Dal bagaglio al posto a sedere, cresce il peso degli extra: l’aumento del jet fuel spinge i vettori a rivedere tutte le voci di ricavo
Volare costa di più, ma non solo per il prezzo del biglietto. Negli ultimi mesi le compagnie aeree stanno ritoccando in modo sistematico i servizi accessori, trasformandoli in una leva fondamentale per compensare l’impennata dei costi operativi, in particolare del jet fuel, schizzato verso l’alto a causa delle tensioni internazionali.
IL CASO EMBLEMATICO: IL POSTO A SEDERE
Sempre più spesso il costo reale del viaggio emerge solo al momento del check-in. Emblematico il caso di un volo intercontinentale, dove la scelta di un posto con più spazio per le gambe può arrivare a costare centinaia di euro a tratta, superando talvolta il prezzo stesso del biglietto.
Un segnale chiaro di come le compagnie stiano spostando parte del ricavo sugli “extra”, anche quando non incidono direttamente sui consumi.

L’EFFETTO DEL CARO CARBURANTE
Alla base di questa strategia c’è il forte aumento del prezzo del carburante. Secondo International Air Transport Association, una tonnellata di jet fuel in Europa ha superato i 1.400 dollari, con un incremento superiore al 100% su base annua.
Il carburante rappresenta oggi tra il 35% e il 40% dei costi operativi, arrivando oltre il 50% per le low cost. Un peso enorme, che nel giro di pochi mesi ha cambiato gli equilibri economici del settore.

CONTI SOTTO PRESSIONE
Le compagnie cercano di proteggersi acquistando carburante in anticipo a prezzi più bassi, ma questa strategia non basta. Anche i grandi gruppi devono fare i conti con costi aggiuntivi significativi.
«Se va avanti così per un anno potremmo dover sborsare 600 milioni in più», calcola Michael O’Leary, alla guida di Ryanair.
E la conseguenza è inevitabile: «I ricavi unitari devono aumentare di circa il 15–20%», spiega Scott Kirby, numero uno di United Airlines.

NON SOLO BIGLIETTI: LA CRESCITA DEGLI “ANCILLARI”
Se le tariffe base sono aumentate (oggi in media circa +24% su scala globale) la vera partita si gioca sui cosiddetti servizi ancillari, cioè tutte quelle opzioni un tempo incluse e oggi a pagamento.
Tra queste:
- selezione del posto;
- imbarco prioritario;
- bagaglio a mano e in stiva;
- servizi a bordo.
Questi extra sono acquistati mediamente dal 40% dei passeggeri low cost e da una quota tra il 5% e il 10% sui vettori tradizionali.
RINCARI DIFFUSI SU TUTTE LE VOCI
Le prime analisi sulle rotte europee mostrano aumenti generalizzati:
- imbarco prioritario: circa +17%
- bagaglio in stiva: tra +21% e +24%
- selezione del posto: fino a +40%
Proprio quest’ultima voce è la più discussa, perché non ha alcun impatto diretto sul consumo di carburante, ma rappresenta una delle leve più redditizie.
LE STRATEGIE DEI VETTORI
Le compagnie preferiscono non esporsi pubblicamente su queste politiche. «Non posso parlare di questo tema, siamo anche in un periodo di silenzio obbligato perché tra poco abbiamo i dati finanziari», ha dichiarato Jason McGuinness, direttore commerciale di Ryanair.
Nel frattempo, anche i vettori tradizionali si stanno adeguando: alcune tariffe base non includono più nemmeno il bagaglio a mano, segnando un ulteriore passo verso il modello “unbundled”.

UN MERCATO SEMPRE PIÙ DINAMICO
Tracciare con precisione l’andamento dei prezzi degli extra è complesso: a differenza dei biglietti, questi servizi vengono spesso acquistati in un secondo momento e con tariffe variabili, che cambiano in base a stagionalità, domanda e rotta.
IL PESO CRESCENTE DEGLI EXTRA NEI BILANCI
Per le compagnie, gli ancillari sono ormai una componente essenziale dei ricavi. Secondo le stime di settore, nel 2025 hanno generato 157 miliardi di dollari, pari al 15,7% del fatturato complessivo.
E il messaggio, anche se non ufficiale, è chiaro: «Non siamo in grado di assorbire l’intero aumento del costo del cherosene: se non alziamo il prezzo di tutte le voci, davanti a noi c’è solo il fallimento», ammette dietro le quinte il capo di una delle principali low cost.
UNO SCENARIO DESTINATO A DURARE
Con costi operativi in crescita e margini sotto pressione, il modello appare destinato a consolidarsi. Per i passeggeri significa una cosa sola: il prezzo finale del viaggio sarà sempre più frammentato, e capire quanto si paga davvero richiederà sempre maggiore attenzione.