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Argentario Golf Club, vent’anni di eccellenza nel rispetto dell’ambiente

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Accanto alla vocazione internazionale (ha ospitato i più importanti tornei dei circuiti europei) il Circolo toscano, nato nel 2006, mantiene forte il proprio legame con il territorio, promuovendo attivamente l’avvicinamento dei giovani al golf

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Nel 2026 l’Argentario Golf Club festeggia il suo ventesimo anniversario, un traguardo che racconta una storia fatta di visione, qualità e prestigiosi riconoscimenti internazionali.

Il campo aprì ufficialmente ai giocatori il 2 giugno 2006, inaugurando un percorso a 18 buche immerso in uno degli scenari naturali più suggestivi d’Italia.

Fin dagli esordi il Club si distingue per la forte attenzione all’ambiente: nello stesso anno ottiene la certificazione BioAgriCert e aderisce al programma Impegnati nel Verde, adottando un sistema di manutenzione totalmente eco-compatibile. Nel tempo diventa inoltre palcoscenico di competizioni di primo piano, tra cui il Ladies Italian Open e il Campionato Nazionale Open nel 2008, il Senior Italian Open, l’Italian Challenge Open e soprattutto l’Open d’Italia, disputato dal 26 al 29 giugno 2025 nell’ambito del DP World Tour.

Un passaggio chiave arriva nel marzo 2019, quando The PGA sceglie il Club come unico PGA National Golf Course Italy, riconoscimento che ne certifica gli standard d’eccellenza. Nello stesso anno viene inaugurata la nuova Club House, cuore sociale della struttura con segreteria, ristorante-bar e pro shop, affacciata su una terrazza panoramica che domina il campo, la laguna e il mare.

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Nel 2023 l’Argentario Golf Club entra nel Marriott Golf Hotel Reciprocal Program, rafforzando ulteriormente la propria dimensione internazionale: l’adesione consente ai soci di accedere a vantaggi esclusivi in circa 30 campi affiliati nel mondo, soggiornando presso le strutture Marriott designate. In vent’anni il percorso ha accolto grandi protagonisti del golf e personalità di rilievo, tra cui Gary Player, Paul McGinley, José María Olazábal, Matteo Manassero ed Emanuele Canonica, oltre a ospitare eventi firmati da brand internazionali come American Express, Mercedes-Benz, Brunello Cucinelli, Valentino e Moncler.

Il campo, par 71 per 6.295 metri, si sviluppa in un’area naturale protetta a pochi minuti dalla Riserva Naturale Duna Feniglia. Laguna, mare e pendii dell’Argentario creano un microclima ideale che rende il percorso giocabile tutto l’anno. Disegnato da David Mezzacane e Baldovino Dassù, e modellato da Brian Jorgensen, il tracciato si distingue per varietà tecnica, ampi fairway e perfetta integrazione con la macchia mediterranea.

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Accanto alla vocazione internazionale, il Club mantiene forte il proprio legame con il territorio, promuovendo attivamente l’avvicinamento dei giovani al golf. In occasione del ventesimo anniversario viene ulteriormente rafforzato il programma dedicato ai ragazzi dell’Argentario e delle aree limitrofe, che possono essere avviati gratuitamente a questo sport: il Club li accoglie come propri ospiti, offrendo percorsi formativi senza costi per le famiglie, con l’obiettivo di diffondere i valori del golf – rispetto, disciplina, concentrazione e fair play – e creare nuove opportunità sportive e personali per le giovani generazioni. Completa l’offerta l’Argentario Golf Academy, ufficiale PGA National Golf Academy in Italia, centro d’eccellenza per insegnamento e fitting grazie alle tecnologie TrackMan e Capto, con programmi dedicati a professionisti, appassionati, aziende e bambini.

«Celebrare questi vent’anni significa guardare con orgoglio al cammino compiuto e, soprattutto, alle sfide che ci attendono. Il nostro obiettivo è continuare a far crescere l’Argentario Golf Club come punto di riferimento internazionale, dove sport, sostenibilità e ospitalità convivono in un equilibrio autentico e distintivo», dichiara Augusto Orsini, Presidente del Golf Club.

A distanza di due decenni dall’apertura, l’Argentario Golf Club conferma così la propria identità: un luogo in cui eccellenza sportiva, rispetto ambientale e visione internazionale si incontrano, proiettando il Club verso nuovi traguardi.

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Golf

I 100 anni di Villa d’Este, tra celebrazioni, gare e una grande sfida dal sapore di Ryder Cup

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Taglia il traguardo del secolo di vita uno dei più antichi e prestigiosi Circoli italiani e vara un intenso programma di eventi speciali, tra cui la “Legend’s Exhibition” con Luke Donald, José Maria Olazabal e i fratelli Edoardo e Francesco Molinari

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C’è un posto magico, ammirato, rispettato e insieme temuto da tutti i golfisti italiani (e non solo): è il Circolo Golf Villa d’Este, un gioiello inciso un secolo fa sui pendii affacciati sul Lago di Montorfano da un architetto geniale e un po’ spietato. Giocarlo è sempre un’esperienza speciale; domarlo è un’emozione; inchinarsi alla sua esigente qualità è un dovere, quando le sfide che propone dissolvono i sogni di gloria cullati sul tee della 1.

Questo bellissimo Circolo compie 100 anni, e, legittimamente, ha deciso di festeggiare e anche di raccontarsi.  Le sue sono storie che parlano di eccellenza, di unicità, di glamour ed eleganza, ma anche di agonismo al più alto livello, e di lungimiranza. 

«100 anni non sono solo un anniversario, sono una responsabilità», ha detto nella presentazione del programma di celebrazioni il presidente Antonio Munafò. «Celebrare il Centenario non significa soltanto guardare al passato con orgoglio. Significa soprattutto riconoscere il valore di una storia costruita da generazioni di soci, presidenti, dirigenti, sportivi e lavoratori, che hanno reso questo circolo uno dei luoghi più iconici del golf italiano. Il payoff che abbiamo scelto per questo anno speciale – Heritage Made Contemporary – esprime perfettamente lo spirito con cui vogliamo viverlo: custodire la tradizione, ma continuare a renderla viva nel presente e nel futuro».

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Golf e Hotel ritornano insieme

Le diciotto buche di Villa d’Este tornano alle origini. Ovvero quando, negli anni Venti, il Lago di Como affascinava aristocratici, attori, sportivi e intellettuali, con molti ospiti anglosassoni che durante la villeggiatura avrebbero volentieri giocato a golf. Ma il golf non c’era. Con una visione fuori dal comune, ne fu promotore il Grand Hotel Villa d’Este, intuendone il grande potenziale per incentivare un turismo di qualità. 

Mise dunque mano al progetto, individuando nei terreni vicino al Lago di Montorfano il posto ideale per realizzare tracciato e club house di sapore britannico e di grande fascino. Iniziò così una bellissima storia di golf e glamour. Separati più tardi nel corso del secolo, proprio in occasione del Centenario il Golf e l’Hotel tornano a camminare insieme, rilanciando la loro proposta nel segno dell’unicità che li contraddistingue entrambi. «Il Circolo di golf rappresenta un importante tassello che torna a far parte del Gruppo Villa d’Este dopo molti anni, ne siamo profondamente orgogliosi, è un’eccellenza del nostro territorio e un patrimonio di cui ci sentiamo custodi», sottolinea Giuseppe Fontana, presidente del consiglio d’amministrazione di Villa d’Este SpA. «Con il suo rientro nella sfera proprietaria di Villa d’Este, il golf vive oggi una nuova stagione di splendore: un patrimonio da valorizzare e rilanciare, con una particolare attenzione alle nuove generazioni che desiderano avvicinarsi a questo sport e al suo lifestyle».

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Gannon, l’architetto-giocatore ed ex sacerdote

A creare le diciotto, affascinanti buche di Villa d’Este fu James Peter Gannon, campione e architetto inglese (ma nato nel 1874 a Buenos Aires da genitori irlandesi), personaggio singolare quanto geniale. Ottimo giocatore, ma votatosi alla vita religiosa, era stato ordinato sacerdote cattolico a Londra nel 1901. Ma il richiamo del golf prevalse sulla vocazione: abbandonata la tonaca, si dedicò (e con successo) alle competizioni e alla progettazione in varie parti d’Europa. Capace come pochi altri di creare campi che sembrano da iscriversi nella natura, Gannon aveva già realizzato le prime quattro buche del Club Alpino di Stresa (sede della prima edizione dell’Open d’Italia nel 1925), quando la proposta di Villa d’Este lo convinse a consegnare ad altri quel progetto.

Qui si gioca sui dolci pendii di Montorfano, dove i fairway vallonati sono come “sorvegliati” da un fitto bosco di pini, castagni e betulle che entrano prepotentemente in gioco imponendo strategia e colpi ben piazzati, che rendono difficili i recuperi ma unica e imponente la scena. 

A Villa d’Este occorre qualche colpo di potenza, ma decisive sono tecnica, precisione e fantasia, che nessun miglioramento della tecnologia può surrogare. Un gioiello d’impronta britannica destinato a fare scuola, superare le mode, battere la tecnologia.

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Tradizione agonistica ad altissimo livello 

Erano internazionali le frequentazioni del Grand Hotel Villa d’Este, lo divennero anche quelle del golf: si potevano incontrare il Duca di Windsor o Re Leopoldo del Belgio, Bing Crosby e Gregory Peck. E internazionale fu da subito la vocazione delle diciotto buche. Così sfidanti da alzare l’asticella al massimo livello professionistico e amatoriale. Solo due anni dopo l’apertura arrivarono i migliori giocatori professionisti dell’epoca per l’Open d’Italia (1928), la prima di 12 edizioni. E più tardi l’invito fu per i migliori amateur continentali, chiamati a giocare gli Internazionali d’Italia (57 le edizioni maschili e 42 quelle femminili)

La sfida si era posizionata ad altissimo livello e in questo clima agonistico nacque anche la Targa d’Oro, gara nazionale che conta il numero record di 80 edizioni. Perciò nel ricco menu del Centenario, sarà celebrata l’impareggiabile storia agonistica del Club, con il ritorno degli Internazionali d’Italia (23-26 aprile) e con la Targa d’Oro (23-25 maggio), la gara nazionale più longeva d’Italia.

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La Pro Am del Centenario (8 giugno) metterà in campo professionisti e dilettanti insieme con una formula molto apprezzata. Ma il momento più alto in termini di golf ai massimi livelli sarà la Legends’ Exhibition (29 giugno), con in campo quattro straordinari campioni, iscritti nella storia della Ryder Cup moderna: Luke Donald, il capitano vincitore da una parte e dall’altra dell’Oceano, con i suoi vice capitani José Maria Olazabal, Edoardo e Francesco Molinari. Sarà un match tra di loro, ma saranno in campo anche altri giocatori del tour europeo. Non mancherà un richiamo al passato quando (13-14 maggio) The Hickory Masters proporrà un salto indietro nel tempo, un ritorno alle origini del golf con dress code d’altri tempi e bastoni d’epoca in sacca. Non ultima, la grande Festa del Centenario (20-21 giugno) riservata ai soci e a tutti coloro che al Circolo appartengono e che raccolgono il testimone del rilancio verso il futuro; due giorni intensi tra gioco, musica e convivialità.

Sul lago, eleganza senza tempo

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Storico albergo 5 stelle lusso situato a Cernobbio, sul Lago di Como, Villa d’Este rappresenta da sempre un punto di riferimento internazionale nell’hôtellerie più prestigiosa. Costruita nel 1568 e considerata uno dei più raffinati esempi di architettura del XVI secolo, trasformata in un hotel di lusso nel 1873 e immersa in un parco di 12 ettari con alberi secolari, statue storiche e fiori variopinti, Villa d’Este incarna un’eleganza senza tempo da oltre 150 anni. 

Sono 151 le camere e suite suddivise tra l’Edificio del Cardinale e il Padiglione della Regina, 4 le ville private all’interno della proprietà. Di recente è stata acquisita Villa Belinzaghi, oggetto di un completo restauro.

L’offerta culinaria, guidata dall’Executive Chef Andrea Guerini, spazia dall’elegante Veranda vista lago (per una cucina classica contemporanea, influenza italiana ma respiro internazionale) al Grill (protagonisti carni alla griglia e i grandi classici di pesce); il Ristorante Platano fonde sapori mediterranei e giapponesi; la cantina di Villa d’Este è nota per la varietà e qualità delle etichette selezionate e per il valore del suo patrimonio enologico; al Bar Canova protagonisti sono i cocktail; per un light lunch estivo, invece, il Sundeck è a bordo piscina (galleggiante sul lago). Beauty Center e Sporting Club completano la proposta wellness e sport.

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GALLERY E FOTO STORICHE

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Golf

Rolex celebra la 90ª edizione del Masters Tournament

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Ad Augusta torna il primo Major dell’anno: i migliori golfisti al mondo a caccia della Green Jacket

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Ricco di storia e tradizione, il Masters Tournament è il primo dei quattro tornei Major del golf maschile. I migliori giocatori del mondo si ritroveranno in Georgia, negli Stati Uniti, percorrendo la celebre Magnolia Lane, l’ingresso iconico dell’Augusta National Golf Club, per iniziare la corsa alla prestigiosa Green Jacket.

Da giovedì 9 a domenica 12 aprile, la 90ª edizione del torneo si giocherà sui fairway circondati da azalee e sui green perfettamente curati, con il supporto di Rolex in qualità di Tournament Partner, ruolo che ricopre dal 1999.

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Scheffler e Rahm tra i protagonisti attesi

Il numero uno del mondo Scottie Scheffler è tra i Testimonial Rolex in corsa per il titolo. Il golfista statunitense, 29 anni, arriva da una stagione 2025 di altissimo livello, con la vittoria di due Major – il PGA Championship e The Open – e punta a conquistare il Masters per la terza volta dopo i successi del 2022 e del 2024.

In caso di vittoria, Scheffler entrerebbe ancora più a fondo nella storia del torneo accanto ad altri grandi Testimonial Rolex plurivincitori, tra cui Jack Nicklaus (sei titoli), Tiger Woods (cinque), Arnold Palmer (quattro) e Phil Mickelson e Gary Player (tre).

Anche Jon Rahm, vincitore nel 2023, è tra i favoriti. Lo spagnolo tornerà ad Augusta dopo aver partecipato alla tradizionale Champions Dinner del 7 aprile.

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Un torneo iconico tra tecnica e storia

Il Masters è una competizione su 72 buche che mette alla prova precisione tecnica e solidità mentale. Nel corso degli anni, i Testimonial Rolex hanno spesso firmato momenti memorabili su questo campo leggendario.

Nel 2026 si celebra anche un anniversario importante: i 40 anni dalla vittoria del 1986 di Jack Nicklaus, che a 46 anni divenne il più anziano vincitore del torneo, rimontando quattro colpi nell’ultimo giro.

Nicklaus è una figura centrale nel rapporto tra Rolex e il golf, iniziato nel 1967 con una stretta di mano tra il brand e Arnold Palmer, poi estesa anche a Gary Player. I tre, conosciuti come The Big Three, hanno contribuito a rendere il golf uno sport globale.

Masters Tournaments Rolex 4

I protagonisti in gara

Nicklaus e Player torneranno sul primo tee per il colpo inaugurale insieme a Tom Watson, altro Honorary Starter e leggenda Rolex.

Tra i giocatori in gara che puntano alla Green Jacket figurano anche:

  • Ludvig Åberg.
  • Matt Fitzpatrick.
  • Collin Morikawa.
  • Justin Thomas.

Tutti pronti a lasciare il segno in uno dei palcoscenici più prestigiosi del golf mondiale.

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Rolex e il golf: una partnership storica

Rolex celebra il percorso verso l’eccellenza, fatto di tappe, emozioni e traguardi. Il legame con il golf nasce nel 1967 e si fonda su valori condivisi come precisione, miglioramento continuo e rispetto della tradizione.

Oggi il marchio è al fianco dei principali tornei e competizioni internazionali, tra cui:

  • Masters Tournament.
  • PGA Championship.
  • U.S. Open.
  • The Open.
  • The Amundi Evian Championship. 
  • Ryder Cup, Presidents Cup e Solheim Cup. 

Tra i Testimonial Rolex figurano grandi campioni come Tiger Woods, Jon Rahm, Scottie Scheffler, Lydia Ko e Collin Morikawa, oltre a giovani talenti emergenti come Ludvig Åberg.

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TESTIMONIAL ROLEX CHE HANNO VINTO IL MASTERS TOURNAMENT

Arnold Palmer (1958, 1960, 1962, 1964)

Gary Player (1961, 1974, 1978)

Jack Nicklaus (1963, 1965, 1966, 1972, 1975, 1986)

Tom Watson (1977, 1981)

Bernhard Langer (1985, 1993)

Fred Couples (1992)

José María Olazábal (1994, 1999)

Tiger Woods (1997, 2001, 2002, 2005, 2019)

Phil Mickelson (2004, 2006, 2010)

Trevor Immelman (2008)

Adam Scott (2013)

Jordan Spieth (2015)

Hideki Matsuyama (2021)

Scottie Scheffler (2022, 2024)

Jon Rahm (2023)

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ROLEX: ECCELLENZA E INNOVAZIONE

Rolex è una manifattura svizzera indipendente con sede a Ginevra, riconosciuta a livello globale per la qualità e l’affidabilità dei suoi orologi.

I movimenti degli orologi Oyster Perpetual e Perpetual sono certificati dal COSC e successivamente testati internamente secondo standard ancora più rigorosi. La certificazione Superlative Chronometer, identificata dal sigillo verde, garantisce prestazioni di altissimo livello.

Il concetto di “Perpetual” rappresenta la filosofia del marchio, fondata dal suo creatore Hans Wilsdorf, che ha guidato innovazioni fondamentali come:

  • L’Oyster, primo orologio impermeabile (1926).
  • Il rotore Perpetual, sistema di carica automatica (1931). 

Con oltre 600 brevetti registrati, Rolex continua a progettare e produrre internamente la maggior parte dei componenti, mantenendo un controllo completo sulla qualità.

Oltre all’orologeria, il marchio è attivo nel sostegno a arte, cultura, sport, esplorazione e sostenibilità, confermando il proprio impegno verso le generazioni future.

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Golf

Vedere meglio per giocare meglio

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Quando la vista diventa performance nel golf

Nel golf moderno nulla è lasciato al caso. La lettura del green, la percezione delle pendenze, la stima delle distanze e la capacità di adattarsi alle diverse condizioni di luce sono fattori determinanti tanto quanto la qualità dello swing o la preparazione mentale. In uno sport in cui ogni dettaglio può incidere sul risultato finale, la qualità della visione diventa un elemento decisivo della performance.

Tra i professionisti è sempre più diffusa la consapevolezza che una visione precisa e stabile possa fare la differenza sul campo. Non si tratta soltanto di “vedere bene”, ma di percepire correttamente profondità, contrasti e variazioni del terreno, aspetti che influenzano in modo diretto la lettura del gioco.

L’esperienza del professionista Davide Buchi, membro PGAI, rappresenta un esempio significativo di quanto la qualità della visione possa incidere sulla performance golfistica.

Giocando prevalentemente all’aperto, i golfisti devono saper distinguere le diverse tonalità di verde del campo e interpretare correttamente le pendenze del terreno. Una percezione visiva non ottimale può alterare questa capacità di lettura, influenzando inevitabilmente le decisioni di gioco.

Nel caso di Buchi, alcune difficoltà si manifestavano soprattutto in condizioni di luce non ideali. Con il vento o con illuminazione ridotta, la lacrimazione e la difficoltà nel valutare correttamente le distanze rendevano più complessa l’interpretazione del green. In particolare, l’utilizzo di lenti a contatto che correggevano soltanto la miopia, ma non l’astigmatismo, portava a percepire il terreno più “piatto” di quanto fosse in realtà, con il rischio di sottovalutare anche pendenze importanti.

Situazioni di questo tipo possono incidere anche sulla concentrazione. Piccoli disagi visivi, come lo spostamento della lente o l’irritazione dell’occhio, tendono infatti a interferire con la continuità mentale necessaria per eseguire il colpo con precisione.

Dopo anni di utilizzo di lenti a contatto e con una crescente sensazione di affaticamento oculare a fine giornata, Buchi ha iniziato a valutare una soluzione più definitiva, individuata nella chirurgia refrattiva. La decisione è maturata anche considerando le esigenze specifiche della pratica sportiva e la possibilità di ottenere una visione più stabile e funzionale al gioco.

Il percorso ha previsto un trattamento personalizzato, con intervento FemtoLASIK e un programma di recupero mirato. L’aspetto che più ha colpito il giocatore è stata la rapidità del processo: l’intervento si è svolto in tempi molto brevi e con un fastidio minimo, mentre il recupero è stato sorprendentemente veloce.

Dopo due giorni di riposo totale, Buchi ha potuto tornare sul campo già al quinto giorno, riprendendo gradualmente gli allenamenti ad alto livello.

Il miglioramento è stato percepibile fin da subito, in particolare nel putting e nella lettura del green. Una maggiore sensibilità al contrasto ha permesso di distinguere meglio le variazioni del terreno, riducendo le incertezze e aumentando la sicurezza nell’esecuzione dei colpi. Anche la percezione delle distanze e della profondità è diventata più chiara e immediata, soprattutto nei frequenti passaggi tra luce e ombra tipici dei campi da golf.

Per un golfista, infatti, non si tratta soltanto di raggiungere i classici “10/10” di vista, ma di ottenere una visione ottimizzata per la performance sportiva.

Oggi Buchi considera la qualità della propria visione un vero vantaggio competitivo, tanto da consigliare questo tipo di percorso anche ad altri golfisti, sia professionisti sia amatori evoluti. La rapidità dell’intervento e del recupero rappresenta, secondo lui, un elemento particolarmente interessante per chi pratica sport a livello agonistico.

Nel golf di alto livello, la vista non è soltanto una capacità sensoriale: è uno strumento di gioco. L’esperienza di Davide Buchi dimostra come una visione precisa e stabile possa incidere concretamente sulla qualità del gesto tecnico e sulla sicurezza in campo, colpo dopo colpo.

 

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La confraternita dei carrellanti

Partire dai tee verdi, colore della speranza

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Massimo De Luca, grande firma del giornalismo sportivo italiano e appassionato golfista

È davvero possibile illudersi di vincere la battaglia non col golf, ma con la vita, spacciandosi per eternamente giovani? La risposta di buon senso sarebbe no, per i giocatori “over” che vogliono ancora divertirsi.

Se vi chiedono di associare istintivamente un colore al golf, la risposta non può che essere una: il verde, of course. Il piacere di passare molte ore nel verde è, in genere, il fascino attribuito a questo sport dai neofiti, giustamente entusiasti all’idea di passeggiare fra prati curati, alberi, laghi. Poi magari accade che, una volta diventati più esperti, la voglia di giocar bene, destinata a puntuale disillusione, prevarrà su ogni ispirazione bucolica e tutto si concentrerà sugli incontrollabili voli della pallina, con tanti saluti alla contemplazione del paesaggio. Ma questo è un altro discorso. Il luogo dove tutto si decide, dove un tap in da un centimetro vale come un drive da 200 metri, è naturalmente il green che altro non significa se non verde. Verde è il trofeo più ambito del golf professionistico, la giacca riservata ai vincitori del Masters di Augusta. E verde, si sa, è il colore della speranza che ci accompagna sul tee della 1, quando non sappiamo se in campo vivremo un giorno di gloria o la solita esperienza di inadeguatezza.

Comunque, tutto è verde nel golf, e tutto il verde è bello (il bianco-beige dei bunker, per dire, ha molto meno fascino e soprattutto fa un po’ incazzare).

Verdi sono anche i battitori avanzati adottabili dai seniores. Qui, però, cominciano i distinguo, almeno da noi in Italia, tanto che quel verde lì non riesce a piacere a tutti. L’ età media della popolazione golfistica italiana registra un’altissima percentuale di “S” nelle classifiche delle gare accanto al nome dei partecipanti, rendendo ormai estremamente competitivo aggiudicarsi il “Primo Senior”, tanta è la concorrenza. Il buon senso dovrebbe indurre la stragrande maggioranza di noi “over” (60, 70 oppure 80, fate voi) a spostarsi un po’ più avanti. Del resto se, con l’età, si verifica che prendere i par 4 in due colpi (se non in tre) sta diventando una chimera… se il terzo colpo nei par 5 deve spesso decollare da 150 metri e più, perché insistere? C’è una logica nella progettazione dei campi e prevede giocabilità diverse (e diversi tee di partenza) in rapporto a età e abilità, ovvero handicap. Ma mentre sull’handicap si può sempre sperare di migliorare (molto meno di prima da che si è in balìa dell’algoritmo) sull’età e sulle sue conseguenze nulla quaestio: è una battaglia perduta. Sarà un caso che, di anno in anno, noi giocatori attempati abbiamo la sensazione che ci stiano allungando le buche?

 La soluzione sarebbe semplice: ci si avvale dell’agevolazione consentita dal regolamento, si paga qualcosa in termini di colpi ma si ritrova il gusto di provare a giocare le buche in regulation. Non sempre ci si riuscirà, ma almeno si potrà provare. Tutto a posto, allora? Macché. Sembra che “comprarsi” un po’ più di divertimento pagandolo con qualche colpo equivalga ad alzare bandiera bianca. Una implicita ammissione di inferiorità. Come se davvero fosse possibile vincere la battaglia non col golf, ma con la vita, spacciandosi per eternamente giovani. 

La prima esperienza del genere l’ho vissuta involontariamente negli Stati Uniti. Iscrittomi a una gara in quel paradiso golfistico che è Myrtle Beach, mi trovai automaticamente assegnato ai tee avanzati dalla segreteria. Avevo da poco compiuto 60 anni (bei tempi…). Confesso: mi sentii mortificato. Poi ho visto tirare da quegli stessi tee i miei compagni americani (coetanei) e mamma mia se la scagliavano! Non solo: erano ben felici di partire più avanti e giocarsi tutte le loro chance a ogni buca. Nessun complesso d’inferiorità. Solo la serena accettazione della legge del tempo. E molte risate in più. L’eccezione, naturalmente, c’è ed è rappresentata da quegli “over” dotati di particolare talento, tanto da riuscire a restare “one digit”. Ma sappiamo bene che si tratta di un’esigua minoranza.

Aggiungo un’altra recentissima esperienza. Ho avuto il privilegio di tornare a giocare con il nostro grande Costantino Rocca in una Pro-Am a casa sua, il bellissimo campo dell’Albenza. Tino ha giocato le 18 buche dai tee gialli, non bianchi, semplicemente perché ne aveva diritto. E non si sentiva certo sminuito per questo.

E allora possiamo essere così presuntuosi da ritenerci meglio di Costantino Rocca? Direi di no, se un minimo di buon senso abita ancora i nostri pensieri. 

For ever young è una magnifica canzone, ma anche un’eterna illusione.

 

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Golf

In vacanza a Mauritius con Beachcomber e il Golf Club Castello di Tolcinasco!

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Premi ambitissimi in palio per la Coppa Commissione Sportiva disputatasi lo scorso 4 ottobre grazie a prestigiosi sponsor

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Il Golf Club Castello di Tolcinasco, a due passi da Milano, si conferma un punto di riferimento per ogni giocatore in Italia. Strutture e organizzazione soddisfano qualunque esigenza, come confermato dalla perfetta riuscita della Coppa Commissione Sportiva, gara disputatasi lo scorso sabato 4 ottobre sullo splendido campo firmato da “The King” Arnold Palmer, la leggenda del golf americano, che ha registrato la partecipazione di ben 111 soci sugli oltre 1.000 iscritti: uno dei Golf Club con il più alto numero di soci nel nostro Paese.

Importanti i premi in palio messi a disposizione da sponsor prestigiosi che hanno valorizzato l’evento, tra cui BMW by My Car Milano, Guess, Nikon e in particolare la catena Beachcomber Resorts and Hotels con le sue magnifiche location a Mauritius.

La competizione, su un campo in perfette condizioni, era basata sulla formula 18 buche Stableford 3 Categorie (1° lordo e 1°/2° netto di Categoria). Premi speciali: 1° Lady by Guess, 1° Senior by D’O (cena per 2 persone al ristorante stellato dello chef Davide Oldani), 1° “Nearest to the Pin” e “Driving Contest” by Nikon, fino agli ambitissimi 2 soggiorni di 6 notti per 2 persone presso gli esclusivi Beachcomber Golf Resort & SPA a Mauritius – Paradis e Trou Aux Biches – in collaborazione con House of Italian Golf, editore del sito Digitalbleisure.com.

Insomma, un grande successo! Claudio Miglio, AD di House of Italian Golf, ha premiato davanti a una folta platea i due vincitori dei premi Beachcomber: Andrea Mellerio e Oscar Calvi (nelle foto).

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Tutti gli altri vincitori: Luca Marongiu, Piersergio Piccinetti, Nicolò Garanzini, Feliciano Lombardi, Dong Rip Lim, Ezio Daniele Lago, Jin Jun Cai, Laura Fadda, Gilberto Weissy, Marco Orsi, Simone Morlacchi e Sara Costa. Nelle foto seguenti, alcune delle premiazioni con le congratulazioni ai giocatori da parte del Presidente del Golf Club Emanuel Stilo e della Responsabile Segreteria Sportiva Cristina Parietti.

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