidare troppo il campo sul piano della potenza, dato che molto spesso bisognerà volare un bel tratto d’acqua per atterrare in fairway. Un grande campo, insomma, classificato dalla “Bibbia” del golf mondiale (“Golf Digest”) al secondo posto tra i percorsi esistenti nei Caraibi, dove pure la concorrenza non manca.
Aurora, un Resort a cinque stelle dove anche la cucina italiana è impeccabile
Il campo fa parte dell’Aurora Resort, uno dei più prestigiosi dell’isola, dove, comunque, la scelta di strutture pluristellate è molto ampia. L’Aurora si affaccia sulla Rendezvous Beach, una lunga falce di sabbia immacolata. Un recente investimento multimilionario della nuova proprietà (prima si chiamava Cuisinart) ne ha ulteriormente innalzato il livello. Con una scelta di 178 lussuose suite e ville tutte a ridosso del mare gli ospiti hanno a disposizione ogni tipo di opzione. Piscine, idromassaggi, parco giochi d’acqua per i bambini, una Spa ampia e attrezzatissima. Ma il fiore all’occhiello è la cucina, differenziata tra i sei ristoranti. D Richard’s (il nome del nuovo proprietario del Resort) è una steack house (unica di tutta l’isola) giusto davanti alla club house del campo da golf; Tokyo Bay, collocato nello stesso edificio della Sorana Spa, è il raffinato ristorante giapponese dove Federica, giovane e gentilissima Direttrice italiana dei Ristoranti, assiste e consiglia al meglio i clienti; Chef’s Table è il ristorante internazionale nel cuore del Resort, ai margini della grande piscina, dove si consuma anche la prima colazione. Il C Level e il Breezes sono i due locali a bordo spiaggia dove le grigliate di aragoste, gamberi e pesci sono l’ideale intermezzo a una giornata di mare. Ma per noi italiani l’appuntamento imperdibile è all’Oliva, ristorante che propone, grazie a un bravo chef romano, Riccardo Brian, piatti della nostra cucina rigorosamente interpretati e alimentati, come gli altri, dalle verdure coltivate sul posto nella farm di Aurora. Risultato (personalmente sperimentato da un romano, cioè chi scrive): una “Gricia” o una “Amatriciana” impeccabili (e tanto altro di nostro, naturalmente), qui nel cuore dei Caraibi, ben lontani da Trastevere o dal Colosseo.
Più che un cenno merita poi il nuovo Aurora Entertainment Park, molto vicino al campo da golf che dispone di un centro tennis di livello mondiale, campi da pickleball, parete da arrampicata, beach volley, bocce in terra battuta, campi da basket e un campo da minigolf a 9 buche oltre a un complesso di piscine per famiglie con parco acquatico, splash pad, piscina a ingresso zero, fiume lento tutto in via di completamento.
Spiagge, isolette e quel galeone affondato tre secoli fa
Si può essere maniaci di golf e, dunque, godersi l’Aurora International allo sfinimento, ma sarebbe impossibile non cedere al fascino delle spiagge anguillane. Sono 33 e tutte bellissime, abbiamo detto: sono anche tutte pubbliche e con una temperatura media annua di 28° (idem per l’acqua) non approfittarne sarebbe un delitto. Ogni baia, ogni spiaggia, ogni insenatura, ogni grotta ha caratteristiche uniche, per le rocce, il corallo o per le piante tropicali. C’è veramente una spiaggia per tutti i gusti, ed è obbiettivamente condivisibile il giudizio di “Condé Nast Traveller” (la più accreditata rivista turistica del mondo) secondo cui «Molte isole caraibiche sarebbero felici di avere almeno una delle 33 spiagge di Anguilla». La barriera corallina è l’ideale per un semplice snorkeling, sette parchi acquatici sono ideali per i sub più esperti, mentre da aprile a novembre può capitare di nuotare accanto a tartarughe marine neonate.
Ma tra le varie possibilità c’è anche una speciale avventura subacquea: il relitto di un vero galeone spagnolo del 18° secolo. El Buen Consejo affondò al largo della costa sud-est di Anguilla l’8 luglio 1772. La nave faceva parte di una flotta diretta in Messico per convertire gli abitanti. Tutti, passeggeri e ciurma, furono tratti in salvo. Successivamente un uragano affondò definitivamente El Buen Consejo. Da allora si perse anche la sua posizione ma il relitto fu poi individuato da un pescatore locale che condivise a lungo il suo segreto soltanto con il Dr. Raymond Knudsen, un subacqueo del Vermont, ad evitare che i cacciatori di tesori lo saccheggiassero. Infine il Governo ha autorizzato l’esplorazione del fondale e ha creato un parco-museo sottomarino accessibile in immersione.
Altra esperienza imperdibile è un’escursione su una delle isolette al largo di Anguilla. Prickly Pear si trova a poche miglia dalla costa di Anguilla ed ha spiagge bianche accecanti. Un’attenzione particolare merita la barriera corallina incontaminata di Prickly Pear dove fare snorkeling. Un’altra tappa irrinunciabile è Island Harbour, villaggio di pescatori: qui basta parcheggiare l’auto, fare un cenno con la mano e veder rapidamente arrivare una barca che vi condurrà in un paio di minuti a Scilly Cay, un atollo minuscolo rinomato per i suoi deliziosi piatti. Da non perdere assolutamente è una giornata a Sandy Island, che si trova proprio davanti a Sandy Ground: una macchia bianca di sabbia che risalta nel mare turchese. Simone e il suo team accolgono gli ospiti per coccolarli con cocktail e grigliate memorabili.
In conclusione, Anguilla, meta poco nota in Italia, è davvero una piccola gemma nel cuore dei Caraibi. È una destinazione di lusso, dove il lusso, oltre alle strutture alberghiere e all’impareggiabile qualità del mare, è rappresentato anche dalla quiete, dalla non-mondanità, dal relax garantito da un luogo quieto e appartato. Appartato, non certo noioso. Sulle varie spiagge è tutto un fiorire di piccoli locali e chiringuitos dove mangiare, gustare cocktail, ascoltare musica caraibica, spesso dal vivo e “pied dans l’eau”.
La stagione delle piogge, contenute, va da agosto a novembre, mentre quella dei cicloni inizia a giugno e finisce a ottobre. Il momento migliore è l’inverno, periodo che coincide con l’alta stagione turistica. Nei mesi estivi, da giugno ad agosto, il tempo è caldo e umido, ma in compenso i prezzi sono più contenuti.

Il mare lambisce le buche dell’Aurora International

La vista dal tee della 1 spazia fino alla costa della vicina isola di Saint Martin ma sono davvero tanti gli scorci spettacolari giocando all’Aurora International


La luce del tramonto esalta il disegno delle buche di Greg Norman, che si fanno comunque apprezzare a ogni ora del giorno con differenti luminosità


Le buche non sono mai banali, sempre diverse l’una dall’altra: un disegno intrigante che sottopone a test ora la potenza, ora la precisione, ora la strategia
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Golf
Argentario Golf Club, vent’anni di eccellenza nel rispetto dell’ambiente
Published
2 settimane agoon
27/02/2026By
La RedazioneAccanto alla vocazione internazionale (ha ospitato i più importanti tornei dei circuiti europei) il Circolo toscano, nato nel 2006, mantiene forte il proprio legame con il territorio, promuovendo attivamente l’avvicinamento dei giovani al golf

Nel 2026 l’Argentario Golf Club festeggia il suo ventesimo anniversario, un traguardo che racconta una storia fatta di visione, qualità e prestigiosi riconoscimenti internazionali.
Il campo aprì ufficialmente ai giocatori il 2 giugno 2006, inaugurando un percorso a 18 buche immerso in uno degli scenari naturali più suggestivi d’Italia.
Fin dagli esordi il Club si distingue per la forte attenzione all’ambiente: nello stesso anno ottiene la certificazione BioAgriCert e aderisce al programma Impegnati nel Verde, adottando un sistema di manutenzione totalmente eco-compatibile. Nel tempo diventa inoltre palcoscenico di competizioni di primo piano, tra cui il Ladies Italian Open e il Campionato Nazionale Open nel 2008, il Senior Italian Open, l’Italian Challenge Open e soprattutto l’Open d’Italia, disputato dal 26 al 29 giugno 2025 nell’ambito del DP World Tour.
Un passaggio chiave arriva nel marzo 2019, quando The PGA sceglie il Club come unico PGA National Golf Course Italy, riconoscimento che ne certifica gli standard d’eccellenza. Nello stesso anno viene inaugurata la nuova Club House, cuore sociale della struttura con segreteria, ristorante-bar e pro shop, affacciata su una terrazza panoramica che domina il campo, la laguna e il mare.

Nel 2023 l’Argentario Golf Club entra nel Marriott Golf Hotel Reciprocal Program, rafforzando ulteriormente la propria dimensione internazionale: l’adesione consente ai soci di accedere a vantaggi esclusivi in circa 30 campi affiliati nel mondo, soggiornando presso le strutture Marriott designate. In vent’anni il percorso ha accolto grandi protagonisti del golf e personalità di rilievo, tra cui Gary Player, Paul McGinley, José María Olazábal, Matteo Manassero ed Emanuele Canonica, oltre a ospitare eventi firmati da brand internazionali come American Express, Mercedes-Benz, Brunello Cucinelli, Valentino e Moncler.
Il campo, par 71 per 6.295 metri, si sviluppa in un’area naturale protetta a pochi minuti dalla Riserva Naturale Duna Feniglia. Laguna, mare e pendii dell’Argentario creano un microclima ideale che rende il percorso giocabile tutto l’anno. Disegnato da David Mezzacane e Baldovino Dassù, e modellato da Brian Jorgensen, il tracciato si distingue per varietà tecnica, ampi fairway e perfetta integrazione con la macchia mediterranea.

Accanto alla vocazione internazionale, il Club mantiene forte il proprio legame con il territorio, promuovendo attivamente l’avvicinamento dei giovani al golf. In occasione del ventesimo anniversario viene ulteriormente rafforzato il programma dedicato ai ragazzi dell’Argentario e delle aree limitrofe, che possono essere avviati gratuitamente a questo sport: il Club li accoglie come propri ospiti, offrendo percorsi formativi senza costi per le famiglie, con l’obiettivo di diffondere i valori del golf – rispetto, disciplina, concentrazione e fair play – e creare nuove opportunità sportive e personali per le giovani generazioni. Completa l’offerta l’Argentario Golf Academy, ufficiale PGA National Golf Academy in Italia, centro d’eccellenza per insegnamento e fitting grazie alle tecnologie TrackMan e Capto, con programmi dedicati a professionisti, appassionati, aziende e bambini.
«Celebrare questi vent’anni significa guardare con orgoglio al cammino compiuto e, soprattutto, alle sfide che ci attendono. Il nostro obiettivo è continuare a far crescere l’Argentario Golf Club come punto di riferimento internazionale, dove sport, sostenibilità e ospitalità convivono in un equilibrio autentico e distintivo», dichiara Augusto Orsini, Presidente del Golf Club.
A distanza di due decenni dall’apertura, l’Argentario Golf Club conferma così la propria identità: un luogo in cui eccellenza sportiva, rispetto ambientale e visione internazionale si incontrano, proiettando il Club verso nuovi traguardi.

La confraternita dei carrellanti
Partire dai tee verdi, colore della speranza
Published
2 mesi agoon
23/01/2026Massimo De Luca, grande firma del giornalismo sportivo italiano e appassionato golfista
È davvero possibile illudersi di vincere la battaglia non col golf, ma con la vita, spacciandosi per eternamente giovani? La risposta di buon senso sarebbe no, per i giocatori “over” che vogliono ancora divertirsi.
Se vi chiedono di associare istintivamente un colore al golf, la risposta non può che essere una: il verde, of course. Il piacere di passare molte ore nel verde è, in genere, il fascino attribuito a questo sport dai neofiti, giustamente entusiasti all’idea di passeggiare fra prati curati, alberi, laghi. Poi magari accade che, una volta diventati più esperti, la voglia di giocar bene, destinata a puntuale disillusione, prevarrà su ogni ispirazione bucolica e tutto si concentrerà sugli incontrollabili voli della pallina, con tanti saluti alla contemplazione del paesaggio. Ma questo è un altro discorso. Il luogo dove tutto si decide, dove un tap in da un centimetro vale come un drive da 200 metri, è naturalmente il green che altro non significa se non verde. Verde è il trofeo più ambito del golf professionistico, la giacca riservata ai vincitori del Masters di Augusta. E verde, si sa, è il colore della speranza che ci accompagna sul tee della 1, quando non sappiamo se in campo vivremo un giorno di gloria o la solita esperienza di inadeguatezza.
Comunque, tutto è verde nel golf, e tutto il verde è bello (il bianco-beige dei bunker, per dire, ha molto meno fascino e soprattutto fa un po’ incazzare).
Verdi sono anche i battitori avanzati adottabili dai seniores. Qui, però, cominciano i distinguo, almeno da noi in Italia, tanto che quel verde lì non riesce a piacere a tutti. L’ età media della popolazione golfistica italiana registra un’altissima percentuale di “S” nelle classifiche delle gare accanto al nome dei partecipanti, rendendo ormai estremamente competitivo aggiudicarsi il “Primo Senior”, tanta è la concorrenza. Il buon senso dovrebbe indurre la stragrande maggioranza di noi “over” (60, 70 oppure 80, fate voi) a spostarsi un po’ più avanti. Del resto se, con l’età, si verifica che prendere i par 4 in due colpi (se non in tre) sta diventando una chimera… se il terzo colpo nei par 5 deve spesso decollare da 150 metri e più, perché insistere? C’è una logica nella progettazione dei campi e prevede giocabilità diverse (e diversi tee di partenza) in rapporto a età e abilità, ovvero handicap. Ma mentre sull’handicap si può sempre sperare di migliorare (molto meno di prima da che si è in balìa dell’algoritmo) sull’età e sulle sue conseguenze nulla quaestio: è una battaglia perduta. Sarà un caso che, di anno in anno, noi giocatori attempati abbiamo la sensazione che ci stiano allungando le buche?
La soluzione sarebbe semplice: ci si avvale dell’agevolazione consentita dal regolamento, si paga qualcosa in termini di colpi ma si ritrova il gusto di provare a giocare le buche in regulation. Non sempre ci si riuscirà, ma almeno si potrà provare. Tutto a posto, allora? Macché. Sembra che “comprarsi” un po’ più di divertimento pagandolo con qualche colpo equivalga ad alzare bandiera bianca. Una implicita ammissione di inferiorità. Come se davvero fosse possibile vincere la battaglia non col golf, ma con la vita, spacciandosi per eternamente giovani.
La prima esperienza del genere l’ho vissuta involontariamente negli Stati Uniti. Iscrittomi a una gara in quel paradiso golfistico che è Myrtle Beach, mi trovai automaticamente assegnato ai tee avanzati dalla segreteria. Avevo da poco compiuto 60 anni (bei tempi…). Confesso: mi sentii mortificato. Poi ho visto tirare da quegli stessi tee i miei compagni americani (coetanei) e mamma mia se la scagliavano! Non solo: erano ben felici di partire più avanti e giocarsi tutte le loro chance a ogni buca. Nessun complesso d’inferiorità. Solo la serena accettazione della legge del tempo. E molte risate in più. L’eccezione, naturalmente, c’è ed è rappresentata da quegli “over” dotati di particolare talento, tanto da riuscire a restare “one digit”. Ma sappiamo bene che si tratta di un’esigua minoranza.
Aggiungo un’altra recentissima esperienza. Ho avuto il privilegio di tornare a giocare con il nostro grande Costantino Rocca in una Pro-Am a casa sua, il bellissimo campo dell’Albenza. Tino ha giocato le 18 buche dai tee gialli, non bianchi, semplicemente perché ne aveva diritto. E non si sentiva certo sminuito per questo.
E allora possiamo essere così presuntuosi da ritenerci meglio di Costantino Rocca? Direi di no, se un minimo di buon senso abita ancora i nostri pensieri.
For ever young è una magnifica canzone, ma anche un’eterna illusione.
Golf
In vacanza a Mauritius con Beachcomber e il Golf Club Castello di Tolcinasco!
Published
5 mesi agoon
09/10/2025By
La Redazione
Premi ambitissimi in palio per la Coppa Commissione Sportiva disputatasi lo scorso 4 ottobre grazie a prestigiosi sponsor


Il Golf Club Castello di Tolcinasco, a due passi da Milano, si conferma un punto di riferimento per ogni giocatore in Italia. Strutture e organizzazione soddisfano qualunque esigenza, come confermato dalla perfetta riuscita della Coppa Commissione Sportiva, gara disputatasi lo scorso sabato 4 ottobre sullo splendido campo firmato da “The King” Arnold Palmer, la leggenda del golf americano, che ha registrato la partecipazione di ben 111 soci sugli oltre 1.000 iscritti: uno dei Golf Club con il più alto numero di soci nel nostro Paese.
Importanti i premi in palio messi a disposizione da sponsor prestigiosi che hanno valorizzato l’evento, tra cui BMW by My Car Milano, Guess, Nikon e in particolare la catena Beachcomber Resorts and Hotels con le sue magnifiche location a Mauritius.
La competizione, su un campo in perfette condizioni, era basata sulla formula 18 buche Stableford 3 Categorie (1° lordo e 1°/2° netto di Categoria). Premi speciali: 1° Lady by Guess, 1° Senior by D’O (cena per 2 persone al ristorante stellato dello chef Davide Oldani), 1° “Nearest to the Pin” e “Driving Contest” by Nikon, fino agli ambitissimi 2 soggiorni di 6 notti per 2 persone presso gli esclusivi Beachcomber Golf Resort & SPA a Mauritius – Paradis e Trou Aux Biches – in collaborazione con House of Italian Golf, editore del sito Digitalbleisure.com.
Insomma, un grande successo! Claudio Miglio, AD di House of Italian Golf, ha premiato davanti a una folta platea i due vincitori dei premi Beachcomber: Andrea Mellerio e Oscar Calvi (nelle foto).


Tutti gli altri vincitori: Luca Marongiu, Piersergio Piccinetti, Nicolò Garanzini, Feliciano Lombardi, Dong Rip Lim, Ezio Daniele Lago, Jin Jun Cai, Laura Fadda, Gilberto Weissy, Marco Orsi, Simone Morlacchi e Sara Costa. Nelle foto seguenti, alcune delle premiazioni con le congratulazioni ai giocatori da parte del Presidente del Golf Club Emanuel Stilo e della Responsabile Segreteria Sportiva Cristina Parietti.






Golf
Golf, vino, ospitalità: al Rosewood Castiglion del Bosco un evento speciale per tutti gli appassionati
Published
6 mesi agoon
22/09/2025By
La Redazione
Dal 3 al 5 ottobre 2025 questo stupendo e unico campo privato d’Italia, nel cuore del Parco naturale della Val d’Orcia e famoso per il Brunello di Montalcino, ospiterà la Rosewood CdB Golf Cup, il primo torneo dedicato anche ai non soci
Il Rosewood Castiglion del Bosco è l’unico, bellissimo campo privato d’Italia, adagiato nel cuore del Parco naturale della Val d’Orcia e del territorio di produzione del Brunello di Montalcino: dal 3 al 5 ottobre ospiterà il primo torneo dedicato agli appassionati di golf, aprendo le sue porte anche a chi non è socio oppure ospite dello splendido Resort.

Il programma dell’evento è particolarmente invitante: i partecipanti alla prima edizione della Rosewood CdB Golf Cup, durante il loro soggiorno di due notti in Suite, prenderanno parte a due giornate di gara. L’esperienza si concluderà con una cena di gala, accompagnata da una selezione di vini della tenuta.
In collaborazione con le altre proprietà Rosewood in giro per il mondo, il torneo riserverà ai vincitori premi prestigiosi, fra cui un soggiorno in una Premium Suite negli splendidi Golf Resort di Rosewood Kauri Cliffs e Rosewood Cape Kidnappers, in Nuova Zelanda, annoverati fra i più belli del mondo.

“La Rosewood CdB Golf Cup”, dice David Waters, General Manager & Director of Golf del Club, “segna un nuovo importante capitolo per Castiglion del Bosco, unendo i tre pilastri fondamentali della nostra tenuta – golf, vino e ospitalità – in un’unica esperienza esclusiva. Il nostro campo è uno dei migliori d’Europa e l’unico nel continente disegnato dal campione Tom Weiskopf, vincitore dell’Open Championship 1973 e purtroppo recentemente scomparso. Questo torneo è un invito rivolto ai golfisti internazionali più appassionati per scoprire l’essenza di ciò che rende Castiglion del Bosco così speciale”.

Nicola Migheli, Managing Director di Rosewood Castiglion del Bosco, aggiunge: “La Rosewood CdB Golf Cup rappresenta un momento significativo per noi nel percorso di evoluzione della nostra offerta. Rosewood Castiglion del Bosco è una delle pochissime proprietà di lusso in Europa a coniugare ospitalità a cinque stelle con un campo da golf privato, una proposta unica per golfisti esigenti alla ricerca di esclusività e stile di vita raffinato in un’unica destinazione di lusso. Questo nuovo torneo ci consente di valorizzare appieno questa esperienza, rafforzando al contempo il nostro posizionamento all’interno del portfolio golfistico globale di Rosewood. Grazie alla stretta collaborazione con Rosewood Kauri Cliffs e Rosewood Cape Kidnappers, stiamo costruendo una solida presenza internazionale del brand nelle principali destinazioni golfistiche in giro per il mondo”.
Il pacchetto Rosewood CdB Golf Cup include:
- Due notti in Suite presso Rosewood Castiglion del Bosco, per due persone.
- Colazione giornaliera per due.
- Due round da 18 buche.
- Golf cart.
- Attrezzatura a noleggio, se necessaria.
- Accesso al campo pratica e alle strutture della Clubhouse.
- Cena gourmet a quattro portate, abbinata ai vini della tenuta, incluso il Brunello di Montalcino.
Un campo “firmato”
Il campo è opera di una delle firme più leggendarie del mondo del golf, il campione del British Open, Tom Weiskopf, ed è il suo unico progetto in Europa continentale.
Lo splendido percorso a 18 buche si integra armoniosamente tra le morbide colline e le valli della tenuta, rispettando un ambiente naturale di straordinaria bellezza e unicità.
Oltre a offrire un’inestimabile esperienza di gioco e di assoluta privacy, The Club a Castiglion del Bosco rappresenta uno stile di vita. I soci godono di un profondo senso di appartenenza e del piacere di essere attesi premurosamente a ogni loro visita. Ogni anno, The Club organizza eventi esclusivi, riservati ai propri soci, sia a Castiglion del Bosco sia nei Golf Club privati più prestigiosi al mondo.

Novecento anni di storia
Rosewood Castiglion del Bosco è una tenuta di più di 2.000 ettari fondata da Massimo e Chiara Ferragamo.
Il Resort rappresenta la celebrazione della bellezza naturale della Toscana e del suo ricco patrimonio enogastronomico.
La tenuta, le cui origini risalgono a circa 900 anni fa, racchiude le antiche rovine del castello, una chiesa medievale e il borgo, lo storico villaggio che oggi costituisce il cuore pulsante del Resort.
Pensata come destinazione ideale per gli amanti del vino e della cucina, Rosewood Castiglion del Bosco ospita due ristoranti, un orto biologico, una scuola di cucina, la SPA e offre una selezione curata di attività ed escursioni per scoprire le meraviglie del territorio.
Completano l’offerta della tenuta, come detto, l’esclusivo campo da golf a 18 buche al quale gli ospiti di Rosewood Castiglion del Bosco hanno accesso privilegiato, nonché l’importante cantina dove si produce Brunello di Montalcino, tra le fondatrici del rinomato Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.

Per maggiori informazioni:
https://www.rosewoodhotels.com/en/castiglion-del-bosco
Golf
Turismo golfistico: grande colpo per la Federazione Italiana Golf!
Published
6 mesi agoon
11/09/2025By
La RedazioneRaggiunta un’intesa col Ministero per lo Sport e i Giovani e con quello per il Turismo: nuove opportunità in arrivo.

Da sinistra, Cristiano Cerchiai, Daniela Santanché e Andrea Abodi
L’obiettivo del protocollo d’intesa siglato mercoledì 3 settembre dal presidente della Federazione Italiana Golf, Cristiano Cerchiai, dal ministro per il Turismo, Daniela Santanchè, e dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è chiarissimo: promuovere e sviluppare il turismo golfistico in Italia
L’obiettivo è favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici, lo sviluppo delle destinazioni minori, l’aumento della permanenza media dei visitatori e la massimizzazione degli impatti economici sul territorio in occasione di eventi e tornei.
Il turismo sportivo rappresenta una fetta significativa dell’economia dei viaggi, incidendo per circa il 10% sulla spesa turistica globale e con una crescita prevista del 17,5% tra il 2023 e il 2030. Si tratta di un settore con un forte effetto leva: ogni milione di euro investito dal pubblico genera circa 8 milioni da parte dei privati e quasi 21 milioni di ricavi complessivi nel sistema sportivo.
Nel comparto, il golf occupa una posizione di rilievo. Le stime indicano per il turismo golfistico un incremento annuo del 6% a livello internazionale.
L’Italia, in particolare, è già la quarta meta mondiale nelle preferenze dei viaggiatori di fascia alta appassionati di golf, subito dopo Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Lo sport è inoltre sempre più apprezzato dalle nuove generazioni, confermando il ruolo del golf come motore di sviluppo per il turismo futuro. Per rafforzarne la visibilità, il protocollo prevede anche l’utilizzo della piattaforma digitale italia.it e dei suoi canali social.
«Con questa intesa – sottolinea Santanchè – intendiamo promuovere e sviluppare il turismo golfistico, favorendo sinergie tra l’ecosistema del golf e il comparto turistico, anche attraverso azioni mirate e valorizzando il ruolo di Enit nella promozione di questo segmento».
«Come dimostra l’esperienza della Ryder Cup 2023 – prosegue il ministro – l’organizzazione di grandi eventi sportivi genera un impatto economico significativo: oltre 513 milioni di euro tra effetti diretti e indiretti. Il turismo golfistico, come indicato nel Piano Strategico del Turismo, è un asset di assoluta rilevanza, capace di attrarre un turismo di qualità, generare sviluppo e creare valore sui territori».
«Lo sforzo ora – conclude – è costruire una visione strategica condivisa: non possiamo più considerare il singolo campo da golf come un elemento isolato, ma parte di un sistema. Dobbiamo creare un network solido tra operatori e istituzioni, superando frammentazioni e mancanza di dialogo. Consideriamo il turismo golfistico una delle priorità, non solo perché rappresenta un segmento di qualità, ma per l’effetto moltiplicatore che genera sul territorio».
«Questo protocollo non rappresenta solo un’ulteriore tappa del percorso di promozione dello sport e della cultura sportiva – osserva Abodi – ma anche dei nostri territori, a partire dalla capacità di estrarre in modo sempre più efficace il potenziale del turismo golfistico. In questa chiave, uno dei principali obiettivi è favorire la destagionalizzazione, facendo anche leva sull’eredità della Ryder Cup 2023».
«In collaborazione con il Mitur – aggiunge Abodi – stiamo elaborando un piano di fattibilità per la costituzione di un fondo immobiliare golfistico dedicato prioritariamente al Sud Italia, che confidiamo possa essere uno strumento strategico per l’attuazione del protocollo».
«Il prossimo passo – annuncia Cerchiai – ci vedrà impegnati a sviluppare un piano strategico capace di posizionare il nostro Paese come una meta turistico-golfistica per i golfisti di tutto il mondo, valorizzando al contempo tutte le peculiarità artistiche, storiche ed enogastronomiche del nostro territorio. L’Italia ha il potenziale per diventare una delle destinazioni golfistiche più ambite e per rafforzare il marchio “Golf – Destinazione Italia“, grazie anche alla preziosa collaborazione dell’Enit».
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