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Le compagnie aeree più sicure al mondo: vince l’Oceania!

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Air New Zeland e Qantas Airlines 2

Air New Zealand e Qantas si classificano nei primi due posti. Ottimi risultati anche per i voli low cost

L’Oceania si conferma ai vertici della sicurezza globale dei voli per l’inizio del 2026. Secondo l’ultima graduatoria annuale pubblicata dal portale specializzato AirlineRatings, sono Air New Zealand e Qantas ad aggiudicarsi il titolo di compagnie aeree più sicure al mondo.

Air New Zeland e Qantas Airlines 1

L’analisi ha preso in esame 385 vettori globali, includendo sia realtà tradizionali che low cost, attraverso uno studio meticoloso che ha incrociato dati operativi storici, registri di manutenzione e certificazioni internazionali.

Subito dietro le due eccellenze oceaniche, si posizionano colossi come Cathay Pacific, Qatar Airways ed Emirates, che mantengono standard operativi di altissimo livello.

In Europa, la leadership della sicurezza è saldamente nelle mani di Lufthansa, Swiss, British Airways, Iberia, SAS e Finnair. Un elogio particolare va a TAP Portugal, che continua a distinguersi tra i vettori più affidabili del continente europeo, garantendo performance costanti nel tempo.

Anche il settore dei voli a basso costo mostra risultati sorprendenti: ai primi posti troviamo HK Express, Jetstar Group e Ryanair, seguite da vicino da EasyJet, Wizz Air e AirAsia. È fondamentale sottolineare che oggi molti vettori low cost rispettano parametri di sicurezza che non solo eguagliano, ma in determinati ambiti superano quelli delle compagnie di bandiera, sfatando un vecchio pregiudizio legato al prezzo del biglietto.

Il sistema di valutazione adottato da AirlineRatings non si limita a contare i decolli, ma analizza una combinazione complessa di fattori: la cronologia degli incidenti gravi, l’età dei velivoli, le dimensioni della flotta e la solidità finanziaria della società. Vengono inoltre considerati gli audit Iosa della Iata e le certificazioni Icao, oltre ai programmi di formazione e alle ore di addestramento periodico degli equipaggi, considerati la vera barriera umana contro gli imprevisti.

Un aspetto cruciale evidenziato dagli esperti riguarda la gestione statistica degli eventi: Sharon Petersen, CEO di AirlineRatings, spiega che il rischio percepito deve essere sempre rapportato alla mole di traffico. Una flotta di grandi dimensioni, come quella di Qantas, che gestisce centinaia di aerei, ha statisticamente una probabilità maggiore di registrare piccoli intoppi rispetto a una compagnia con soli 10 aerei, ma ciò non ne pregiudica l’affidabilità complessiva.

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I FATTORI CHE INCIDONO NELLA VALUTAZIONE

Proprio il confronto tra le due regine, Air New Zealand e Qantas, mostra quanto sia sottile il margine di differenza: le due compagnie sono separate da appena 1,5 punti. La discriminante che ha permesso al vettore neozelandese di prevalere quest’anno è stata l’età media della flotta, leggermente più giovane rispetto a quella australiana, sebbene entrambe vantino l’addestramento dei piloti tra i migliori al mondo.

È inoltre importante fare una distinzione tra errori umani o procedurali e difetti di fabbricazione. Molti problemi tecnici recenti, come quelli che hanno coinvolto Boeing e Alaska Airlines nel corso del 2024, sono da imputare a difetti di origine industriale e produttiva piuttosto che a carenze operative delle singole linee aeree. Questo sposta l’attenzione anche sulla responsabilità dei costruttori nel garantire la massima qualità strutturale.

MEGLIO VOLARE CHE GUIDARE!

Infine, nonostante la cronaca abbia registrato un picco di vittime nel dicembre 2024, superando i decessi censiti dalla Iata nel 2023, volare rimane statisticamente l’attività più sicura.

Se il rischio di mortalità su un volo è di circa 1 su 13,7 milioni, i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2026 continuano a mostrare come gli incidenti stradali rappresentino un pericolo infinitamente superiore, con oltre 1,3 milioni di morti l’anno, pari a 2 decessi al minuto sulle strade del mondo.

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Guerra: 43mila voli cancellati per oltre 7,5 milioni di passeggeri

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Aereo Emirates

Il conflitto in corso sta bloccando gli hub del Golfo Persico.

Impatto terribile nei primi giorni del conflitto tra Usa/Israele e Iran per i principali vettori dell’area: danni per almeno 1,6 miliardi di dollari (solo per i voli cancellati).

DANNI IN CONTINUO AGGIORNAMENTO 

Il conflitto in Medio Oriente ha portato alla cancellazione dei voli di oltre 7,5 milioni di persone nei primi dieci giorni di chiusura dello spazio aereo e di interruzione delle operazioni delle compagnie aeree. Più della metà di questi passeggeri aveva prenotato con i cinque principali vettori dell’area, con un danno stimato di almeno 1,6 miliardi di dollari solo per i mancati ricavi dei biglietti già emessi. È quanto emerge dalle stime sulla base dei dati di settore. 

Il bilancio non è definitivo. Non solo perché la crisi prosegue, pur con un impatto sulle operazioni in progressiva riduzione, ma anche perché l’impatto economico sui conti dei vettori deve tenere conto delle spese aggiuntive: dall’emissione di nuovi biglietti per i passeggeri coinvolti ai costi per la sistemazione negli hotel, i pasti, i trasferimenti da e per l’aeroporto, oltre ai mancati ricavi del cargo trasportato nelle stive degli aerei. 

L’IMPATTO SULLE OPERAZIONI 

Tra il 28 febbraio – giorno di avvio delle ostilità militari tra Usa e Israele da una parte e Iran dall’altra – e il pomeriggio del 10 marzo, nel Golfo Persico (o Arabico) sono stati cancellati almeno 43.100 voli, tra partenze e arrivi, secondo i dati forniti dalla piattaforma specializzata Cirium. Dall’inizio delle tensioni non è stato effettuato il 55% dei movimenti programmati da tutti i vettori, locali e internazionali. 

Ma quale impatto ha avuto tutto questo sulle principali compagnie del Golfo? Nel periodo analizzato, tra il 28 febbraio e il 9 marzo, Emirates, Qatar Airways, Etihad Airways, Flydubai e Air Arabia hanno complessivamente cancellato almeno 16.500 voli, con disagi immediati per circa 3,7 milioni di passeggeri. Di questi, oltre due milioni avevano prenotato con Emirates e Qatar Airways – quest’ultima con quasi il 94% dei voli cancellati – mentre più di mezzo milione risultava prenotato con Etihad. 

Come mostrano i dati forniti da Flightradar24, la principale piattaforma di monitoraggio dei movimenti aerei, Emirates ed Etihad hanno ripreso alcuni servizi di linea dalle rispettive basi di Dubai e Abu Dhabi dopo una settimana con migliaia di cancellazioni. Doha, hub di Qatar Airways, dopo un blocco totale ha iniziato a consentire gradualmente alcuni movimenti

Tre mega-hub sono quindi in stallo, utilizzati da oltre 100 mila passeggeri al giorno per gli spostamenti tra Europa e Asia-Oceania. Per Etihad e Qatar Airways circa l’80% dei viaggiatori è in transito, mentre per Emirates la quota scende al 50-55%.

La crisi ha effetti immediati anche sui mancati ricavi del trasporto passeggeri: secondo le stime si tratta di almeno 640 milioni di dollari per Emirates, 605 milioni per Qatar Airways, 206 milioni per Etihad, e circa 110 milioni complessivi per Flydubai e Air Arabia.

L’IMPATTO NEL MEDIO E LUNGO PERIODO 

Secondo gli analisti si tratta di un impatto finanziariamente gestibile per compagnie che dispongono di una significativa liquidità e hanno alle spalle i fondi sovrani da centinaia di miliardi di dollari. Restano però da capire gli effetti di medio e lungo periodo, soprattutto se il conflitto dovesse proseguire per diverse settimane.

 

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Prezzi alle stelle per il carburante degli aerei

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Carburante aerei

La guerra nel Golfo fa impennare il costo del jet fuel: effetti negativi su biglietti e traffico

Il conflitto nell’area del Golfo Persico sta provocando forti tensioni non solo sul piano geopolitico ma anche sul mercato energetico dell’aviazione. Il prezzo del jet fuel, il carburante utilizzato dagli aerei, sta registrando un aumento senza precedenti negli ultimi anni, complicando ulteriormente la situazione del trasporto aereo internazionale già segnata da cancellazioni, ritardi e passeggeri bloccati.

Secondo il Financial Times, il costo del carburante per l’aviazione ha raggiunto livelli che non si vedevano da quattro anni, a causa delle difficoltà di approvvigionamento legate al conflitto e alle interruzioni nelle rotte energetiche della regione.

“PREMIUM PRICE” AI LIVELLI RECORD

Nel mercato dell’Europa nord-occidentale – riferimento per molti contratti globali tra compagnie aeree e fornitori – il prezzo del jet fuel è salito del 12% in un solo giorno, arrivando a 1.416 dollari a tonnellata, il valore più alto dal giugno 2022 secondo l’agenzia Argus. Nel complesso della settimana, l’aumento ha raggiunto addirittura il 71%.

Ancora più significativo è il premium price rispetto al Brent, il petrolio di riferimento: il differenziale ha toccato circa 97 dollari al barile, un livello record. In Asia il margine è arrivato temporaneamente a 200 dollari al barile prima di ridimensionarsi intorno agli 80 dollari, mentre prima della guerra oscillava tra 20 e 25 dollari.

«Questo è il caos assoluto», ha affermato June Goh, analista del mercato petrolifero della società di materie prime Sparta, riferendosi all’aumento dei prezzi. «Non ci saremmo mai aspettati che il carburante per aerei potesse costare il doppio del petrolio greggio».

L’interruzione dei traffici nello Stretto di Hormuz sta limitando sia il greggio utilizzato per produrre carburante per aviazione sia il carburante stesso, riducendo le scorte disponibili. Secondo Argus, circa il 40% del carburante per aerei utilizzato in Europa transita proprio da questo snodo, con il Kuwait tra i principali fornitori.

Allo stesso tempo, molte compagnie stanno modificando le strategie di rifornimento scegliendo aeroporti alternativi al Golfo per evitare possibili carenze causate dal conflitto.

MUSCAT DIVENTA UN NODO CRITICO

Uno dei punti più sensibili è l’aeroporto di Muscat, in Oman. Da scalo relativamente tranquillo è diventato improvvisamente uno dei più trafficati della regione.

Le difficoltà di rifornimento stanno creando ritardi nelle operazioni aeroportuali e costringono diversi operatori a modificare i propri piani di volo. Alcuni jet privati, per esempio, stanno facendo scalo a Riyadh o al Cairo prima di raggiungere Muscat.

«Con potenziali ritardi nei rifornimenti e nei servizi di assistenza a terra, si rischia di perdere slot di partenza», ha affermato Charles Robinson, responsabile di EnterJet, marketplace specializzato in voli con jet privati. «In tal caso, si potrebbe verificare un ritardo di molte ore per i passeggeri e l’equipaggio, quindi molti operatori stanno optando per una sosta per il rifornimento durante il tragitto per evitare questi ritardi».

Il traffico nello scalo omanita è infatti cresciuto rapidamente: secondo i dati di Flightradar24, in una sola giornata sono stati registrati 273 movimenti tra decolli e atterraggi, rispetto ai 248 della settimana precedente.

EUROPA TRA LE AREE PIÙ ESPOSTE

La crisi energetica dell’aviazione potrebbe avere effetti particolarmente pesanti sul mercato europeo. Il motivo è strutturale: negli ultimi anni il continente ha ridotto la propria capacità di raffinazione, aumentando la dipendenza da forniture esterne.

Il carburante per aerei, infatti, può essere prodotto solo in raffineria e non può essere ottenuto tramite semplici miscele come altri prodotti petroliferi.

«Poiché le aziende e i Paesi asiatici sono così preoccupati per il proprio approvvigionamento, il prezzo che l’Europa dovrebbe pagare per ottenere carburante per aerei extra dall’Asia è astronomicamente alto. Nessuno sa quanto potrebbe salire», ha affermato Benedict George di Argus.

Il risultato è un mercato estremamente volatile che potrebbe presto riflettersi anche sui prezzi dei biglietti aerei, mentre il settore cerca di gestire un equilibrio sempre più fragile tra costi energetici, logistica e domanda di viaggio.

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Experience, Unlocked: la nuova identità di TravelDesk Events

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La divisione dell’agenzia si rinnova con un’immagine più creativa e un sito che racconta il suo approccio integrato alla progettazione di eventi

 

Foto di Brenda Debiasio Romeo, Marketing & Event Manager.

Brenda Debiasio Romeo, Marketing & Event Manager.

Foto di Carlo Laudicina, Head of TravelDesk Events.

Carlo Laudicina, Head of TravelDesk Events.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TravelDesk Events si presenta al mercato con una nuova immagine e un nuovo sito web, segnando un’evoluzione naturale della propria identità nel panorama degli eventi corporate, incentive e live communication.

Divisione dedicata agli eventi di TravelDesk, realtà attiva da oltre 30 anni nel business travel management, TravelDesk Events rafforza oggi il proprio posizionamento con un’identità visiva più pop, dinamica e creativa. Una trasformazione che racconta una dimensione capace di andare oltre la logistica, pur continuando a fondarsi su di essa come solida base operativa.

Il nuovo look esprime colore, energia e progettualità.
Il nuovo sito diventa uno spazio di ispirazione e racconto, dove l’approccio strategico si integra con creatività ed execution.

“Se la competenza logistica rappresenta da sempre uno dei punti di forza di TravelDesk, TravelDesk Events ne amplia il perimetro”, commenta Carlo Laudicina, Head of TravelDesk Events. “Al cuore della nostra proposta oggi c’è molto altro: progettazione creativa, concept, storytelling, regia, engagement e costruzione di esperienze memorabili. La nostra evoluzione è la naturale risposta alla crescente richiesta da parte delle aziende di partner capaci non solo di organizzare, ma di interpretare obiettivi, brand positioning e dinamiche relazionali”.

Experience, Unlocked. Il nuovo payoff sintetizza questa visione. “Abbiamo voluto dotare TravelDesk Events di una propria identità, mantenendo tuttavia un legame strategico con la struttura madre, e affermare nel payoff la promessa di sbloccare il potenziale di ogni evento, trasformando ogni momento corporate in un’esperienza significativa, misurabile e memorabile”, ha proseguito Brenda Debiasio Romeo, Head of Marketing & Communications di TravelDesk. “Unlocked non è solo apertura, ma accesso a nuove prospettive, nuovi linguaggi e nuove modalità di coinvolgimento”.

L’evoluzione di TravelDesk Events si inserisce in un percorso più ampio di integrazione all’interno di ESA Group, realtà internazionale con oltre 80 anni di storia nei servizi marittimi e nella consulenza. L’appartenenza al Gruppo rafforza ulteriormente la solidità finanziaria, la visione strategica e la capacità di operare su scala globale, ampliando le sinergie tra travel management, servizi corporate e progettazione di eventi.

A questa struttura si affianca l’appartenenza al network internazionale GlobalStar Travel Management, che garantisce presidio diretto in numerosi mercati e standard operativi condivisi a livello globale. Un ecosistema integrato che consente a TravelDesk Events di coniugare creatività e governance, flessibilità e controllo, offrendo alle aziende un partner affidabile e strutturato per progetti complessi in Italia e all’estero.

 

TRAVELDESK

Fondata nel 1991 a Genova con il nome originario di Matitone Travel, TravelDesk è un’agenzia specializzata in business travel, marine travel ed eventi. La sua mission è contribuire al miglioramento della produttività e al raggiungimento degli obiettivi delle aziende clienti, fornendo le strategie più efficaci per ottimizzare i viaggi del personale e organizzare eventi di successo. Oggi vanta un team di oltre 25 professionisti distribuiti tra le sedi di Genova e Milano, che operano in quattro aree di business (Corporate Travel, Marine Travel, MICE, Leisure) e servono oltre 500 clienti corporate italiani e multinazionali di vari settori merceologici. Dal 2023 è parte di GlobalStar Travel Management, uno dei principali network di agenzie di corporate travel ed eventi al mondo, come rappresentante esclusivo per l’Italia. Nel giugno 2025 è entrata a fare parte di ESA Group, la principale realtà italiana indipendente nel settore dello ship management, presente in quattro Paesi (Italia, Malta, Romania e Filippine) con 19 società.

 

CONTATTI 

Brenda Debiasio Romeo
Marketing & Event Manager
349-2679742
bdebiasio@traveldesk.it

 

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Ita Airways accelera: integrazione in Star Alliance e rafforzamento con Lufthansa

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Aereo ITA Airways

Allineamento operativo entro marzo e possibile aumento della quota tedesca entro l’estate

Ita Airways si prepara a completare l’ingresso operativo in Star Alliance, con l’obiettivo di chiudere entro fine marzo tutte le attività di integrazione necessarie. L’allineamento riguarda sistemi di prenotazione, procedure aeroportuali, accesso alle lounge, gestione delle coincidenze e programmi fedeltà, così da garantire un’esperienza uniforme con le altre compagnie del Gruppo.

Con l’ingresso di Ita Airways, Star Alliance salirà a 26 vettori, ampliando ulteriormente un network che può contare su oltre 17.850 voli giornalieri nel mondo, includendo anche i circa 350 collegamenti al giorno operati dalla compagnia italiana.

Per i passeggeri si aprono nuove opportunità: grazie all’integrazione con il programma Miles & More, adottato in sinergia con Lufthansa, sarà possibile accumulare e utilizzare miglia su un numero più ampio di destinazioni. Fino al 30 marzo resteranno attivi anche i livelli del programma attuale – Smart, Plus, Premium ed Executive – durante la fase di transizione.

Nel percorso strategico della compagnia è già segnato un altro passaggio chiave: giugno potrebbe rappresentare il momento dell’aumento della partecipazione di Lufthansa, che dovrebbe esercitare l’opzione per salire fino al 90% del capitale. L’operazione prevede un investimento di 325 milioni di euro per l’acquisto del 49%, cui si aggiungerebbe un earn out da 100 milioni legato ai risultati del prossimo esercizio, con modalità e tempistiche ancora in via di definizione.

Il presidente di Ita Airways, Sandro Pappalardo, ha sottolineato come i rapporti con il management di Lufthansa siano solidi e costruttivi, evidenziando che l’operazione rientra nel quadro degli accordi siglati con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Un passaggio che consolida ulteriormente il percorso di integrazione della compagnia italiana nel panorama del trasporto aereo europeo.

 

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Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: turismo (e prezzi) alle stelle

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Olimpiadi Milano Cortina 2026 1

Caccia ai biglietti, agli hotel e agli affitti brevi: boom per la ricettività dalla Lombardia al Veneto

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono entrate nel vivo, e con l’accensione dei bracieri l’Italia si ritrova al centro della scena mondiale. L’effetto più immediato? Un boom turistico senza precedenti e prezzi che volano, soprattutto nelle aree direttamente coinvolte dalle competizioni.

Milano, Cortina, Livigno, Valtellina e Dolomiti registrano una pressione altissima sulla ricettività, con camere d’albergo che in molti casi hanno superato – e ampiamente – i livelli dell’Expo 2015. Nei giorni clou dei Giochi, trovare una stanza a tariffe “normali” è diventata un’impresa.

Secondo i principali osservatori del settore alberghiero, i ricavi del comparto hôtellerie crescono oltre il 30% nel periodo olimpico e paralimpico. A Milano, già prima dell’inizio ufficiale dei Giochi, era stato raggiunto l’80% delle prenotazioni normalmente distribuite sull’intero bimestre febbraio-marzo, segnale di una domanda eccezionale.

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I numeri parlano chiaro: Adr (prezzo medio camera) in aumento fino al +76% e RevPar vicino al +40%, grazie alla combinazione di tariffe più alte e tassi di occupazione elevatissimi. Considerando anche l’hinterland milanese, le performance restano molto robuste, con incrementi a doppia cifra rispetto al 2025.

La situazione si fa ancora più estrema nelle località di montagna. In Valtellina si toccano punte vicine ai 1.700 euro a notte, mentre un weekend olimpico in un hotel tre stelle a Cortina supera mediamente i 2.000 euro, con rincari superiori al 250% rispetto a gennaio.

Anche il Veneto beneficia dell’effetto Giochi: Verona, Padova, Treviso e l’area Venezia-Mestre registrano un forte aumento delle prenotazioni, con una pressione crescente nelle settimane centrali e finali dell’evento.

Sul fronte degli affitti brevi, Airbnb ha potenziato l’assistenza clienti 24 ore su 24, attivando team dedicati e investimenti specifici per gestire l’elevata domanda legata alle Olimpiadi. L’obiettivo dichiarato è ridurre i disagi e garantire continuità nelle prenotazioni, in un contesto di flussi internazionali mai così intensi.

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Il bilancio, almeno sul piano turistico, è netto: Milano-Cortina 2026 sta già generando un impatto economico significativo, con benefici immediati per alberghi, affitti brevi e indotto. Resta il tema dell’accessibilità, perché la festa olimpica, oggi, non è per tutte le tasche. Ma per il turismo italiano, i Giochi sono già un moltiplicatore potente… e i prezzi lo confermano.

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